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Il nostro viaggio tra i borghi lucani comincia dal paese di San Valentino e dei “fucanoj”

Non è stato solo un feudo, ma è il paese di San Valentino, patrono degli innamorati, festeggiato ogni anno il 14 febbraio tra sacre manifestazioni e l’accensione dei “fucanoj” allestiti nei vari quartieri. Al Santo è dedicata la chiesa madre, al cui interno si trovano proprio le reliquie del Patrono. Stiamo parlando di Abriola, uno dei primi borghi che vengono alla nostra attenzione in questa passeggiata virtuale. Un insieme di strette stradine e inattesi belvedere, incastonato in un paesaggio suggestivo caratterizzato da costoni rocciosi scoscesi. Borgo con oltre 1400 abitanti, Abriola, sorge a oltre 900 metri di altitudine, e conserva un panorama di grande bellezza che spazia dalla cima del Monte chiamato Pierfaone di ben 1737 metri. Un borgo che coinvolge gli sguardi di visitatori e passanti soprattutto in inverno, quando si trasforma in un vero paradiso per gli amanti dello sci. Non è da meno a primavera, soprattutto nella bella stagione lasciandosi andare a passeggiate a piedi, in bicicletta o a cavallo.

Chiedersi quali siano le origini di questo borgo, non è dato saperlo con certezza. Probabilmente risale al VI-V secolo a.C., durante l’immigrazione sannitica. Alcune pagine di storia raccontano di una roccaforte araba, occupata dai Goti, dai Saraceni, cui si deve l’edificazione dell’imponente torre quadrangolare, e dai Longobardi. Nei secoli il feudo passa di casato in casato: dal 1150, quando entra a far parte della contea di Tricarico al 1519, con i Filangieri, per poi appartenere ai Caracciolo, i quali nel 1758 lo cedono ai baroni Federici di Montalbano. Abriola racconta la storia di uno dei più efferati episodi di Brigantaggio: lo sterminio della famiglia del barone Federici. Immenso il patrimonio culturale presente: il Palazzo Baronale il suo biglietto da visita. Poi tante chiese, quella madre, risalente al XV secolo, con un bel portale in pietra a sua volta decorato dalla splendida “Porta di San Valentino”.
A pochi chilometri dal paese, il Santuario della Madonna di Monteforte, custode di meravigliosi affreschi. Abriola ha dato i natali a Giovanni Todisco, illustre pittore murale vissuto tra il 1500 e il 1600. Tra cultura, storia, ambiente, il tocco finale è riservato alla gastronomia. Nei libri di ricette, i piatti della cucina abriolana, sono a base di pasta fresca fatta in casa e secondi di carne. Di questi una menzione particolare le “manate”, molto simili ad una matassa di lana tagliata a metà, spesso condite con legumi, sughi e con la mollica di pane fritta. Nulla da dire dei “Tumacell’”, piatto a base di interiora di maiale, sicuramente indicato per gli amanti dei gusti forti. Tanti, in alcune recensioni, sostengono che non va perso “U v’scuott ra Maronn”, biscotto tradizionalmente preparato in occasione del pellegrinaggio alla Madonna di Monteforte. Da comprare il formaggio pecorino vera delizia per palati buoni. Paesi che vai usanze e costumi che trovi. In questo borgo ci sono verità e tante domande che fioriscono al suo sguardo di bellezze non sempre raccontate.

 

Oreste Roberto Lanza


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