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Cabine di sanificazione, gel mani, mascherine in spiaggia e termoscanner. Tanti gestori valutano di non riaprire affatto

Gli italiani dovranno iniziare a pensare alle vacanze in modo diverso, inutile illudersi di poter tornare in spiaggia, perlomeno come lo si immaginava ogni anno. Scrivere il futuro su un vecchio copione non ha senso. Reinventarsi su concezioni mentali già viste non porta da nessuna parte. Niente partite a Beach Volley, nessun aperitivo sotto l’ombrellone con gli amici, nessuna passeggiata si potrà fare sulla battigia, non vedremo gare di tuffi dai trampoli, baby dance e bambini che in gruppo giocano e costruiscono castelli. Immaginare di poter fare le stesse cose di ogni anno con divisori e mille limiti non porta da nessuna parte. Serve una nuova visione di vacanza altrimenti, come tanti già vociferano, è meglio rinunciare al mare. Il virus Covid-19 sta nei fatti mettendo a rischio e in dubbio la stagione estiva ma soprattutto quella balneare. Se da una parte alcuni stabilimenti,andando incontro a costi elevatissimi e ad una drastica riduzione degli ombrelloni da poter mettere a disposizione di pochi fortunati, sono pronti a mettersi in gioco per trovare adeguate norme di garanzia sanitaria, dall’altra parte tanti gestori per questa stagione stanno seriamente valutando di non riaprire affatto. Costi eccessivi per una adeguata e certificata sanificazione quotidiana, aumento di personale, trovare dei termoscanner affidabili in giornate infuocate, assicurare distanziamento nei servizi igienici, in mare o in piscina, oltre che dover sicuramente poi fronteggiare un massiccio inquinamento delle acque ha già scoraggiato i più.


Il ministro Dario Franceschini ha chiesto al Comitato tecnico-scientifico un protocollo di sicurezza non solo per musei, teatri, eventi, cinema, alberghi, ma anche per le spiagge. Tra le idee che si leggono ad abbiamo quella che considera di predisporre all'ingresso degli stabilimenti balneari il famigerato termoscanner affinché chi risulta con una temperatura di 37,5 gradi non possa entrare, seppur di contro è difficile in estate e per di più in spiaggia immaginare una temperatura corporea stabile di tutti gli utenti, si è proposta un’autocertificazione in cui quotidianamente verrebbe dichiarato dal soggetto interessato "di non essere sottoposto alla misura della quarantena ovvero di non essere positivo al Covid-19", vietato l’accesso in spiaggia ai venditori ambulanti, ma non solo, c’è chi insiste per rendere obbligatori dei dispenser con igienizzanti per le mani e pertanto i clienti dovrebbero avere a disposizione anche kit con guanti, mascherine e gel, nonostante alcune associazioni di categoria si siano già discostate da quest’ultima ipotesi. Un’assurdità costringere la gente a tenere la mascherina sotto il sole o ad esporsi al sole dopo aver messo sulla pelle soluzioni alcoliche riferiscono alcuni gestori, per non parlare dell’inquinamento che si teme poi sulla spiaggia a causa dell’inciviltà di tanti. Gli esperti riferiscono che nel caso sarà a cura del personale degli stabilimenti far rispettare le regole di distanziamento: in spiaggia, in mare, in piscina, nei servizi igienici, nelle docce e negli altri spazi comuni.

La distanza base tra gli ombrelloni dovrebbe essere di almeno 10 metri, ma la realtà è che ad ora il problema non è la collocazione degli ombrelloni ma l’idea di un notevole aumento di personale e realizzare che gli aspetti pratici per la prossima estate appaiono ancora troppo distanti da quelli ideali e idealizzati. Dai colloqui in corso fra i tecnici del Comitato tecnico scientifico, quelli dell’Istituto Superiore della Sanità con gli interlocutori delle varie associazioni delle imprese balneari, riconducibili in gran parte ad Assobalneari (Federturismo Confindustria) le idee non mancano, ma restano da verificare e concordare prima dell’effettiva ipotesi di enunciare sulla loro base un protocollo di sicurezza condiviso. Mentre, scherzando forse, c’è chi si preoccupa di come faranno a sbocciare nuovi amori in riva al mare, siamo a maggio, il settore turistico è in defibrillazione e le criticità anche nelle soluzioni fino ad ora proposte restano notevoli. Una cosa è certa, ad ora nei protocolli proposti si escludono dj set in acqua, balli di gruppo e schiuma party, per la gioia forse di chi al mare andava per rilassarsi ma a discapito di un intero settore economico.

 

Silvia Silvestri

 


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