Lo spopolamento in Basilicata avanza. Le istituzioni restano indifferenti

 

L’Istat ha diffuso il report degli indicatori demografici relativo al 2019

Lo spopolamento avanza e cresce nella indifferenza delle nostre istituzioni. Qualche giorno fa l’Istat ha diffuso il report degli indicatori demografici relativo al 2019. Per la Basilicata i dati dicono che in un solo anno ha perso l’1,1 per cento della popolazione residente, passando da 567.118 abitanti nel 2018, a 562.869 nel 2019. Meno di quanti non fossero gli abitanti della Basilicata nell’immediato dopoguerra. Nel 1943 i lucani residenti erano 577.843, nel 1945 erano 587.228. Percentuali fornite dall’Istituto centrale di Statistica, “Movimento della popolazione secondo gli atti dello Stato Civile negli anni 1943-1948”; serie III, vol.1. Ma i dati non si fermano qui. L’Istat mette a disposizione una serie di proiezioni per i prossimi quarant’anni, da qui al 2065. Se nel 2018 la popolazione lucana faceva registrare il cospicuo numero di ben 567.118 mila abitanti, nel 2050 i residenti probabili potrebbero aggirarsi intorno a 463.911 unità per finire, poi, nel 2065 a ben 374.949. Questi numeri potrebbero incidere su alcuni borghi lucani che rischiano di svuotarsi nel giro di pochi decenni. Infatti in 27 dei 131 Comuni della regione gli abitanti sono meno di mille.

Alcuni di questi corrono il rischio di rimanere completamente disabitati nel giro di pochi decenni. In altri, invece, abitanti e istituzioni hanno reagito all’emorragia demografica proponendo un’offerta turistica e culturale che ha garantito la sopravvivenza dei borghi e, in alcuni casi, uno sviluppo quasi impensabile fino a pochi decenni fa. Esempi virtuosi Castelmezzano, in provincia di Potenza, il comune delle dolomiti lucane rinato grazie al turismo, Sasso di Castalda con il famoso ponte tibetano o della luna, tra storia e avventura, Guardia Perticara che guarda alla cultura per arginare lo spopolamento. Senza dimenticare Craco, in provincia di Matera il borgo abbandonato diventato set di numerosi film per la sua peculiarità. È l’esempio più tangibile di una contraddizione: il borgo antico, disabitato da decenni, è meta di turisti e curiosi. Per non parlare di San Paolo Albanese: il paese più piccolo della Lucania con tradizioni che vengono da lontano: il borgo fu fondato da una comunità di profughi albanesi che scappavano dall’invasione turca. Gli abitanti parlano ancora l’arbëreshë, la lingua dei loro antenati.
Una domanda sorge spontanea: si può fermare lo spopolamento? Qualche anno fa, circa, Giuseppe Las Casas, dal 1994 ordinario di 'Pianificazione Territoriale' presso l'Università degli Studi della Basilicata,buona parte dei suoi studi dedicati ai centri con pochi abitanti dichiarava: “I piccoli comuni dovrebbero essere il presidio del territorio. In passato lo sono stati, ma ora non lo sono più. E se non c’è un presidio, c’è precarietà. Una delle tante conseguenze dell’abbandono sono le frane”.

 

Oreste Roberto Lanza


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