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Frontiers in Psychology:si può parlare di vero e proprio burnoutanche per quanto riguarda la genitorialità

I nostri figli necessitano di genitori sereni e di esistenze armoniose quanto del pane quotidiano, soprattutto, madri e padri liberi di fare le proprie scelte lavorative collaborando all'interno della famiglia in modo complementare. Le mamme di oggi sonostressate. Lo dicono i sondaggi, ma potrebbe bastare intervistare una qualsiasi amica con figli per giungere alla stessa conclusione. Lo stress materno può avere varie sfumature, così come diverse cause e si manifesta con la sensazione di essere sempre in difetto, in ritardo e mai abbastanza adeguate. Tra i sintomi più eclatanti dello stress delle mamme c’è l'ansia, il panico, le crisi di pianto, l'aggressività di chi accumula e i disturbi di tipo psicosomatico,in pole position: gastrite ed emicrania. Una ricerca pubblicata su Frontiers in Psychology, sostiene che si può parlare di vero e proprio burnout (termine solitamente utilizzato per nominare lo stress causato dal lavoro) anche per quanto riguarda la genitorialità.

Secondo i dati raccolti, il 13% dei genitori si sentono completamente esauriti almeno una volta alla settimana: il 12,9% sono mamme e l'11% papà. Recentemente, lo psichiatra Vittorino Andreoli ha ribadito che – nonostante l’ottimo proposito – avere una convenzione che difende i bambini è inutile se, dall’altra parte, non abbiamo una convenzione che difende le madri. I bambini, infatti, hanno un bisogno psicologico di affetto, di relazioni disponibili. I bambini hanno bisogno di nutrimenti sani, ma questi non bastano: l’amore e la presenza di una madre e di un padre sono essenziali tanto quanto le vitamine per la dieta. Esiste una dieta emotiva che è altrettanto necessaria di quella alimentare. Il bambino non può farne a meno per crescere sano. Purtroppo, la nostra società è la prima nemica di questa dieta emotiva. Come sottolinea Andreoli: “Il bambino oggi è definito un problema economico. Ma quando una madre deve correre dalla mattina alla sera per arginare la povertà, è chiaro che non può fare la madre e si sente anche in colpa, alterando così tutto il rapporto. Se vive in maniera angosciosa, condizionata dai problemi economici, come fa a corrispondere ai bisogni affettivi del bambino? Questa è una società che non produce più bambini ed è scomparsa anche la figura del fratello. Ed è un peccato, perché il rapporto tra fratelli è straordinario, importantissimo per la crescita. Il problema principale delle madri è quello di trasportare il bambino alcune ore di qua, altre di là, è una sorta di frammentazione delle relazioni. Soprattutto tra 0 e 3 anni un bambino deve poter avere delle figure di riferimento persistenti, non continuamente mutevoli. Allora, è necessario che la madre, almeno per questo periodo, possa stare con lui. La società deve promuovere questo“.
E' un'Italia ipocrita e arretrata quella che ci raccontano i dati e le statistiche e forse anche un po’ sessista. Per una donna, in questa parte del mondo, lavorare e fare figli può essere davvero un calvario. Lo stato, le aziende, la cultura dominante, il maschilismo predominante, nonostante leggi, programmi, discorsi e sforzi recenti, sono ancora tarate su un modello culturale maschilista e patriarcale. Se le donne vogliono lavorare o fare un minimo di carriera, è richiesto loro di essere come gli uomini, ovvero, concentrate sul lavoro e meno, molto meno, sui figli, senza considerare però che a loro non è concesso delegare. Viviamo in una realtà che punta il dito sulle problematiche delle nuove generazioni sorvolando con eccessiva indifferenza sul ruolo fondamentale che hanno i genitori nei primi anni di vita dei propri figli. Bambini obbligati a crescere nei nidi o se va bene con i nonni, perché madri e padri devono lavorare a tempo pieno anche nei loro primi mesi di vita, in alcuni casi, soprattutto subito dopo la loro nascita, è routine, tutto questo,perché ovviamente va mantenuto il posto di lavoro sudato o “semplicemente” per arrivare a fine mese. Il progresso nel tempo sta conducendo ad un triste regresso, dove si parla facilmente dei problemi dei bambini e dei ragazzi, ma pocodi quello che è alla radice di molti problemi così detti “moderni”.

 

Silvia Silvestri


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