Dismissione dei beni della riforma fondiaria. Si chiede di rivedere il regolamento

È in via di costituzione un comitato di agricoltori, conduttori di terreni di proprietà dell’ente regionale, che da anni chiedono di regolarizzare la loro posizione con l’acquisizione, a titolo definitivo, dei terreni dove esercitano l’attività agricola da decenni. Fin dalla sua istituzione l’Alsia ha ricevuto dalla Regione Basilicata il compito di dismettere definitivamente il patrimonio della riforma fondiaria. A distanza di circa cinquant’anni, l’agenzia ha trovato una situazione caratterizzata da difficoltà tecniche, amministrative e giuridiche imputabili all’abbandono delle terre e dei fabbricati, ai conseguenti passaggi di conduzione, all’urbanizzazione dei terreni, al contenzioso diffuso, alla situazione degli stati di possesso, ai cambi di destinazione d’uso e, non ultima, ad una fetta rilevante di infrastrutture da cedere ad altri soggetti pubblici. L’intero patrimonio e composto da 44 agglomerati, tra borgate e centri rurali, migliaia di ettari di terreno, boschi, centinaia di fabbricati, centinaia di chilometri di strade interpoderali, da porre al servizio delle unità produttive. Un patrimonio in grado di poter influenzare gli scenari economici della regione. Pare che l’attività di dismissione sia stata impostata dall’Alsia con criteri di assoluta novità: la cessione del patrimonio non viene gestita tanto con l’intento di capitalizzare, quanto di offrire l’opportunità ai possessori di liberarsi dei cavilli burocratici e di riappropriarsi del ruolo di imprenditori. A novembre 2018 la prima e la terza commissione della Regione Basilicata espressero parere favorevole al nuovo “Regolamento di gestione e dismissione dei beni della riforma fondiaria” adottato subito dopo dalla giunta regionale Pittella. Un nuovo regolamento necessario per coprire un vuoto normativo creato dall’articolo 40 della legge numero 19 del 2017, con una gestione diversa dal passato. Il punto,dove il nascente comitato del metapontino, pone l’attenzione è quello dell’acquisto dei terreni a prezzi di mercato e non come in passato, prima del 1976,con un costo pari ad un terzo del prezzo di esproprio effettuato negli anni 50, cioè 10 o 15 centesimi. Con il nuovo regolamento si interviene inoltre sui tempi delle procedure: attualmente occorrono in media 415 giorni per la lavorazione di una pratica, mentre introducendo le perizie di carattere parametrico la procedura si potrà concludere in 30 giorni. Il nascente comitato del metapontino, attraverso una nota stampa redatta dal portavoce, Luigi Di Santo, sottolinea: «Al costo di mercato, vi è anche la beffa di permettere ad altre categorie, come avvocati o ingegneri, di poter partecipare alla vendita. Prima potevano acquistare soltanto coltivatori diretti e braccianti”. Una protesta forte e chiara che al momento è arrivata ad interessare pare anche i territori di Tursi. La questione in ogni caso riguarderà anche la parte del nord della Basilicata. Il comitato chiede all’Assessore alle politiche agricole, Francesco Fanelli, la convocazione di un tavolo tecnico urgente per esaminare la questione entro trenta giorni. In alternativa, il costituendo comitato ha già in programma un sit-in sotto gli uffici dell’Alsia. Nel frattempo abbiamo cercato di contattare l’Assessore Fanelli per avere informazioni precise sull’argomento al momento senza un risultato alcuno.

Oreste Roberto Lanza

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