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Il comune jonico condannato dal tribunale di Matera a pagare cinquecentomila euro circa

La sentenza è la numero 229 del 2 marzo 2020 del Tribunale di Matera. Il provvedimento giurisdizionale, provvisoriamente esecutivo, ha condannato il comune commissariato di Scanzano Jonico a pagare la somma complessiva di 489.227,07 di euro a titolo di risarcimento danni per aver realizzato e costruito tanti anni fa, il lungomare su suolo appartenente a privati senza averlo espropriato ed occupandolo, di conseguenza, illegittimamente. Il contenzioso civile era iniziato nell’anno 2012 (delibera di Giunta del 14 febbraio 2012 numero7 con cui si stabiliva di costituirsi in giudizio) e terminato nel 2020 con la sentenza di primo grado appellata dall’ente comunale nel luglio dell’anno appena passato. Ma la sentenza di primo grado è esecutiva e di fronte all’atto di pignoramento (protocollato con numero 11509 del 22 settembre 2020), con deliberazione numero 48 del 29 dicembre scorso, le tre commissarie che gestiscono il comune di Scanzano, riconoscendo il debito fuori bilancio, hanno reso esigibile la somma per l’adempimento delle richieste dei privati – attori come indicati dal giudice di prime cure.

 

Una questione rilevante per il comune di Scanzano Jonico, pare frutto di alcune negligenze e mancate approfondimenti tecnici omesse dalle giunte di fine anni novanta, che nel realizzare l’opera pubblica, probabilmente, pensarono che le particelle interessate fosse demaniali. Nei successivi anni, il deposito delle consulenze tecniche, non hanno sollecitato le giunte successive, ad effettuare ulteriori indagini per arrivare ad un concreto tentativo conciliativo e cercare di risparmiare risorse pubbliche. Unico tentativo concreto fu effettuato dopo il 2016 dalla giunta dell’ex sindaco Raffaello Ripoli. “Venimmo a conoscenza di questo giudizio – precisa subito Raffaello Ripoli – raggiunto telefonicamente dalla redazione – attraverso un’attività di accesso che fu fatto dal consulente tecnico presso gli uffici amministrativi del comune. A quel punto prendemmo cognizione di questo giudizio, molto grave, e tentammo una conciliazione che non produsse effetti sperati in quanto gli attori conoscevano il finale a loro vantaggio del giudizio.

 

Non si può però nascondere che all’epoca della costruzione molti furono gli errori tecnici così come errori politici di valutazione, meglio di “sottovalutazione”, allorquando sarebbe stato ancora possibile addivenire ad un accordo bonario per porvi rimedio, ovviamente prima dell’inizio del contenzioso, sostenendo sicuramente costi di gran lunga inferiori rispetto a quelli odierni”. Ma la somma crescerà probabilmente con la fine del giudizio di appello, di tanto, nella delibera le commissarie sono state indicate ulteriori poste finanziarie da mettere da parte. Questo giudizio e le somme spese graveranno pesantemente sulla tasca dei cittadini e su cui la Corte dei Conti non potrà, in futuro, effettuare delle verifiche di responsabilità, quanto meno per porre in essere azioni di rivalse. Per questo il provvedimento delle commissarie straordinarie è stato trasmesso all’organo contabile per le verifiche iniziali.

 

Oreste Roberto Lanza


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