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senise,, light it up blue

cappella san biagio in blu autismo

Un figlio autistico è un libro speciale che occorre imparare a leggere

 

Giornata Mondiale dell’Autismo a Senise. Una festa dell’inclusione che si accende di blu

La luce blu che illumina la facciata della cappella di San Biagio è lì a testimoniare la sensibilità che la comunità di Senise ha verso l’autismo e, al tempo stesso, l’impegno delle famiglie di persone autistiche e delle associazioni che operano nel sociale. A sostenere l’iniziativa Light it up blue, che il 2 aprile di ogni anno accompagna la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo con l’accensione della luce blu sui monumenti più significativi delle città, è stata la parrocchia che ha accettato di illuminare di questo ormai emblematico colore la facciata della centralissima cappella di San Biagio.
L’iniziativa legata alla celebrazione della giornata è stata organizzata dall’associazione Lucanicom, della quale fanno parte diverse famiglie di persone autistiche e che da anni si interessa di mettere in campo iniziative e progetti a favore di persone dello spettro autistico.
“Party in blu” è stato il titolo della manifestazione di quest’anno, che ha visto il coinvolgimento di diverse associazioni senisesi e della Fondazione Stella Maris Mediterraneo, di cui era presente il presidente Mario Marra. Avis, Unitalsi, Il cielo nella stanza, Insieme, Gioia e Speranza sono le associazioni che hanno partecipato, insieme a famiglie, bambini e tante altre persone che hanno preso parte a una serata gradevole e leggera. Un party, insomma, per fare dell’inclusione una festa da godere insieme.

party blue


“L’inclusione è sempre una festa” è stato, infatti, lo slogan della serata, animata da giochi, balli e divertimento conclusi con un aperitivo gustato tutti insieme fino al taglio della torta, rigorosamente in blu e rigorosamente con la scritta e il simbolo che accompagnano le giornate mondiali dell’autismo. Infine l’accensione delle luci blu che puntano sulla facciata della cappella di San Biagio che resteranno accese fino alla Pasqua quando poi cambieranno nuovamente colore.

Ma a cosa serve celebrare la Giornata Mondiale dell’Autismo e, per di più, con una festa in cui si gioca e ci si diverte? Cosa ci sarà da festeggiare quando si ricorda la sofferenza di tante famiglie che vivono, spesso in perfetta solitudine, una condizione così invasiva come l’autismo?


Cominciamo col dire che una festa è un momento di gioia condivisa e che condividere è il modo migliore per uscire dalla solitudine nella quale si trovano le famiglie quando vivono una qualunque disabilità. Il primo motivo di festa è dunque il momento di inclusione dell’intera famiglia nella comunità. Ma c’è di più! Se la famiglia in questione ha la consapevolezza di avere un valore da donare agli altri, che sta proprio nella disabilità che vive quotidianamente, allora la festa è doppia.
Chi ha un figlio autistico e sente la possibilità di vivere in una società priva di pregiudizi e aperta al contributo di tutti, sa di poter smettere di sentirsi un peso per gli altri e diventare una risorsa. E allora capita che scatta la gioia del donare, che è molto più grande della gioia di ricevere, la gioia di comunicare la propria felicità che è molto più grande del compiacimento di comunicare la propria sofferenza, la gioia di comunicare che un figlio autistico è un libro speciale che occorre solo imparare a leggere, che il più grande desiderio di un genitore che ha un figlio autistico è che tutti, ma proprio tutti, imparino a leggere quel libro.
Ecco perché il 2 aprile è un giorno di festa. E noi vorremmo che lo fosse per tutti, che tutti imparassero a guardare i nostri figli autistici con la stessa serenità con cui si guarda il cielo in un giorno di sole. E il cielo è blu. Per questo accendiamo di blu i monumenti quando scende il buio. Perché dove gli altri vedono il buio noi vediamo il cielo, con la sua profondità e la sua inquietudine.

Francesco Addolorato

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