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Un antico borgo adagiato alle falde dell’imponente e rocciosa frattura della montagna Carpineto

È il borgo lucano conosciuto per la presenza dei murales ma anche come il paese delle Cantine. Sant’Angelo Le Fratte, a circa 40 chilometri da Potenza, oltre che per i suoi vicoletti, le stradine, la tranquillità che si respira e il buon vino che si assaggia in agosto, in occasione delle Cantine Aperte, ammalia con i suoi murales del centro storico che decorano le case, raccontando la storia di questo luogo millenario. Il paese, insieme a Satriano di Lucania e a Savoia di Lucania rappresentano la “Valle più dipinta d’Italia”. In tutto sono 1394 i suoi abitanti legati da forti legami parentali o di grande conoscenza dai tempi del primo vagito. Un antico borgo adagiato alle falde dell’imponente e rocciosa frattura della montagna Carpineto, che domina l’intera valle del Melandro, un luogo avvolto da una natura rigogliosa e incontaminata di un territorio collinare, ricco di sorgenti e coltivazioni di viti, uliveti e grano. Un borgo con una propria storia che si fa risalire per alcuni storici all’XI secolo a.C., altri al IV secolo a.C., con popolazioni di origine greca e romana, come testimoniato dal ritrovamento di una antica fornace di epoca romana. Intorno al nome dato al paese molte le ipotesi: in origine “Castrum Sancti Angeli de Fratis”, per alcuni a testimonianza dell’appartenenza alla chiesa.

Per molti storici invece la denominazione sarebbe connessa alla forte devozione della popolazione al Santo Patrono: l’Arcangelo Michele, mentre la seconda parte del nome “Le Fratte” deriverebbe dal participio passato passivo dal verbo latino “frango” (spaccare), con evidente riferimento alla montagna spaccata Carpineto. Molto del patrimonio culturale, di questo meraviglioso luogo, è contenuto nei bellissimi murales che appaiono dipinti vivi, reali, un vero presepe vivente. Incamminandosi alla scoperta del borgo si incontrano sculture marmoree e bronzee a grandezza naturale che sembrano trovarsi lì per accogliere il visitatore e condividere con lui un momento della vita quotidiana presente e passata e assicurargli la migliore ospitalità. Proseguendo si impone, allo sguardo, Palazzo Galasso, sede del Municipio, e, ubicate in una antica dimora storica facente parte del complesso municipale, si trovano 243 opere donate dal grande pittore in segno d’amore e di stima verso la cittadinanza del suo paese natio, Michele Antonio Saverio Cancro nella Pinacoteca Civica a lui dedicata. Da non perdere il “Presepe in Poliestere”, in esposizione permanente nella grotta del vecchio Convento basiliano. Patrimonio culturale, ma anche religioso: la Chiesa Madre, oggi denominata Santa Maria ad Nives, in origine del Sacro Cuore e San Michele, poi Santa Maria Maggiore, ricostruito in seguito al terremoto del 1694, è caratterizzato da un interno a tre navate a croce latina in cui si possono ammirare l’altare maggiore in legno dorato con ornamenti floreali, un crocifisso del 1726, alcune statue del XVIII secolo, come quella di San Michele Arcangelo, Patrono del paese, e un trono ligneo ad intarsio.

Di pregio sono i dipinti raffiguranti la Madonna del Rosario e la Natività, attribuiti al pittore lucano Giovanni De Gregorio, detto “Il Pietrafesa”. Particolare è anche la Chiesa dell’Annunziata, con all’interno un gruppo di statue raffiguranti la Pietà, un netto richiamo alle sculture tipiche dell’arte fiamminga. Il piccolo campanile a due spioventi conserva una campana settecentesca appartenuta al vecchio convento dei Frati Minori. Non può mancare, venendo in questo aggraziato, armonioso, armonico posto, un pensiero alla gastronomia che adorna il luogo. Al buon vino si legano le lagane accompagnate dai ceci o i cavatelli conditi in più modi. Stuzzicante la “ciambotta”, un piatto da non perdere: misto di verdure da assaporare rigorosamente con pane fresco. Insomma quando si arriva in questo luogo vieni subito accompagnato da un momento di silenzio, uno sguardo gentile, un buongiorno vero, ti accorgi che di qua passano le nuvole più belle, tanto da credere che in un posto così la morte non abbia residenza. In breve, siamo arrivati nel giusto tempo.

 

Oreste Roberto Lanza

 


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