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Oliveto lucano

 

Un gioiellino architettonico nel cuore del rigoglioso Parco regionale di Gallipoli-Cagnato

È situato su una piccola altura circondata da piantagioni di olivo all'interno del parco naturale di Gallipoli Cognato-Piccole Dolomiti Lucane. Oliveto Lucano, in provincia di Matera, centro di appena 417 abitanti (nel 1951 se ne contavano ben 1336), sorge alle falde del monte Croccia, importante area archeologica in cui è presente il complesso megalitico chiamato Petre de la Mola, situata in un territorio ricco di boschi. Per questo, ogni anno dal 10 al 12 agosto vi è una vera e propria festa arborea: un reale matrimonio tra alberi, l’innesto che mantiene ferrea la tradizione tra uomo e natura. Situato a 546 sul livello del mare, Oliveto Lucano, dista ben 66 chilometri da Matera e 49 dal capoluogo di regione Potenza. Le pagine di storia raccontano come questo luogo abbia visto i primi essere umani tra gli 8.000 e 10.000 anni prima di Cristo, testimonianze conservate nei musei di Potenza, Melfi, e Policoro. Nei secoli recenti il territorio è appartenuto ai cavalieri di Malta, probabilmente fino al XVI secolo, quando il borgo è passato ai Bozzuto, ai Grippini e, successivamente, a tante famiglie, per ultimi i Riario Sforza.

Nel 1850 si staccò dal casale di Garaguso, dal tipico impianto insulare medioevale, divenendo autonomo. Quando si giunge in questo luogo aperto alla natura la prima cosa da fare è visitare la chiesa madre dedicata alla Madonna delle Grazie, che sorge alla sommità del paese. Una struttura, in stile romanico a tre navate e tre altari in lamine di bronzo ed una tela con l'immagine dell'Immacolata. All’interno, un’acquasantiera, per la sua rara bellezza storica coglierà la vostra attenzione. Maggio è il mese dedicato alla celebrazione di San Cipriano protettore del paese: la piazza appare nella sua molteplice funzione di portus del borgo-paese. Una gastronomia con tradizioni e storia antica che ti catapulta in una realtà rustica e genuina proprio come quella di un tempo.
Un cenno va agli arrosti misti, agnello delle dolomiti, salsicce, capocollo e costatine di vitello podolico; piatto tradizionale a base di pecora chiamato A’ Pastur’l. Occasioni per assaporare i piatti locali, certo, ma anche per riscoprire l’affascinante dimensione culturale del luogo. Il periodo fecondo pare essere quello pasquale dove si può avere l’occasione per assaggiare le ficazzole (base salate, farcite con toma, salsiccia, soppressata e uova locali) con un sapore straordinario, che conquista se accompagnati con un vino bianco, secco e morbido. I panierini, invece, sono più morbidi con una consistenza che si scioglie in bocca come la più classica delle pastiere: base dolce, ricotta e uova fresche.

Agosto l’appuntamento da ricordare si chiama “La Notte dei Forni” e solitamente si tiene nella seconda metà di agosto. L’evento ha come obiettivo il recupero degli antichi forni a legna. Caratteristici perché esterni alle abitazioni e spesso muniti anche di un tetto. Diceva lo scrittore e poeta Francese Guy de Maupassant: “Il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà come per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno”. Infatti arrivare e fermarsi a Oliveto Lucano sembra essere entrati in una grande visione onirica.

 

Oreste Roberto Lanza


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