cancello piscina comunale senise

 

Chiesto il sequestro delle attrezzature. Il comune assicura la riapertura. La ricostruzione delle diverse posizioni

Il commissario prefettizio al comune di Senise, dottor Alberico Gentile, ha dato mandato per l’assegnazione della gestione dell’impianto sportivo Monte Cotugno che comprende anche la piscina comunale, al centro da tempo di aspre polemiche sfociate anche veri e propri contenziosi.
Nell’atto di indirizzo rivolto al dirigente di settore il commissario ha spiegato che occorre riaprire al più presto la struttura per dare risposta a quanti intendono praticare l’attività di nuoto, per evitare costi inutili dovuti al fermo dell’impianto natatorio, per evitarne il deterioramento e, infine, per l’importanza che questo impianto riveste nell’economia e nel turismo del territorio. Tutte queste considerazioni hanno indotto ad affidare l’impianto in via provvisoria per sei mesi a una nuova società diversa da quella che lo ha gestito negli anni scorsi, e per soli sei mesi nell’attesa che si esplichino gli adempimenti per il bando, secondo quanto è nelle competenze del commissario straordinario. Tuttavia nella determina di affidamento del dirigente dell’ufficio tecnico è riportato che il termine è “prorogabile nelle more di espletamento delle fasi di gara pubblica se non sono state nel frattempo concluse, in considerazione della necessità di dare avvio alla gestione a far data dal mese di Settembre 2019”.


La decisione però ha fatto scendere sul piede di guerra l’ASD Monte Cotugno, associazione che gestiva l’impianto prima della chiusura. Quest’ultima ha sempre contestato la decisione dell’amministrazione uscente dichiarando di non considerare legittima la decadenza applicata dagli uffici comunali per la debitoria di 46 mila euro circa. Contro quella decisione l’ASD Mone Cotugno aveva già prodotto una richiesta di annullamento della decadenza, avvenuta a febbraio scorso, portando a sostegno della stessa diverse argomentazioni tra cui il pagamento di alcune rate e le spese sostenute dall’associazione stessa in fase di avvio della gestione della piscina e di altre parti dell’impianto sportivo, spese dovute alla situazione precaria degli impianti stessi. Si fa riferimento a plafoniere, tubi, porte, cattivo funzionamento degli impianti tecnologici, campo di calcetto praticamente inesistente, passerelle inutilizzabili, tendostruttura fatiscente, recinzione esterna da riparare.
L’aspetto più rilevante, secondo quanto affermato dall’ASD Monte Cotugno, sarebbe l’onerosa spesa sostenuta dalla stessa per la caldaia (45 mila euro come si legge nella nota, che l’associazione chiedeva che andassero in compensazione del debito), e per le spese di riscaldamento eccessivamente elevate, dovute al non funzionamento dell’impianto fotovoltaico, per il quale pure il comune ha dovuto pagare a una ditta le spese di manutenzione che ammontano a circa 13 mila euro all’anno. L’impianto fotovoltaico però, si fa notare nella nota, non poteva entrare in funzione perché l’intera struttura non è accatastata.
Anche sulla questione debitoria l’ASD precisa che il comune non avrebbe mai risposto alla richiesta di rateizzazione dei 46 mila euro e che quindi la stessa l’avrebbe dato per accolto visto il silenzio assenso. Ma la decadenza sarebbe avvenuta prima della scadenza della prima maxi rata. L’ASD proponeva di regolarizzare le rate a partire dal gennaio 2019 e poi il versamento di maxirate semestrali. La comunicazione della decadenza è invece avvenuta nel febbraio 2019. In ultimo la nota punta sul fatto che il dirigente comunale non ha attivato la garanzia fidejussoria prestata al momento dell’affido dal primo presidente dell’associazione.
Si stendono ombre sulla riapertura della piscina, dunque, in quanto per questi motivi l’ASD Monte Cotugno ha chiesto il sequestro preventivo delle attrezzature che sono oggi nell’impianto e che sarebbero utilizzate dai nuovi gestori, per mezzo di una denuncia presentata ai carabinieri di Senise il 13 agosto, dalla quale si evince anche la querela all’ex sindaco Spagnuolo per diffamazione a mezzo stampa e al dirigente Filardi “per i delitti –si legge nella nota- che l’Autorità Giudiziaria vorrà ravvisare” a suo carico.
Di diverso avviso sembra essere invece il dirigente dell’ufficio tecnico del comune di Senise Bernardino Filardi che rivendica la legittimità degli atti del comune, compresa la decadenza dal contratto dell’associazione per morosità. In merito a questo l’ente comune ha fatto notificare all’associazione diverse note di diffida per il pagamento, ma nonostante ciò la stessa ha continuato a gestire la struttura pubblica non esibendo le ricevute di pagamento pregresse. Filardi chiarisce inoltre che l’eventuale rateizzazione del debito doveva essere approvata con atto formale dagli amministratori in quanto le somme andavano spalmate sulle future annualità dei bilanci.
La tesi di Filardi è che L’ASD Monte Cotugno avrebbe potuto adire al TAR e far valere le proprie ragioni, “ma stranamente non ha percorso questa strada”.
La caldaia, secondo quanto ci spiega il dirigente, è stata acquistata e pagata dall’associazione, che chiese autorizzazione al comune, ottenendola, ottemperando in tal modo agli accordi contrattuali fra l’ente e l’associazione alla quale spettava la manutenzione ordinaria e straordinaria. L’importo della caldaia, dunque, non potrà andare in compensazione.
Quanto al fotovoltaico Filardi sostiene di aver dato mandato a un tecnico per l’accatastamento dei locali dell’impianto ma di non aver ancora ricevuto il lavoro compiuto. “Ma da calcoli che ho fatto effettuare –dice- il mancato funzionamento del fotovoltaico non apporta aggravi alla gestione, tanto più che il comune, a spese proprie, ha eseguito lavori di miglioramento dell’allacciamento del metano per il funzionamento del riscaldamento.”
In ultimo la questione della fidejussione. Secondo il dirigente comunale la garanzia versata all’inizio non potrebbe comunque essere utilizzata per i mancati pagamenti dei canoni. La polizza assicurativa, prevista dal codice dei contratti pubblici, ammontava al 10% del totale del canone che l’associazione avrebbe dovuto versare nei 9 anni della durata del contratto, e serve ad assicurare l’ente circa l’esatta esecuzione del contratto.
La questione piscina comunale è alquanto spinosa, dunque, e non sembra un capitolo destinato a chiudersi senza l’impiego di carta bollata.
Dalle parti del comune, intanto, non giungono notizie di stop alla riapertura dell’impianto nonostante la diffida di fatto dell’ASD Monte Cotugno. Il dirigente dell’ufficio tecnico Filardi si dice disponibile a fare una conferenza con il Commissario e con la controparte per chiarire il tutto.

 

Francesco Addolorato

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