frana sinnica

 

L’ANAS ha scritto a Regione e Comune per spiegare la gravità e declinare responsabilità

I tempi di riapertura della SS Sinnica, chiusa a causa del movimento franoso nei pressi del lungo ponte sull’invaso di Monte Cotugno, si allungano inesorabilmente.
L’ANAS, dopo i sopralluoghi dei giorni scorsi, proprio non ne vuol sapere di intervenire per il rispristino del tratto di strada e, in una lettera a Regione e comune di Senise, spiega le sue ragioni.
Le verifiche effettuate, fanno sapere i suoi tecnici, hanno rilevato “che il fenomeno franoso in atto, riveniente dalla pendice ubicata fuori dalla pertinenza ANAS, ha interessato le strutture del viadotto e ne ha determinato uno stato di sofferenza e di danneggiamento”. In pratica i danni sarebbero strutturali e quindi molto più gravi di quanto non si fosse supposto all’inizio. Per questo, si lascia intendere, l’ANAS non può intervenire sulla struttura stradale se prima non si fa un intervento sulla vasta area di dissesto “per mettere in sicurezza il versante a monte della SS 653 Valle del Sinni” perché “qualsiasi altro indugio rende preconizzabile l’aggravamento dei danneggiamenti in atto”.
Bisogna intervenire e subito, dunque, per evitare danni strutturali seri che comprometterebbero il viadotto, e per consentire all’ANAS di “intervenire sull’infrastruttura stradale. A tal riguardo –continua sibillina la missiva- è riservata ogni azione a tutela degli interessi di ANAS”.
Una brutta situazione, dunque, che rimanda la patata bollente nelle mani della Regione e del suo ufficio per la difesa del suolo, allungando i tempi della riapertura e aprendo un capitolo delicato nella vicenda.


Francesco Addolorato

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