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Cna Basilicata: “A rischio la tenuta delle imprese e un favore all’abusivismo”

Il Governo sembra raggirare il problema e sollecitato a prendere ulteriori provvedimenti alla luce dell’elevatissimo numero di nuovi casi e di decessi, scarica responsabilità e limitazioni fuori asse. Nelle prossime ore verrà firmato un nuovo dpcm che avrà affetto immediato e che conterrà misure anti Covid più stringenti: il documento dovrebbe prevedere il coprifuoco alle ore 22,00 in tutto il territorio nazionale, con la chiusura anticipata di tutti i locali pubblici come bar, ristoranti e pub entro quell’ora. Da alcune fonti di governo si apprende che si va verso la chiusura delle palestre, dei parrucchieri, di estetiste e centri estetici, di cinema e teatri, anche se un intervento così deciso è probabile sarà valido solo per le Regioni con un indice di contagio particolarmente alto. Tutto tace sull’oscuro tema dei trasporti. Ancora una volta esclusa dal nuovo decreto la chiusura delle scuole, anche se ad oggi lo stesso Comitato tecnico scientifico raccomanda la didattica a distanza almeno per le scuole superiori. Come aveva già dichiarato la viceministra Anna Ascani chiaramente prima di arrivare a una misura drastica come quella della chiusura degli istituti scolastici, la prima opzione resta quella del potenziamento degli orari flessibili.

 

Intanto il Cna Basilicata: “Evitare restrizioni per acconciatori ed estetiste. Assicurano massimo rispetto di norme e protocolli. A rischio la tenuta delle imprese e un favore all’abusivismo”. Di seguito la nota integrale.

La piaga dell’abusivismo è in continua espansione nel settore dei servizi alla persona. Gli ultimi dati Istat confermano il dilagare di un fenomeno che mette a repentaglio la salute dei cittadini e la tenuta degli operatori che rispettano le regole, tanto più in questa fase di emergenza sanitaria nell’assicurare l’osservanza dei protocolli. Nel 2018 il tasso di irregolarità di acconciatori e centri estetici risultava pari al 27,1%. Si tratta del valore più alto osservato tra i vari settori e che supera di gran lunga quello medio nazionale (14,2%). Le imprese regolari del settore sono oggi chiamate a convivere con l’esercizio abusivo della professione. Il lockdown tra la fine di marzo e la prima metà di maggio ha messo in fortissima difficoltà le attività che riguardano la cura e il benessere della persona che risultano essere tra quelle maggiormente colpite dalla pandemia, essendo state, inoltre, tra le prime a chiudere e le ultime a riaprire.

L’abusivismo, oltre a mettere a repentaglio la salute dei clienti e a vanificare lo sforzo collettivo di contenere il contagio, getta discredito sulle imprese che operano nel rispetto della legalità. Anche per questo motivo va evitata a tutti i costi la possibilità di una seconda chiusura delle imprese del settore che dimostrano quotidianamente di operare con il massimo rispetto e rigore delle norme e dei protocolli di sicurezza e sono disponibili a confrontarsi con le istituzioni per individuare le soluzioni più efficaci. Nuove restrizioni invece rischiano di compromettere la continuità delle imprese e acuire il fenomeno dell’abusivismo rispetto al quale CNA sollecita da tempo un impegno ancora più incisivo da parte delle autorità locali affinché siano intensificati i controlli.

 

Silvia Silvestri


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