L’incidenza dei decessi per tumori è superiore alla media della Basilicata ed in generale del Sud

 

In 21 mesi il comprensorio di Pisticci, centro in provincia di Matera, ha fatto registrato 359 morti colpite da patologie tumorali. Il dato è stato divulgato, nel corso di una celebrazione mensile, da Don Giuseppe Di Tolve, parroco-vicario del centro lucano, ambientalista e promotore di una singolare iniziativa: “Una messa per la vita, per non dimenticare”. A Pisticci, in Valbasento, l’incidenza dei decessi per patologie tumorali è superiore alla media dei tumori della Basilicata ed in generale del Sud Italia; mentre si avvicina a quella del Nord più industrializzato. Negli anni 60 e 70, arrivarono le fabbriche in seguito alla scoperta di estesi giacimenti di metano. Fu il gas il primo “volano” dello sviluppo moderno del territorio anche grazie all’impegno dell’allora presidente Eni Enrico Mattei. Arrivarono poi l’Anic,Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili, Snia, Dow Chemical, e negli anni successivi la Valbasento divenne un importante polo della chimica nazionale. Dopo cinquant’anni da quell’epopea, molte di quelle realtà hanno chiuso i battenti: al loro posto c’è una zona riconosciuta dallo Stato come meritevole di bonifica, il Sito d’interesse nazionale della Valbasento.

Ora la domanda che aleggia tra la popolazione è: l’industrializzazione selvaggia è stata la causa di tutte queste morti?
Nel 2016, un medico di famiglia Francesco Ferrara ha coinvolto altri 6 colleghi del centro basentano in un inedito report dal nome eloquente: “Indagine sulla patologia tumorale a Pisticci”. La ricerca, patrocinata dalla Simg, la Società italiana medicina generale è un monitoraggio retrospettivo sui dati dal 2008 al 2015 che ha riguardato 8200 pazienti e dal quale è emerso che il 3,7% delle persone monitorate soffre o ha sofferto di una patologia tumorale importante: soprattutto polmoni e prostata, ma anche tumori al seno ed al colon retto.
Da questi dati ha preso piede l’opera di sensibilizzazione mensile di don Giuseppe Di Tolve. “Se dovessi morire di cancro, sarebbe un omicidio”, recitava una delle locandine dei precedenti appuntamenti organizzati dal parroco: un vero e proprio monito per la politica e per la società civile, affinché il sacrificio silenzioso di chi è caduto in questa battaglia per il diritto al lavoro e alla vita non vada perduto. Il coraggio di indagare per conoscere in maniera dettagliata le cause che stanno facendo aumentare i tumori nell’intera zona è diventato, per don Giuseppe Di Tolve, il messaggio prioritario della sua vita sacerdotale.

 

Oreste Roberto Lanza

 

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