Ora l’attenzione è rivolta verso il ripristino dei luoghi e la tutela delle famiglie

Sono passati oltre due mesi dal quel fatidico pomeriggio alle ore 15:15 del 29 gennaio, quando a Pomarico, in provincia di Matera una frana, qualcuno dice annunciata, sbriciolò diciotto abitazioni, a circa 100 metri dallo storico corso Vittorio Emanuele, lasciando senza fiato un’intera comunità. Qualche giorno prima, il 25 gennaio, alcune famiglie, avevano lasciato gli edifici del centro storico a seguito di alcuni smottamenti. Il primo cittadino, Francesco Mancini, nel momento più doloroso per la sua gente chiedeva alle istituzioni regionali e nazionali solidarietà per chi era rimasto senza casa. Stato di emergenza dichiarato con l’aiuto della Protezione Civile e primi finanziamenti arrivati da parte della regione Basilicata, oltre 160 mila euro, e dallo Stato quantificati in circa settecento mila euro. Le risorse della regione Basilicata, però,erano state assegnate nel sopralluogo del 14 gennaio, ma pervenute nelle casse del comune proprio nella circostanza della frana. Nell’immediatezza il Sindaco Francesco Mancini presentò un ulteriore richiesta per affrontare da subito le spese per creare una viabilità alternativa e per l’assistenza alle famiglie sgomberate. Attualmente c’è un monitoraggio continuo da parte dei tecnici nominati dal Governo, che con modernissimi radar cercano di capire come si sta evolvendo il fenomeno franoso, elementi utili alla messa in sicurezza. Dal punto di vista burocratico, sono pronti i moduli per richiedere i contributi di autonoma sistemazione, riservati alle famiglie colpite dal movimento tellurico. Il riferimento è alle categorie proprietarie di abitazioni distrutte in toto o in parte; abitazioni per cui è stato richiesto sopralluogo speditivo al fine della agibilità ed abitazioni il cui accesso è stato vietato dalle autorità comunali. Al 12 febbraio il Comune comunicava che la frana è ferma e che la zona rossa non è in fase di ampliamento. Dopo questo tempo, lo stato dell’arte sembra poter delineare una situazione in miglioramento. “Al momento confermo che il monitoraggio – precisa Francesco Mancini, primo cittadino di Pomarico, raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione- ci dice che c’è qualche piccolo movimento al centro della frana ma pare sia qualcosa di fisiologico”. Ora l’attenzione è rivolta verso il ripristino dei luoghi e la tutela delle famiglie che hanno perso le loro abitazioni. “Relativamente alle famiglie – sottolinea Francesco Mancini – in questa fase iniziale, l’ente ha deliberato di versare dei contributi minimi secondo la composizione famigliare al fine di attutire l’immediato disagio”. La questione prioritaria resta, in ogni caso, quella strutturale. “Per quanto riguarda la questione prettamente tecnica- precisa Mancini - lo stato di emergenza si divide in diversi steep con una durata di sessanta giorni dove è prevista la rimozione delle macerie, la quantificazione dei danni, la messa in sicurezza e il ripristino dei luoghi. Il tutto deve avvenire nel giro di sei mesi massimo. Entro i quali è prevista la formulazione di un progetto per rivitalizzare il luogo”. Un luogo che si immagina diverso da quello del passato. Non più case. “ Stiamo immaginando – dice il sindaco – una grande piazza oppure un anfiteatro che possa rivalutare il luogo”. L’attenzione non verrà meno per le famiglie disagiate. “Per quelle – conclude – stiamo pensato almeno a tre opzioni; abbiamo diverse case sfitte da valorizzare; costruire delle nuove strutture da assegnare a questi cittadini oppure dare un finanziamento”.

Oreste Roberto Lanza


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