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"Il mondo visto da un'altra prospettiva"

autismo,, francavilla in sinni, Federico De Rosa

federico de rosa a senise

Neurodiversità e normointeriorità. A Francavilla l’autismo felice di Federico De Rosa

 

Sabato 26 ottobre incontro a Francavilla in Sinni organizzato da Arci FrancaVIva e IC “Don Bosco”

Cosa si nasconde nell’inesplorato mondo dell’autismo? Qual è la profondità spirituale ed esistenziale che può osare una persona autistica? Cosa significa, nel destino di una persona, essere autistico? E infine, cosa significa “guarire dall’autismo”?
Sono tutte domande che non può non porsi chiunque incontri questa terribile sindrome. Eppure non sono domande senza risposte! Noi genitori di ragazzi autistici viviamo sul confine di questa condizione esistenziale e, come l’uomo foscoliano sulla soglia di Dite, vogliamo darci l’illusione di avere la possibilità di soffermarci a nostro piacimento sul limite del greto di quell’immenso fiume silenzioso, che è un po’ come le statue greche, silenziose e armoniche in superficie ma tormentate da flussi impetuosi nel profondo dell’animo.


In realtà è proprio in quello sprofondo che bisogna scendere per capire l’autismo, nella cavità carsica che, nascosta nelle viscere della terra, racchiude meraviglie precluse a chi si ferma solo alla superficie, all’apparenza, a chi, magari per pavidità o inerzia o solo per distrazione quotidiana, pensa che le persone autistiche siano solo ciò che di loro appare: persone impedite alla vita, chiuse in un mondo oscuro, che guardano la vita fuori di sé come uno spettacolo estraneo alla propria, in uno strano e inumano connubio, concupiscente, tra volontà e impotenza.
Nulla di più falso!
Per capire il desiderio di vita e misurare la profondità esistenziale degli autistici bisognerebbe leggere il primo libro di Federico De Rosa, “Quello che non ho mai detto”. Federico è un ragazzo autistico di 26 anni, non verbale, che ha trovato la propria dimensione comunicativa nella scrittura, lenta ma infallibile quanto a chiarezza e capacità espressiva.
Ha dato alle stampe due libri, “Quello che non ho mai detto”, che è il suo esordio autobiografico, e “L’isola di noi”, straordinaria testimonianza di un mondo alla rovescia in cui Federico immagina che un gruppo di persone normodotate facciano una gita in un’isola in cui tutto è a misura di persone autistiche. Ne viene fuori un viaggio in cui la realtà quotidiana, dalla scuola, all’ospedale, al monastero, ai mezzi di trasporto, hanno una dimensione diversa nella quale è il normodotato a trovarsi “fuori luogo”, e ciò fa capire cos’è la disabilità degli autistici, una vita vissuta in un mondo che è fuori misura per il funzionamento del proprio cervello. Se l’organizzazione del mondo fosse calibrata su quel cervello sarebbero i cosiddetti normodotati a trovarsi nella condizione della disabilità.
La vera biografia interiore, spirituale e psicologica, di Federico è il primo libro, “Quello che non ho mai detto”. È tra quelle pagine che ci si immerge nel mondo dell’autismo e si scopre quanta ricchezza nasconde. Sempre che si abbia voglia di fare un pezzo di strada con lui, come hanno fatto i ragazzi della sua parrocchia che “non si sono mai lasciati toccare dal timore per gli aspetti più inquietanti del mio autismo –scrive Federico- ma sono rimasti fedeli alla percezione profonda della mia umanità bisognosa di aiuto”. Già, la percezione profonda, quella che si può avere dell’altro nel silenzio dell’ascolto del cuore.
“Dovete superare l’angoscia del silenzio che fa tanta paura perché è un simbolo della morte. Fate cose con gli altri in totale silenzio. Con il cuore, cercate il cuore dell’altro. Pregate l’altro. Scoprirete che parlare non serve più. Sì. Le parole sono strumenti grossolani. Quando ci forzo dentro ciò che vorrei dire, molto si perde. Per questo abbiamo bisogno di relazioni nel silenzio, per dirci tutto ciò per cui non ci sono parole”.
Sono queste alcune delle splendide parole che Federico ha digitato sulla tastiera del suo pc “parlando” ai ragazzi del Sinisgalli di Senise che ha incontrato l’anno scorso nel corso di un convegno, durante il quale ha interagito con loro, risposto alle loro domande e, al termine, persino scherzato con loro, e ai quali ha consegnato un messaggio forte e dirompente che ha lasciato tutti, davvero, senza parole.

“Vi affido tutti gli esclusi di Senise –ha scritto sulla lavagna luminosa collegata al suo pc-. Andate a stanarli. Da ex escluso vi dico: costruiamo un mondo ad esclusione zero. Ci state?”


È l’essenza del messaggio che Federico e suo padre Oreste portano in giro per l’Italia: da diversamente abile a diversamente felice.

“Dall’autismo profondo, vi dico che noi autistici vi vogliamo bene. Possiamo essere amici. Io sono felice di essere autistico. È una esperienza di vita meravigliosa. Ho solo bisogno di aiuto per diventare più autonomo e più integrato nella società.” E così torniamo alla domanda di partenza: cosa significa “guarire dall’autismo”?
È ancora Federico a spiegarcelo. Ancora dalle pagine del suo libro: “Oggi i medici si stupiscono dei miei progressi, io so che l’amore risana e soprattutto apre alla speranza”. Ecco, è questa la guarigione dall’autismo, una sfida dell’amore che viene dalla profondità esistenziale e spirituale di una persona che vede il mondo in una prospettiva diversa.

federico derosa francavilla
Federico De Rosa, con suo padre Oreste, saranno a Francavilla in Sinni sabato 26 ottobre prossimo per due incontri organizzati dal Circolo Arci FrancaViva in collaborazione con l’Istituto Comprensivo “Don Bosco” e con il patrocinio dell’amministrazione comunale. In mattinata Federico e il padre incontreranno alunni e docenti della scuola nell’istituto scolastico, mentre alle 18.00 si terrà, nella sala consiliare, l’incontro aperto a tutti.

 

Francesco Addolorato

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