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Agnese Gallicchio

Autismo in Basilicata: le mie tre domande alla senatrice Gallicchio

 

Lettera aperta sui riscontri all'interrogazione sui centri autismo: da dove verranno i fondi?

 

 

Gentile senatrice Agnese Gallicchio,
come padre di un ragazzo autistico voglio innanzitutto ringraziarla per il suo interessamento alla difficile condizione che vivono quotidianamente le nostre famiglie e spero che quanto da lei indicato come risultati raggiunti possa giungere a buon fine.
Non posso però fare a meno di rappresentarle alcuni dubbi relativi a quanto lei ha espresso nei suoi comunicati e ai risultati che ha comunicato di aver raggiunto, dubbi che condenso in tre semplici domande.


La prima riguarda il risultato della sua interrogazione parlamentare al ministro Speranza.
C’è stata una risposta scritta alla sua interrogazione da parte del ministro della salute Roberto Speranza?
La sua interrogazione parlamentare, secondo quanto da lei dichiarato, è stata rivolta direttamente al ministro ma sembra che il lucano Speranza non abbia risposto in merito ma abbia affidato la sua richiesta al viceministro Pierpaolo Sileri, romano di Roma, che a sua volta ha convocato il presidente Bardi per sapere cosa stesse accadendo in merito all’autismo in Basilicata. Il ministro Speranza, lucano e da tempo in prima fila nella politica lucana ai massimi livelli, avrebbe dovuto darle una risposta chiara su ciò che chiedeva, e dichiarare che la legge sull’autismo, secondo la richiesta da lei fatta, se inadempienza c’è stata, sarebbe inapplicata dal 2015. Non siamo al momento a conoscenza di una eventuale risposta scritta, anche in maniera informale, da parte del ministro Speranza, ma comprendiamo che una eventuale presa di posizione in merito avrebbe tirato in ballo quasi tutte le regione italiane dal momento che i centri per l’autismo per adulti sono davvero pochi e le regioni inadempienti sono tante. D’altronde essendo la legge nazionale in vigore dal 2015 un pronunciamento del ministro Speranza avrebbe inevitabilmente tirato in ballo anche la giunta regionale lucana precedente a questa, alla quale Speranza era molto vicino. Cionondimeno constato che lei si è accontentata di una “non risposta” del ministro mentre rimane apprezzabile il gesto del viceministro Sileri che, da medico, conosce evidentemente meglio la problematica.


La seconda domanda è un po’ più tecnica.
Dov’è il testo dell’accordo da lei citato?
Nel suo comunicato afferma che nell’incontro con Bardi e Leone “è emersa la volontà di affrontare il problema raggiungendo un accordo che permetterà alla Basilicata, a stretto giro, di dotarsi di 4 strutture socio-residenziali adatte alla cura e le terapie destinate ai pazienti affetti da disturbo dello spettro autistico.” Si tratta di un fatto estremamente positivo, ma a questo punto mi viene da chiederle se un accordo già c’è e se è stato sottoscritto, oppure se vi sia almeno una bozza dello stesso. Le sembrerò insistente sulla necessità di mettere nero su bianco ciò che si decide ma il vecchio detto dello “scripta manent verba volant” è sempre attuale. In un accordo, solitamente, ognuna delle parti si impegna a fare qualcosa. E dunque, cosa si è impegnato a fare in merito il ministero della salute? E cosa la Regione Basilicata? Lei afferma nel comunicato: “Continuerò a vigilare sul rispetto di questo accordo raggiunto.” Ciò mi fa pensare che un accordo sia stato raggiunto. È possibile conoscerne i termini?


La terza e ultima domanda è quella più diretta.
Chi metterà i fondi per i centri per l’autismo da lei annunciati?
Quattro centri in tutta la regione sono senz’altro una buona notizia ma vorrei farle notare che la citatissima L. 134/2015, quella sull’autismo appunto, recita all’art. 6: “Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Le amministrazioni interessate alla relativa attuazione vi provvedono con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente. La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.”
Questa cosiddetta “clausola di invarianza finanziaria” ci dice che lo Stato ha sancito il diritto delle persone autistiche ma lo ha fatto a costo zero per le proprie tasche rimandando il tutto ai bilanci delle regioni. Anche in questo caso, dunque, la realizzazione dei centri è subordinata alla disponibilità delle casse regionali. Ma l’accordo a cui lei fa riferimento non fa cenno a questo problema, e non si sa se la Regione Basilicata questi fondi ce li ha.
In pratica i dubbi su quanto da lei affermato sono reali, come può vedere, e di natura essenzialmente economica oltre che legislativa. Sarebbe opportuno, a mio avviso, che sulla questione si aprisse un tavolo istituzionale di lavoro se, come lei afferma, il problema dell’autismo è sentito in maniera così pregnante, e in quella sede colmare i vuoti legislativi e finanziari che, non sono solo quelli elencati, e di certo non permettono l’implementazione di un sistema regionale dell’autismo rigoroso e innovativo.
Spero che queste mie preoccupazioni possano spingerla ad aprire una collaborazione più costante e più proficua fra governo e Regione Basilicata, perché non possiamo più attendere.

 

Francesco Addolorato

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Reg. Trib. Lagonegro N. 4 del 2.5.2012

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