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La storia di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica. Su di lui un film interpretato da Sergio Castellitto

"Sento il dovere di esprimere i miei profondi sentimenti di partecipazione per la grave mancanza di risposte dinanzi a un fatto di sangue così grave". Firmato, Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei ministri. A dieci anni, 5 settembre 2010, dall’ impunito omicidio del sindaco di Pollica in provincia di Salerno, Angelo Vassallo, il Presidente del Consiglio scrive a Dario, fratello della vittima, presidente della Fondazione che si sta battendo per fare piena luce su un delitto ancora impunito. Un sindaco, quello della buona amministrazione, ucciso con nove colpi esplosi da una pistola baby Tanfoglio calibro 9 mai ritrovata. In questi dieci anni le indagini espletate, i fascicoli aperti dalla procura di Salerno, competente territorialmente per l’efferato delitto, hanno portato tutte ad una rapida archiviazione, nessun indizio preciso per poter arrivare a un giusto processo, pur essendo stato ricostruito quasi subito il contesto nel quale l'omicidio potrebbe essere maturato.

Durante l'ultima estate della sua vita, infatti, il sindaco pescatore pare, fosse letteralmente ossessionato dallo spaccio di stupefacenti che aveva invaso la "perla del Cilento". Il dilagare della vendita e del consumo della droga era giunto a lambire persino i suoi affetti più cari, coinvolgendo l'allora fidanzato della figlia. Vassallo era allarmato dalle possibili coperture di questo traffico, al punto da andare una sera da solo, accompagnato unicamente da due vigili, ad affrontare gli spacciatori sul porto di Acciaroli (circostanza questa riportata nel film “Il sindaco pescatore, la storia di Angelo Vassallo” con Sergio Castellitto mandato in onda qualche sera fa su Rai Uno). Era chiamato il sindaco pescatore, perché da imprenditore ittico amava il mare e si batteva per tutelarlo, perché vera ricchezza sociale ed economica del posto. Nei suoi tre mandati ricevuti dalla gente e da nessun potere occulto o casta del posto, Angelo Vassallo svolse il suo compito di primo cittadino con coraggio, all’inizio del suo mandato, manifestando una profonda integrità morale e orgoglio in quelli successivi.
Le pagine, ormai consegnate alla storia senza una giusta verità, raccontano di una semplice persona diventata esempio di tutti quando, addirittura, si permise di negare autorizzazioni di abusi edilizi anche ai suoi diretti amici o quando fece smantellare una tettoia abusiva del padre. Per non dimenticare la grande lotta per la costruzione di un depuratore, quando cercò di realizzare la raccolta della spazzatura porta a porta o quando nel 2007 fu il promotore dell’inclusione della dieta mediterranea tra i patrimoni orali e immateriali dell’umanità. La proposta fu approvata dall’UNESCO il 16 novembre 2010, quando cominciava il percorso sulla verità della sua morte avvenuta due mesi prima. Un amministratore vero, capace, voglioso di essere, uno della propria comunità, appassionato di una nuova grande bellezza del proprio paese, piccolo grande uomo in nome del bene comune. Un esempio, non è sbagliato definirlo, di corretta amministrazione, di visione oltre il proprio naso, capace di interpretare le novità del nuovo tempo che scorre inesorabilmente e che non aspetta l’esito delle chiacchiere di condominio. Riflettere in questi momenti di elezioni tenendo a mente un esempio come Angelo Vassallo, aiuta a capire bene la direzione da dare a un voto unico forte potere. Un pescatore, un uomo educato dal mare a essere rispettoso delle regole è testimonianza di una nazione futura da consegnare nelle mani dei nostri figli. Una “verità negata” è tale solo se continuiamo a non ricordare.

 

Oreste Roberto Lanza


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