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Gli insetti costituiscono la base delle catene alimentari, senza di loro moltissimi animali si estinguerebbero

L’Entomologia è la scienza che studia il variegato e variopinto mondo degli insetti. Loro son tanti, fanno tante cose (nel bene e, talvolta, nel male…) e soprattutto sono così diversi da noi che ancor oggi l’uomo della strada fatica a comprenderli. Ne volete una prova ? Ad oggi, reiterati tentativi, fatti dallo scrivente per cercare di aprire il loro mondo agli occhi e soprattutto alla mente dei nostri concittadini, restano ancora “al palo”, questo in attesa che le amministrazioni comunali prestino la dovuta attenzione al fatto che gli insetti sono in pericolosa diminuzione e che oltre 50 studiosi di tutto il mondo abbiano proposto persino un “Piano d’azione” per la loro conservazione. “Non possiamo fare a meno degli insetti”, è scritto nel “Piano”! Traduzione : gli insetti non sono tutti “brutti, sporchi e cattivi”, come può pensare chi ancora non li conosce, ma, al contrario, rendono vivibile il nostro Pianeta! E’ proprio qui che si mostra la nostra endemica carenza nella conoscenza dei lineamenti di ecologia: ogni insetto che striscia, ronza e vola è l’ingranaggio d’una macchina ecologica che insieme alle piante fa vivere e respirare il nostro pianeta, e lo fanno anche per noi; ogni minuscolo sforzo compiuto per infaticabile istinto, sommato a miliardi di miliardi di altri, crea enormi vantaggi per la vita sulla Terra che noi ancora fatichiamo ad apprezzare. Il calo di molte popolazioni d’insetti, cui noi entomologi dolorosamente stiamo assistendo in questi ultimi anni, è dovuto senza alcun dubbio all’azione dell’uomo, ai cambiamenti climatici – estati sempre più secche e torride e pesanti nubifragi – che combinano un mix pericoloso con biocidi d’ogni genere, incendi e sottrazione di habitat naturali, tanto per farla breve. Gli insetti costituiscono la base delle catene alimentari, senza di loro moltissimi animali si estinguerebbero o subirebbero cali di popolazione, e…sta già accadendo! Quasi il 90% delle specie di piante da fiore e ben il 75% di quelle agricole sono impollinate soprattutto dagli insetti, senza di loro piante e coltivazioni non riuscirebbero a riprodursi ( Giorgio Celli scrive che senza di loro “la strabocchevole cornucopia dei frutti dell’estate si svuoterebbe d’ogni delizia...”): e per i quasi otto miliardi di umani vi sarebbero gravi perdite di fonti alimentari essenziali. Non vi sono dubbi, inoltre, che per la degradazione e il riciclo della sostanza organica morta, i miei/nostri amici a sei zampe siano fondamentali, scarti e carcasse ristagnerebbero negli ecosistemi ostacolando il flusso di sostanze nutrienti: bisogna solo vedere con quale solerzia essi rodono e digeriscono, sbriciolano e sminuzzano, permettendo ai microrganismi decompositori di mettersi nelle migliori condizioni di operare. In alcune regioni, inoltre, termiti e formiche eroicamente trasformano terre sterili in terreni coltivabili in meno di un anno, impedendo in tal modo che i suoli di regioni aride diventino sterili, nonché ai deserti di espandersi. Non è finita! Senza di loro, e stiamo parlando questa volta di numerosi insetti predatori, prolificherebbero organismi nocivi che danneggiano colture e foreste, proprio quelle foreste che noi attualmente dobbiamo a tutti i costi proteggere: loro quindi svolgono il ruolo di “pesticidi” naturali, senza che si ricorra a sostanze chimiche, e questo succede da noi e in ogni parte del mondo, facendo risparmiare miliardi di dollari e riducendo i residui tossici.

 

Ne avete abbastanza, oppure devo aggiungere il grande valore estetico e poetico delle mie farfalle, che già da lungi hanno attratto la curiosità e l’interesse, ma anche l’ammirazione dell’uomo, il quale le ha immortalate nella pittura, nella poesia, nella letteratura e in molte altre forme d’arte. Allora, per fermare il pericoloso calo di intere popolazioni d’insetti, cosa possiamo fare? La prima, certamente la più importante, è quella di ridurre drasticamente le emissioni nocive a livello globale, anche tutelando le foreste e piantando tantissimi alberi, Orgogliosamente, noi del CO.RI.TA. “nel nostro piccolo” lo stiamo già facendo da anni per la nostra Città. Nel tentativo di proteggere gli impollinatori l’UE ha messo al bando quasi tutti i pesticidi neonicotinoidi che sono certamente concausa del declino di insetti e uccelli, anche raccomandando la tutela di un maggior numero di aree naturali come rifugio per la microfauna, controlli stringenti per le specie esotiche, oltre alla richiesta di riduzione dell’uso dei pesticidi e fertilizzanti di sintesi.

Se poi riuscissimo a smettere di usare i pesticidi per scopi estetici, per es. nei prati o al margine delle strade, sarebbe una “benedizione”, Pianeta e territorio avrebbero solo da trarne vantaggi. Un tempo masserie e fattorie erano delimitate da terreni incolti, ottimo riparo per la microfauna, oggi ogni palmo di terreno è coltivato e questo non va bene: per incrementare la consistenza della fauna, non solo invertebrata, è necessario il ripristino di siepi di flora autoctona che dividano i campi, rispettare la vegetazione naturale lungo i corsi d’acqua e le strade, creare/lasciare nuclei sparsi di varia vegetazione in maniera naturale, e infine tornare a tipi di conduzione agricola più rispettosa degli equilibri degli ecosistemi. I naturalisti, quelli autentici, dovrebbero farsi promotori di un nuovo, più moderno tipo di mentalità, spendendosi anche per la didattica naturalistico-ecologica nelle scuole e, perché no, facendo ogni sforzo per convincere le amministrazioni comunali ad istituire musei naturalistici - inesistenti peraltro nelle regioni meridionali - nei quali provare a “riappacificarsi” con piante e animali. Signori politici d’ogni forma e colore datemi ascolto. Mi sono umilmente speso per ricordarVi che i miei/nostri fratelli insetti sono fondamentali: quindi, come abbiamo visto, a loro proprio non possiamo rinunciare. Insieme agli alberi e alle altre piante costituiscono il tessuto del Pianeta. Noi lo stiamo facendo a pezzi, ma oggi, tutti insieme, dobbiamo correre a ricucirlo!

Valentino Valentini


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