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Trascorsi quarant'anni dall'immane tragedia, Mattarella:"peggior catastrofe della Repubblica"

In Irpinia e in Basilicata ci sono due generazioni a confronto. Una che il terremoto lo ha sentito raccontare e che è nata e cresciuta in un contesto totalmente diverso da quello vissuto dalla generazione dei genitori e dei nonni, ma che ha vissuto tutte le conseguenze del terremoto e l’altra, appunto, quella che il terremoto lo ha visto e sentito in tutte le sue sfaccettature e che è diventata adulta in una calda sera di fine novembre, in un solo minuto e mezzo. Tra le due generazioni ci sono i luoghi, i paesi, i territori. Così diversi rispetto a “prima”. Così meglio collegati al resto del mondo rispetto a prima. Così belli, nuovi, ordinati e vuoti, rispetto a prima, tanto da diventare spesso qualcosa di diverso rispetto a prima e al prima. Vuoti non solo di persone. L’emigrazione era forte negli anni ’80: dalla Germania, dalla Svizzera, dall’America Latina e del Nord arrivava un flusso di denaro ininterrotto che spesso aveva come primo obiettivo quello di comprare o costruire casa. Ma anche in quel periodo in cui gli uomini erano lontano a cercare lavoro, più che fortuna, i paesi non erano vuoti. Le due generazioni sono ancora a confronto, anche oggi.

Anche 40 anni dopo la “malanotte”, come l’inviato del Mattino di Napoli, Gianni Festa, descrisse quella notte maledetta, anche tra chi non è mai uscito dal “cratere”, termine coniato dal meridionalista Francesco Compagna. Sono impegnate più che mai a lottare contro il vuoto. Un vuoto fatto di prospettive future, di dibattito, di progetti, di sogni, di idee su cosa fare oggi, ma soprattutto domani di questi luoghi bellissimi, rinnovati, ammodernati, resi finalmente accessibili e ospitali, ma che continuano a allontanare le nuove generazioni e a chiamare eroi quelli che restano. A 40 anni da quel maledetto 23 novembre 1980 il bilancio offre cifre con tanti “più”, ma altrettante con un “meno” davanti. “Più” e “meno” che però non si annullano a vicenda, ma che invece contribuiscono, tutti, a tracciare i contorni di quello che è stato negli ultimi quattro decenni. E che conducono a oggi, 40 anni dopo, e consegnano non solo un’Irpinia e una Basilicata diverse, ma un’Italia trasformata, più unita e più simile, nella quale parole come solidarietà, sostegno, protezione civile, volontariato, hanno assunto la forma di valori dei quali ormai non se ne può più fare a meno.

Anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una dichiarazione ha voluto ricordare questo tragico evento per il nostro Paese: "Sono trascorsi quarant'anni dall'immane tragedia provocata dal terremoto che devastò l'Irpinia e la Basilicata, colpendo anche parte della Puglia. Quasi tremila persone morirono sotto le macerie delle proprie case, o in conseguenza delle distruzioni di edifici. Tante vite non poterono essere salvate per le difficoltà e i ritardi nei soccorsi. Il numero dei senzatetto si contò in centinaia di migliaia: sofferenze, disperazione, sacrifici che si sono prolungati per anni nel percorso di ricostruzione. Nella ricorrenza del più catastrofico evento della storia repubblicana desidero anzitutto ricordare le vittime, e con esse il dolore inestinguibile dei familiari, ai quali esprimo i miei sentimenti di vicinanza. Anche il senso di comunità che consentì allora di reagire, di affrontare la drammatica emergenza, e quindi di riedificare borghi, paesi, centri abitati, e con essi le reti di comunicazione, le attività produttive, i servizi, le scuole, appartiene alla nostra memoria civile. Profonda è stata la ferita alle popolazioni e ai territori. Immensa la volontà e la forza per ripartire".

 


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