L’imperativo moderno è che le comunicazioni i suoni e le immagini arrivino a destinazione nel minor tempo possibile

Scanzano Jonico, in provincia di Matera, è stato il primo comune italiano a dire 'no' alla sperimentazione e all'installazione della rete 5G, invocando in particolare con il sindaco Raffaello Ripoli, il principio di precauzione, sollevando dubbi sulla salubrità del nuovo standard hi-tech delle telecomunicazioni. Era il 18 luglio 2019. Qualche settimana fa, (20 maggio scorso), anche Montescaglioso, in provincia di Matera, ha detto «no» deciso alla sperimentazione 5G. Il sindaco Zito ha motivato la scelta della sua amministrazione,dichiarando: “abbiamo inteso applicare il principio di precauzione, sancito dall’Unione Europea”. Il provvedimento che autorizza le coperture è dell’Autorità per le Garanzie delle Comunicazioni (AgCom) approvato con delibera l’8 maggio 2018. Provvedimento passato, pressoché inosservato o quanto meno senza un’attenzione precisa da parte delle varie istituzioni locali. Per dirla in sintesi, i sindaci e i cittadini ne erano a conoscenza?L’imperativo moderno è che le comunicazioni, i suoni e le immagini arrivino a destinazione nel minor tempo possibile: non è una questione da poco ma una vera e propria rivoluzione.

Con il 5G si aprirà una nuova fase della modernizzazione del nostro stile di vita, quali la messa in commercio dei primi veicoli a guida senza pilota, che si serviranno di una intelligenza artificiale capace di elaborare dati in pochi secondi, oppure la domotica con la possibilità di collegare in maniera assolutamente più efficiente rispetto al presente, in ogni abitazione, un gran numero di elettrodomestici ad un unico punto di accesso quali il modem o il router. Una velocità di download ed upload molto elevata permettendo una connessione più veloce con una bassissima latenza. In soldoni, il protocollo permetterà di viaggiare a 50-60 megabyte al secondo, potendo, per esempio, scaricare un film in 4K, circa due ore, in 30 secondi laddove attualmente servono delle ore. Questo si apprende nel leggere i contenuti dei documenti che spiegano questa nuova tecnologia, che, volere o volare arriverà nelle nostre case. Una rivoluzione del sistema delle telecomunicazioni che, però, possiede ancora delle grandi zone d’ombra. Le prime ricerche, i pochissimi studi scientifici e le molte tesi a riguardo,hanno generato diverse incertezze sui possibili effetti dannosi per la salute,con il contributo di creare soltanto maggiore preoccupazione. Al momento solo effetti negativi sull’uomo e sull’ambiente. Il pericolo di tumore,la nascita di batteri resistenti agli antibiotici, effetti dannosi per la flora e la fauna e il surriscaldamento del corpo umano prodotto dalle nuove antenne che, secondo alcuni, avrebbero le caratteristiche di vere e proprie armi letali.

Non di secondo piano l’incognita del ruolo delle onde elettromagnetiche nei casi di probabile depressione e suicidio. Dall’altra c’è la valutazione dello Iarc (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) che sulla base di studi epidemiologici, ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza come cancerogeni di gruppo 2B, ovvero come "possibilmente cancerogeni": è il livello più basso di rischio, usato quando ci sono prove limitate. Pochi studi, molte contraddizioni possono portare, al momento, alla conclusione che non esistono rivoluzioni che non chiedano uno scotto da pagare. Il 5G è già una realtà e nell’impossibilità di bloccare il progresso della tecnologia si può di certo invocare un uso più consapevole e meno dannoso dei suoi prodotti con una ricerca accurata, approfondita e univoca. Alla fine è l’uomo che deve guidare le rivoluzioni, non il contrario.

 

Oreste Roberto Lanza