Aldo Moro Matteo Salvini

 

Nei giorni in cui i dati SVIMEZ segnano la crisi profonda del Sud scoppiano le polemiche da spiaggia

In questi giorni di estate e caldo torrido le foto più gettonate sul web non sono quelle di belle ragazze che si dissetano con bevande ghiacciate o di ragazzi dal corpo scolpito che giocano a beach volley sulla spiaggia. Sono due foto che solo a vederle farebbero passare la voglia di andare a mare. Quella di Salvini a torso nudo che si diverte a fare il Dj al Papeete beach, con tanto di cocktail e giro di pista per le foto, e quella di un ingessatissimo Aldo Moro che passeggia sulla spiaggia con tanto di cravatta e vestito, mentre tiene per mano la figlia che (ops!) è anch’essa vestita. Siamo nel 1961, mica ieri! Siamo in un periodo in cui a mare si va con costumi da bagno che sono paragonabili agli shorts che oggi le ragazze indossano per uscire la sera, e in cui certe libertà sono concesse solo alle soubrette del cinema e dello spettacolo.
Ma tant’è, la contestualizzazione storica val bene una polemica per dimostrare come il torso nudo di un ministro possa raffigurare bene l’imbarbarimento della politica e l’abbassarsi del livello dei nostri governanti.

Certo, quando qualcuno con un po’ di senno fa notare che la vituperatissima prima repubblica annoverava politici di livello ineguagliabile per i tempi nostri viene subissato da un mare di critiche e di improperi per l’odiata storia della DC, ma se un uomo della DC serve ad attaccare l’avversario di turno non si va per il sottile e si elevano a simbolo di buona politica persino le sue abitudini vacanziere, e poco importa se risalgono a 60 anni fa.

berlinguer napolitano
Poi magari si va a scorrere l’album dei politici italiani e si scopre che già nel 1972, dieci anni dopo (come si vede nella foto sotto dell’ANSA) anche l’austero Moro toglie giacca e cravatta, e in spiaggia ci va con una camicia a maniche corte, con i sandali e con un costume. E così si rompe l’incantesimo, o meglio sarebbe dire, l’inganno della contrapposizione artefatta di due personaggi storici che rappresentano due mondi, due epoche storiche diverse e lontane, che stanno tra loro come lo sbarco sulla luna sta ai viaggi su Marte o il telefono a disco allo smartphone che riconosce la tua voce e obbedisce ai tuoi comandi.
Se poi si ha l’onestà di scorrere la carrellata di politici al mare pubblicata dal sito iodonna.it (qui il link https://www.iodonna.it/attualita/costume-e-societa/gallery/politici-al-mare-ieri-e-oggi/?img=2&ref=0) si scopre che nel corso degli anni anche i compagni Berlinguer e Napolitano si facevano ritrarre al mare in costume e, guarda un po’, facevano il bagno a torso nudo. Persino il buon Ciampi o l’austero Scalfaro a mare toglievano la canottiera. Ma va?
Forse il problema allora sta proprio nell’indignazione a comando. Indignarsi non per l’atto in sè ma per colpire l’avversario politico, punto! Facendo così il suo gioco e facendo un favore a lui e a chi con lui ha costruito il suo personaggio di uomo di governo che “è come noi”, perché tira fuori la lingua, balla, si diverte e fa il piacione.

moro in spiaggiaMa in tutto questo la cosa che più mi indigna è un’altra: i dati forniti dallo SVIMEZ proprio in questi giorni dimostrano che il Sud è sempre più povero, con un PIL sottozero, e sempre più abbandonato dai suoi giovani che in massa emigrano verso nord. Mi indigna su questo l’inconsistenza della risposta del ministro per il Sud Barbara Lezzi che di fronte a questi dati avrebbe dovuto attivare un meccanismo di legislazione speciale o di interventi straordinari per il Mezzogiorno, e invece si è limitata allo scaricabarile: “sono anni che va così”.
Appunto, “così va il mondo” diceva Manzoni della Milano del ‘600, e così va il mondo ancora oggi. Il pettorale poco virile di Salvini in spiaggia ci indigna più della povertà di un’itera parte d’Italia. Ma di questo parleremo in seguito!

Francesco Addolorato


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