La Pasqua 2020 è una dovuta è giusta pausa di silenzio, per riflettere e pregare con coraggio

Friedrich Wilhelm Nietzsche diceva: nessuno riceverà l’osanna della folla se non decide di entrare in città a cavallo di un asino”. In questa liturgia senza popolo, appunto la Pasqua 2020, il pensiero, del grande filosofo tedesco, si adatta bene alla circostanza. È una Pasqua diversa dal solito, una vera Pasqua quella di intensa riflessione e di vera preghiera. Una Pasqua che ci dice di prendere sul serio quello che è veramente serio, essenziale alla vita di ognuno di noi. Un momento religioso alto che ci chiede di cambiare veramente direzione e di ritornare appunto alla famosa Itaca di Ulisse. È vero, la vita non serve se non si serve, se continua ad essere utilizzata per rinnegare i propri propositi, per un benessere proprio, per elogiare le proprie vanità, per sopraffare il debole del momento, per tradire e rinnegare proprio come fece Giuda e lo stesso Pietro nei confronti di Gesù. In questo mese ho potuto annotare tutte le vostre ansie presenti sui vari social. Ho sentito le forti contestazioni, le ansie, le inquietudini, le incertezze del pensare prodotte anche da notizie false. Ho annotato un bel pensiero di una brava donna che dice: “Non so se dopo questa esperienza ne usciremo migliori o peggiori. Intanto, l’auspicio è quello di uscirne vivi. L’essere migliori non dipende dal virus ma solo da noi stessi”. Bella anche quella che dice: “Ce la faremo perché siamo noi più forti, grazie a quanti rischiano la propria vita per curare e assistere le persone contagiate”.

 

 

L'inquietudine è un male, l'ansia ancor peggio, se ti impegni a vivere soltanto ciò che stai vivendo. Il compito nella nostra vita non è di trionfare, ma di continuare a viverla solo nel pensiero delle emozioni e nell’emozione dei pensieri belli di cose non perdute ma da ritrovare. La nostra Pasqua deve essere improntata a non pensare cosa ci manca ma al bene che possiamo fare, piccolo o grande, significativo o meno, che sia. Vivere e crescere significa soprattutto fronteggiare problemi e difficoltà inaspettate. Le situazioni drammatiche rappresentano l’opportunità per diventare più forti, il dolore ci tempra per affrontare il futuro con maggiore solidità e rinnovata energia. È forse l’ora di guardarsi dentro, di provare a voltarsi indietro e verificare se abbiamo fatto il possibile perché una tragedia poteva essere evitata, uno scontro con un nostro simile poteva essere scongiurato. Quante volte potevamo evitare uno scontro familiare e non siamo riusciti, perché la voglia di prevalere è stata più forte della comprensione. Potevamo fare un passo indietro da polemiche sterili e senza senso invece di continuare nel litigio e arrivare allo scontro fisico. Le nostre ipocrisie, le false saccense, i campanilismi, gelosie, invidie hanno ridotto l’uomo alla piena solitudine. Siamo riusciti nell’intento di uccidere il nostro prossimo perché incapaci di corretto confronto con un pacato dialogo. La Pasqua 2020 è una dovuta è giusta pausa di silenzio, per riflettere e pregare con coraggio diventando veri cattolici e per trasformarci in artefici di una positiva fine della storica diatriba morale tra vittime e carnefice. La mia antifona di questo discorrere è legato alla dicotomia sopportare e tollerare nella giusta e umana quantità, nel rispetto della propria dignità. Allora miei cari amici questa Pasqua sia l’ora per squarciare le catene, far fiorire le anime. Bella la frase dello scrittore francese Victor Hugo, considerato il padre del romanticismo: Ogni uomo nella sua notte se ne va verso la luce.Buona Pasqua, sorprendete e lasciatevi sorprendere.

 

Oreste Roberto Lanza