logo bn ultimo

elezioni comunali

 

Problemi di quorum e tutela della minoranza. Votare anche se non piace l’unica lista?

Come sono diventate strane le elezioni per il rinnovo dei consigli comunali in Basilicata. Il prossimo 26 maggio saranno ben 54 i comuni lucani che saranno interessati dal rinnovo delle amministrazioni comunali: 41 della provincia di Potenza, tra questi anche il capoluogo di regione, e 13 nel materano. La Lucania non è nuova a questioni di mancanza di quorum determinate, molte volte, dalla presenza di un'unica lista che concorre alla tornata elettorale. Un'unica lista non significa che l’amministrazione uscente abbia fatto bene tanto da meritare addirittura la riconferma evitando contradditori elettorali. Può avere tanti altri significati che per gli studiosi di materie elettorali diventa difficile da comprendere. Bisognerebbe andare in profondità, capire le dovute dinamiche, e soprattutto, conoscendo le genti e il territorio di Basilicata, sapere che all’interno vivono o sopravvivono lotte strane frutto molte volte di campanilismi mai sopiti o peggio ancora, probabilmente di interessi da tutelare ad ogni costo disinteressandosi dolosamente dei limiti normativi di legge.
Cosa ancora più strana è quando, in ogni caso, la gente viene invitata al voto comunque pur non condividendo l’unica lista presente; lo scopo è quello di raggiungere il quorum per potersi legittimare a pieno titolo nelle istituzioni. Ma all’appello vengono a mancare due essenziali principi garantiti credo dalla fondamentale carta costituzionale: il contraddittorio elettorale, quello vero senza l’interlocuzione di civette varie, e la presenza di una vera minoranza nelle istituzioni. Entrambi i princìpi oltre a garantire la comunità tutelano le istituzioni da possibili o probabili comportamenti poco limpidi nella conduzione di una pubblica amministrazione che ha l’obiettivo primario di far crescere economicamente e socialmente il territorio amministrato. Eppure, a riguardo la tutela della “minoranza” le leggi in materia sono chiare come anche i tanti interventi della Corte Costituzionale che in ogni occasione ha ribadito: “il principio deve avere la concreta ed obiettiva possibilità di operare; possibilità (e giustificazione) che certamente manca nell’ipotesi in cui manchi il presupposto basilare della presenza di altre liste concorrenti, dalla cui presenza solo può formarsi una rappresentanza di minoranza all’interno del Consiglio Comunale”.
Una minoranza violata che si evidenzia decisamente soprattutto nei comuni fino a 15 mila abitanti. Infatti l’unica lista presentata può essere composta da tanti candidati quanti sono i seggi da assegnare. Per coloro che si recano alle urne nei propri comuni dove è presente un’unica lista, una lettura al “Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti locali”, approvato con Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, che al Capo III, articolo 71 che regola l’elezione del sindaco e del consiglio comunale nei comuni sino a 15.000 abitanti andrebbe data. Come pure uno sguardo al comma 10 il Testo unico che recita: “Ove sia stata ammessa e votata una sola lista, sono eletti tutti i candidati compresi nella lista, ed il candidato a sindaco collegato, purché essa abbia riportato un numero di voti validi non inferiore al 50 per cento dei votanti ed il numero dei votanti non sia stato inferiore al 50 per cento degli elettori iscritti nelle liste elettorali del comune. Qualora non si siano raggiunte tali percentuali, l’elezione è nulla”. Importante in ogni caso è cercare di responsabilizzare l’elettore con una accurata conoscenza di questa circostanza definita da qualche studioso della materia elettorale “un’anitra zoppa”. Una democrazia vera si basa sulla conoscenza e la consapevolezza dei rischi in cui tutti incorrono quando alla base vengono minate, alcune volte in piena scienza e coscienza, il contradditorio e soprattutto la presenza di una minoranza che possa frenare i reconditi interessi di bottega di qualche prete spogliato nelle istituzioni. Se questo si insinua nella coscienza dell’elettore potrebbe essere sufficiente un anno di riflessione lasciando nelle mani del commissario la gestione dell’ente.

Oreste Roberto Lanza


ULTIMI ARTICOLIPIU' LETTITAG POPOLARI

sponsor

Sponsor