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Anche il prossimo anno non cambierà nulla: in Italia decine di migliaia di classi con 30 e più allievi

Un altro anno è passato e nelle scuole italiane continuano ad essere presenti oltre 20 mila classi con più di 30 alunni, frutto dell’innalzamento dei parametri della formazioni delle classi imposti dall’art.64 della Legge Gelmini 133/08. Ogni istituto autonomo detiene tre classi con numeri elevatissimi di frequentanti. Nulla cambierà il prossimo anno, nonostante i buoni propositi della politica e le continue richieste sindacali per cancellare questa pessima ed improduttiva pratica tutta italiana che lede fortemente il diritto allo studio e quasi sempre aggira i limiti imposti dalle norme della sicurezza. Se si legge l’elenco dei provvedimenti della Legge di Bilancio non c’è alcun segnale del superamento della riduzione del sovraffollamento delle classi , questo nonostante i propositi di Di Maio il quale aveva chiaramente dichiarato che: ”la scuola pubblica è un bene comune serve prima di ogni altra cosa una legge contro le classi pollaio e valorizzare la funzione dei docenti”.

Nel comparto della scuola pubblica occorrono politiche dirette a limitare le classi troppo affollate”. Ad arenarsi è stato anche il disegno di legge n. 877 del 5 luglio 2018, la cui prima firma era proprio dell’On. Lucia Azzolina, oggi Ministro dell’Istruzione, che per raggiungere l’obiettivo di formare classi con al massimo 22-23 alunni, prevedeva un impegno oneroso, messo nero su bianco nella Proposta di legge, equivalente a “338.500.000 euro per l’anno 2019, a 1.180.000.000 di euro per l’anno 2020, a 1.715.100.000 euro per l’anno 2021 e a 2.130.000.000 di euro a decorrere dall’anno 2022”. Il progetto di legge fu presentato si, ma ad oggi è ancora arenato, ed eccoci tutti innanzi all’ennesimo rinvio senza scadenza. Non siamo in Francia e gli italiani sembrano non volersi battere più di tanto per i loro diritti più importanti, intanto, colonne portanti della nostra storia e del nostro futuro continuano ad essere danneggiate. Di recente il sindacato Anief ha tentato di modificare l’ingiusto assetto che mette le scuole nelle condizioni di essere autorizzate ad allestire classi troppo numerose. Il giovane sindacato si è fatto formalmente promotore di un emendamento specifico per migliorare il rapporto alunni-docenti, la cui approvazione avrebbe avuto ricadute positive sulla didattica e sull’apprendimento degli alunni, assicurando agli studenti ambienti idonei allo svolgimento delle attività, laboratori e aree comuni di condivisione. Una richiesta legata aduna misura prioritaria, alla pari di quella relativa all’integrazione degli organici, alla costituzione del tempo pieno in tutte le province e alla valorizzazione del personale docente, attraverso stipendi finalmente adeguarti al ruolo e alla funzione svolta.
Ad oggi nessuna speranza incontra un po’ di buon senso e concretezza. Nella Legge di Bilancio, appena approvata e pubblicata in Gazzetta Ufficiale, non si affronta il problema. Con il prossimo anno purtroppo non cambierà nulla: continueremo ad avere decine di migliaia di classi con 30 e più allievi. Lucia Azzolina è stata designata da poco dal Premier Conte nuovo Ministro dell’istruzione e nella speranza che per il futuro i suoi buoni propositi non restino ancora solo tali non ci resta che ricordare una sua recente dichiarazione: “Investire sulla scuola, sul futuro di ogni singolo studente, significa potergli cambiare la vita in meglio. Se migliori la vita di uno studente, domani avrai un cittadino migliore e tutta la Repubblica ne trarrà giovamento. La scuola non è un onere per lo Stato, è un investimento, è formare menti pensanti, cittadini e non sudditi, è il nostro futuro più bello”.

 

Silvia Silvestri


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