vincenzo amatucci

 

Un pensiero per non dimenticare il “sindaco-amico” di Francavilla in Sinni

Il 21 marzo prossimo ricorrono otto anni dalla morte del sindaco Vincenzo Amatucci. I sindaci di Francavilla in Sinni dal 1901 fino ad oggi andrebbero ricordati tutti, chi più chi meno, per il contributo dato alla propria comunità. Vincenzo Amatucci ha lasciato un respiro diverso dagli altri. Pensare ad amministrare bene, il punto di partenza. Ma non era il solo obiettivo o la sola grande prerogativa. Trasferire il suo coraggio e la sua veemenza, l’impeto travolgente dell'uragano, utilizzato nella discreta carriera di calciatore del Francavilla calcio degli anni 60 e 70, nelle coscienze dei propri cittadini è stata da sempre l’idea di vita, che lo ha contraddistinto nel suo cursus honorum nella vita sociale, civile ed amministrativa.
Nel giorno della sua scomparsa, la politica regionale alzava un vessillo di dispiacere e di melanconia scrivendo: “Lo ricorderemo come il sindaco-amico”. Tutte le parti politiche della regione, senza distinzione di colore politico, pensava e dichiarava come Vincenzo Amatucci fosse stato un amministratore capace, sempre a disposizione dei propri concittadini, specie nei momenti difficili della vita di ognuno. Un uomo buono, insomma, ma anche un amico sincero che conosceva l’appiglio giusto nei rapporti umani senza lenti deformanti spesso imposte dalle ciniche regole della politica. Un uomo che si sentiva a proprio agio, quando operava nella sua piazza circondato dagli affetti sociali veri, appunto per questo non ha preteso di ascendere a cariche istituzionali lontano da quell’agorà dove era nato e dove voleva rimanere fino alla fine. Oltre ad essere stato per due mandati sindaco di Francavilla in Sinni, 1993- 1997 e 2001- 2006, i suoi impegni istituzionali sono stati di componente del consiglio di amministrazione dell’Apofil (Agenzia Provinciale Orientamento Formazione Istruzione Lavoro) dal 2006 al 2010, assessore della Comunità Montana alto Sinni e consigliere comunale di opposizione nel comune francavillese.

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Studiare ed approfondire gli permetteva di trovare quei giusti cavilli ai quali appellarsi per andare in deroga a leggi regionali e favorire il proprio paese. Nei corridoi di famiglia si racconta di come per il suo paese studiasse fino alle 4 di mattina per poi andare a scuola alle 7.30. I progetti della zona artigianale, la ristrutturazione del convento e della Turra, quello della sala consiliare sono frutto di idee e intuizioni, che portarono risorse finanziarie fresche alla sua Francavilla. Un centro polifunzionale, che porta il suo nome, realizzato su una sua idea così come la sala consiliare in zona ex mercato coperto. I riconoscimenti furono tanti anche nella sua specifica attività di applicato di segreteria. Vale la pena ricordare, in occasione di un memoriale, la circostanza in cui la Preside dell’istituto di Senise, dove svolgeva la sua professione, dichiarò, a dire dei presenti, che la sua funzione si svolgesse soltanto sulla carta, perché operativamente era Vincenzo Amatucci a fare tutto.
Un generoso, pieno di idee che nei ruoli ricoperti ha donato il bene, solo il bene, per la propria comunità. Tante volte, nelle soleggiate domeniche, ho avuto il privilegio di poterlo ascoltare, seduto al gradino dinanzi al famoso bar Gardens. I suoi discorsi per il suo paese, di come immaginava potesse diventare nel futuro immediato la comunità francavillese. Parole e osservazioni espresse con semplicità ma con tanta concretezza. Con voce limpida e cuore sincero. Definito all’epoca da molti, un peripatetico, che come Aristotele amava affrontare le lunghe discussioni passeggiando. Una persona capace di innescare sentimenti positivi nelle persone che lo circondavano e di coinvolgere con entusiasmo i suoi colleghi e collaboratori. Testimoni ancora in vita raccontano di come molte sere si intravedeva una luce accesa negli uffici del comune fino a tarda sera.
Era la spia di un Vincenzo Amatucci, che scriveva e studiava norme e precetti per avvantaggiare la propria comunità. Parole di emozione, quelle di Camilla Amatucci: “un uomo, un amministratore ispirato al pensiero di Papa Paolo VI, che identificava la politica come la forma più alta di carità cristiana”. Ancora più intense le parole di Antonio nel suo ultimo parlarsi tra fratelli. Nell’ora del commiato, Antonio scriveva: “ho visto scorrere in questi giorni le immagini della nostra non facile infanzia, ho rivisto riaffiorare sopiti ricordi giovanili delle attività sportive, i tanti sacrifici fatti ed ho ripercorso gli ultimi vent’anni della nostra storia in questa comunità che ti ha visto protagonista e ti ha fatto diventare il vero riferimento essenziale della gente, un pezzo di storia incancellabile e duratura”. Un riferimento essenziale e duraturo. Un amministratore pratico, vicino alla gente, lontano dal potere. Uno spirito battagliero da ribelle e con grandi intuizioni. Una persona, per chi san ben ricordare, che ha lasciato nella comunità francavillese idee sincere che devono essere ricordate e tutelate proprio in assenza della sua fisica presenza.
Certo gli avvoltoi e denigratori si lasceranno tentare ancora una volta dal pensiero di un uomo legato alla divinità greca, Dionisio. Ma gli uomini veri ascolteranno soltanto la verità, quella che racconta di un uomo, di un padre, di un marito e, soprattutto di un amministratore che ha donato e non sperperato il principio del bene comune. Una semplice targa non può e non deve bastare. La forza vera di una comunità si misura nel ricordare sempre chi ha fatto il possibile per trasformare la propria gente da poveri a risorse e sentirsi soddisfatto quando la dignità di una persona viene reintegrata nella giusta convivenza civile. Questa è fede pura, Vincenzo ne aveva da vendere anche a chi non avendolo votato gli chiedeva scusa. Lui nella sua grande generosità gli donava quella stretta di mano, che era il simbolo di ritrovata amicizia. Certo un passo di cambiamento per Francavilla sarebbe cominciare a non dimenticare perché i figli migliori non vanno mai dimenticati essi sono l’identità, il biglietto da visita di una comunità che si vuole sentire migliore degli altri. Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina nel 1986, a proposito delle persone perbene, ebbe a dire: “rare sono le persone che usano la mente…poche coloro che usano il cuore, uniche coloro che usano entrambi”. Vincenzo Amatucci sapeva usare cuore e mente in una pregevole sintesi e analisi In fondo non è stato un grande, semplicemente un uomo, uno di noi.

Oreste Roberto Lanza


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