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Simbolo e ricordo del terremoto del 1980. Restano tante macerie di tipo psicologico

La storia racconta che Balvano, piccolo centro della provincia di Potenza, subì nei secoli disastrosi terremoti. Ma sicuramente quello che si ricorda per la sua drammatica cronaca è l’ultimo, quello del 23 novembre 1980, fu quello che lascio nella popolazione un segno indelebile. Questo sisma è diventato il simbolo di Balvano, un grande spartiacque della storia del paese. A quel disastroso appuntamento, Balvano, fu uno dei centri più colpiti della Basilicata, sia per numero di vittime che per i gravissimi danni subiti dal tessuto urbano.

Tra le macerie della Chiesa di S. Maria Assunta morirono settantasette persone, di cui sessantacinque bambini. La maggior parte delle vittime, morì nella Chiesa di S. Maria Assunta, dove il crollo di tutta la parte anteriore della Chiesa e del portale di ingresso bloccò la corsa verso la vita delle oltre 77 persone che si affrettavano ad uscire per strada. Dopo la parziale ricostruzione restano tante macerie: 10 persone su 100 hanno disturbi ansiosi e depressivi molto gravi con casi minori di psicosi depressivi e schizofreniche. Un dato confermato in diverse interviste dall’allora sindaco di Balvano e medico del luogo Ezio di Carlo. Un segno che resterà soprattutto nelle tante giovani vite spezzate e strappate troppo presto dalle braccia dei loro famigliari.
Gli altri eventi poi raccontano nell’arco della storia il terremoto del 1278, con un violento sisma che fece crollare buona parte del castello che poi fu ricostruito. Nel 1561 un nuovo terremoto causò un ulteriore crollo di una parte del castello e dell'abitato, vi furono 11 morti. Nel 1694 un nuovo terremoto causò, oltre agli innumerevoli crolli, che interessarono soprattutto la chiesa di S. Maria Assunta, 43 vittime. Nel 1857, quando Balvano contava circa 6000 abitanti, un altro gravissimo sisma sconvolse il paese: moltissime furono le abitazioni distrutte (soprattutto quelle della gente più umile, tirate su con materiali piuttosto scadenti) e le vittime.

 

Oreste Roberto Lanza


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