Un tour elettorale iniziato molto tempo prima del 24 marzo

È finita la kermesse elettorale in Basilicata. L’elezione di Mario Guarente a sindaco di Potenza, per un soffio di voti, ha suggellato la chiusura definitiva di una lunga campagna elettorale, che è durata oltre i tempi previsti dalla legge. Un tour elettorale iniziato molto tempo prima del 24 marzo, data prevista per l’elezione del nuovo consiglio regionale e del suo presidente, passando per le elezioni dei sindaci nei 54 comuni, per arrivare, alla fine, al ballottaggio nel capoluogo di provincia. Come nel 2014, un capoluogo di provincia che ha visto confermare, sempre nel ballottaggio, la vittoria del centrodestra con una percentuale diversa. Infatti nel 2014 Dario De Luca riuscì a trasformare la sua quota del primo turno pari al 16,79 per cento in un sorprendente 58 per cento nel ballottaggio, che non gli garantì una vera maggioranza a Palazzo di Città.

La vittoria più grande di De Luca fu quella di aver sbattuto fuori dal Palazzo un centrosinistra, che governava la città dalla fine della prima Repubblica. Poi come tutti sanno la realtà prese una piega diversa. Il leghista Guarente ha fatto qualcosa di diverso. Nella tornata di ballottaggio, all’incirca 26.000 potentini non sono andati al voto, quelli che si sono espressi sono stati oltre 33 mila dividendosi il voto circa a metà: parte a Guarente e parte al sorprendente Tramutoli. Ora il compito, non facile per Guarente, sarà quello di andare a riprendere anche quei 26 mila cittadini, che hanno scelto una rilassante giornata di mare. Ma per i vincitori queste riflessioni potrebbero apparire superficiali visto la inebriante storica vittoria avvenuta con il suggello della Lega Nord. Non è da questa tribuna e non saremo certi noi a fare le analisi, le contro analisi e le analisi delle contro analisi a questo voto che pare abbia suggellato, convalidato, sancito con forza il cambiamento. Il tempo è quello di cedere il posto come in qualunque democrazia che si rispetti e aspettare di vedere l’alba non di un nuovo risorgimento come erroneamente qualcuno sui social innalza a proprio inno, ma un rinascimento, un cammino culturale, politico e sociale per rafforzare identità e orgoglio di essere lucani. Un vero sviluppo economico, di tutela ambientale mettendo al centro la risorsa vera di questa terra che è l’acqua e non il petrolio.
Di approvare il piano paesaggistico tante volte rinviato dalla vecchia giunta regionale. Di dare risposte chiare e vere sul problema dell’eolico, spazzando definitivamente sospetti di interessi poco chiari. Certo se il centro destra nella competizione elettorale regionale non ha voluto presentare un programma di azione lo faccia ora con un severo piano strategico che mette al centro tre aspetti fondamentali: salute, occupazione e tutela ambientale per non dimenticare di un piano organico sul turismo che valorizzi le nostre eccellenze culturali. Ci vuole una visione politica di prospettiva e non una ordinaria amministrazione di paese. Ci vuole coraggio, volontà, conoscenza e amore vero per questa terra. I selfie non bastano per i lucani che sanno osservare e decidere molto bene. Il centro sinistra dovrà prendere coscienza del fatto che probabilmente i lucani sono cresciuti e maturati e che non credono più alle utopie di lungo termine perché si sono stancati di mettere i propri figli fatti studiare con sacrifici, sui treni verso il nord e non da ultimo verso orizzonti europei. I lucani probabilmente hanno votato per questo centro destra solo perché ultimo spiraglio di speranza dopo venticinque anni di malsano assistenzialismo, che li ha resi ancora più poveri logorandone anche quel poco di dignità che tanto hanno difeso.
Ora il tempo delle parole pare veramente terminato. Il centro destra ha una grossa responsabilità in Basilicata gridata a viva voce nelle urne elettorali: dimostrate quanto ed in che cosa siete migliori di chi vi ha preceduto. Con dati alla mano e non propaganda perché i lucani non possono più aspettare.

Oreste Roberto Lanza


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