Cittadina con il rispetto per ognuno di loro e della terra natia

Ha ragione Nicola Massimo Morea, sindaco di Irsina, quando dice: “Irsina, antica Montepeloso, è uno scrigno pieno di gioielli preziosissimi, frutto di una storia che si perde nella notte dei tempi.”. È un luogo di sincero incanto, dove il tempo con i propri lenti ritmi la fa da padrone. Gli oltre quattromila abitanti sembrano conservare un'unica ragione di vita: il rispetto per ognuno di loro e della terra natia. Una comunità con il vizio del buongiorno e del grazie, del lasciare il passo alla donna che si avvicina su un marciapiede, uno sguardo non maligno, senza nessun sapore di mano morta, che fa pensare a tempi di nobile beltà quando il cosiddetto sesso debole, veniva considerato risorsa vera di una comunità.

Più volte distrutta e sempre ricostruita, teatro di battaglie anche famose, su tutte quella del 3 settembre 1041, tra le forze dell'Impero bizantino, guidate dal nuovo catapano Exaugusto Boioannes contro le forze coordinate di Normanni e Longobardi che intendevano espellere i Bizantini dalla regione. Sede vescovile dal 1123. Una comunità che per la sua strategica posizione è passata da dominazioni greco-bizantine, a normanna, poi sveve. Irsinesi pieni di religiosità, apparsa a miei occhi con la devozione verso i simboli, racconti e pensieri di una fede vera che sembra nascondere ben fortificata nei propri cuori semplici e umili. Una cattedrale con un immenso patrimonio composto da affreschi trecenteschi, dove a farla da padrone, fosse la proprietaria, la statua di Andrea Mantegna di sant’Eufemia, patrona del paese,rarissima testimonianza dell’attività scultorea dell’artista rinascimentale, di cui parlano le fonti. La fierezza e la dolcezza del suo sguardo danno la sensazione che il blocco in pietra di Nanto con cui è stata realizzata si muova e prenda vita. Un complesso di sistema di condotte idriche sotterranei, detti bottini, un dedalo di vie e piazzette di un centro storico meraviglioso, direi affascinante, incantevole.Un paese, Irsina, con la maggiore estensione rispetto a tutti quelli della Lucania, oltre 27 mila ettari, cinquantanovesimo in Italia, annoverata tra i più belli borghi d’Italia. Una città dedita all’agricoltura, dove molti cittadini stranieri hanno, da tempo, deciso di trasferirsi e dove il centro storico ne raccoglie le voci dei loro pensieri. Un paese con il desiderio di aprirsi al mondo, mondo, che vuole accogliere, che vuole bene da subito chi arriva, legandolo al proprio animo con le semplici armi di un servo devoto. Quando riparti e richiudi la porta di quella casa concessati per ricercare l’essenzialità della vita fatta di libertà e fede, una lacrima ricade su te stesso perché in fondo non vorresti più andare via. Ritornare è la prospettiva di domani come ultimo desiderio per gustare i profumi e sapori di una gastronomia antica, tipica e tradizionale di una terra ancora,purtroppo, sconosciuta a noi stessi, erranti lucani.

 

Oreste Roberto Lanza


0
0
0
s2sdefault

sponsor

Sponsor