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Il paese natale del poeta Albino Pierro, con un gioiello arroccato su un'altura: la Rabatana

Il borgo di Tursi è famoso per aver dato i natali al più volte candidato al Nobel per la Letteratura Albino Pierro. Un paese che conta oltre quattromila abitanti (4.989) che vivono ad un’altitudine di 243 metri sul livello del mare. La cittadina si offre al visitatore con le sue caratteristiche case in pietra, una storia ricca ed importante e paesaggi incantevoli che la circondano. In questo borgo sembra che il tempo si sia fermato. Molto belli i vicoli stretti con le casette caratteristiche. In questo territorio collinare numerosi sono tati i popoli e tante culture sono transitate: Saraceni, dei Bizantini, Normanni che contribuirono allo sviluppo della città come fecero poi Svevi ed Angioini. Appena arrivati a Tursi si può notare che il suo territorio è diviso in diversi Rioni, ciascuno ben delimitato e con precise peculiarità. Il più antico e famoso di questi è il Rione Rabatana, sorto intorno al Castello tra il V e il VI secolo, letteralmente circondata per ogni lato da profondi e inaccessibili burroni, quelli che costituiscono il fantastico mondo delle “Jaramme” di Albino Pierro.

Il Castello, fu costruito dai Goti, attorno al quale sorsero le prime case in pietra, facendo della Rabatana il primo nucleo abitativo di Tursi che, grazie all’ottima posizione di difesa, continuò ad ingrandirsi fino a diventare un centro popolato ed importante. Alla Rabatana, fonte ispiratrice del poeta Albino Pierro, si giunge percorrendo un’ampia e ripida strada che si estende sui burroni per oltre 200 metri, una sorta di gradinata chiamata in dialetto la petrizze, sorta al posto di un pericoloso viottolo. A spiccare nei pressi della petrizze che porta alla Rabatana è il Picciarello, costituito da un lembo di terra che dalla collina del Castello si protende verso mezzogiorno, circondato da paurosi precipizi. Dello stesso rione fa parte anche la Chiesa Collegiata di Santa Maria Maggiore, che leggenda la voleva collegata al castello tramite un cunicolo segreto. Eretta tra il X e l’XI secolo ma sottoposta a diversi interventi che hanno fatto perdere il suo stile originario, attualmente si presenta con la facciata quattrocentesca e gli interni in stile barocco con un bellissimo Presepe di Pietra, realizzato nel 1535.
Poi c’è il Rione San Michele prende il nome dall’omonima chiesa in stile neo romanico ed ospita un altro edificio importante Palazzo Latronico, il più grande della cittadina. Questa è la zona che definisce il centro storico, dove si trova anche la casa natale di Albino Pierro, oggi diventata Biblioteca pubblica. Rione Santi Quaranta, il più moderno, dove i palazzi sono stati costruiti alla fine degli Anni Settanta. A confermare il tocco di modernità l’ascensore panoramico che porta da Piazza San Sebastiano al sovrastante Pizzo delle Monachelle di Petto. Rione Sant’Anna, dove il 20 di ogni mese si svolge un grande mercato folkloristico. Rione Piana, con costruzioni di tufo e pavimentazioni in pietra. Il Rione Costa, posto ai piedi della collina di San Rocco. Infine la Cattedrale dell’Annunziata si trova invece nel Rione Cattedrale: si affaccia sull’omonima piazza dove si ergono anche altri importanti edifici come il Municipio. Gastronomia di eccellenza anche qui: Minuich alle cime di cola, Ciaudedda, del gran ragù lucano (lardo, cipolla e prezzemolo, aggiungere carne, salsicce e bagnare con vino rosso) e tante altre fattezze culinarie da scoprire. Presente un ottimo hotel e ristorante (Palazzo dei Poeti-Percorsi Sensoriali) che sembra sostenersi come presidio tenace per un rilancio del luogo. Una menzione particolare meritano le arance di Tursi, la cui coltivazione in questo comune si chiama Staccia, qualità che si differenzia dalle altre per dolcezza e dimensioni. Un incantevole luogo piccolo dove ci sono negozi per rifornirsi di tutto ciò che serve. Un antico luogo pieno di viuzze sali e scendi, dove di notte la luna sembra ad un passo, girovagando tra calanchi e boschi il tempo non ha ragione d’essere. A dire di molti i visitatori lo sceglierebbero per passarci la vecchiaia.

 

Oreste Roberto Lanza


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