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“Educhiamo i ragazzi al rispetto delle regole”. Appello degli esperti, buon senso e autocontrollo collettivo

Purtroppo, a fronte della maggioranza dei cittadini rispettosi delle norme, esiste e resiste un numero di soggetti che continuano a non osservare le regole e i divieti per quanto tutti siano posti anche nel loro interesse. Da lunedì scorso, complici i controlli inspiegabilmente anche meno serrati, tantissima gente ha occupato piazze e strade rivendicando spazi in modo spesso inappropriato. Ciò che preoccupa è la presenza di tantissimi adolescenti. Dalle 19 alle 22 non è difficile imbattersi o vedere dai propri balconi assembramenti di ragazzini spaparanzati sulle panchine o in giro a frotte, quasi eccitati dalla straordinarietà del momento e fuori dal controllo dei propri genitori, evidentemente, ignari dei rischi che i figli in questo modo corrono e del pericolo che vanno a costituire.


È sicuramente difficile per i genitori trattenere i figli ancora a casa, ma provare a dialogare con loro è doveroso così come spiegare loro, senza minare la loro voglia di socialità, l’importanza di indossare la mascherina nel loro interesse e dell’intero nucleo familiare. La mascherina sta passando impropriamente come una moda da eludere per ribellione o da criticare come se fosse una necessità opinabile e non una necessità imprescindibile quale è in una fase ancora precaria. Tra i ragazzi passa silente il messaggio che solo gli sfigati la indossano, ragazzi, che in molti casi sono purtroppo ridicolizzati da bulletto di turno che nutre scorrettamente il potere di sfidare l’autorità. Questa situazione è stata già denunciata da più mamme, nei gruppi social e alle autorità, le quali temendo per i propri figli si appellano alle altre mamme, alle Istituzioni e alla polizia locale nella speranza che i loro figli non corrano ulteriori pericoli.


In Corea del Sud la seconda ondata del contagio ha riguardato proprio i più giovani, contagiati in bar e locali aperti forse liberi prematuramente anche da controlli. L’Italia potrebbe trovarsi nelle stesse condizioni, questo non è un dato che si può ancora escludere: tanti, troppi, i giovani che non stanno rispettando le norme della fase 2 e questo non è solo un problema sanitario ma di fatto è un’esperienza diseducativa che non farà bene a loro ma si teme anche alle loro famiglie. Le norme elaborate e in vigore, già eccessivamente permissive per molti esperti, sono a vantaggio della comunità. Se dovessero scoppiare nuovi focolai i medici ricordano che saranno i loro padri e le loro madri a finire sul lastrico se non, per un calcolo di probabilità, a rimetterci più facilmente la vita.

 

Silvia Silvestri


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