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Parla l’ex sindaco di Potenza Gaetano Fierro: dobbiamo andare oltre gli Alburni

Grande Lucania. Un progetto, uno stato d’animo, un valore aggiunto, un sentimento storico. Prospettive su cui da tempo, diversi intellettuali e storici della Lucania, della parte cilentana della Campania e una parte della Magna Grecia, in particolare Taranto, promuovono dibattiti, formulano nuove azioni di contenuti, in alcuni casi raccolte di firme tra le popolazioni interessate. Un progetto che vuole unire tre regioni: il Cilento, la vecchia Lucania, una parte dell’antica Magna Grecia. L’idea, pare quella di far risorgere l’antica Lucania, la terra dei nostri progenitori con il mezzo della pietas, l’amore, la passione e la curiositas, la propensione alla conoscenza. Da tempo molti storici e intellettuali, chini sui libri e documenti, hanno preso contatti coi territori oggetto di indagine, hanno esaminato antichi percorsi, il corso dei fiumi, le testimonianze archeologiche , le mura dirute, fabbriche rurali, i poderi di antiche famiglie nobili e benestanti, palazzi gentilizi, chiese e cappelle, centri storici della valle di Diano, della valle d’Agri e della valle del Sinni; hanno preso atto della toponomastica utilizzando anche il contributo degli anziani.
Un progetto che porta con sé paesaggi unici, unicità nella diversità, luoghi ricchi di magie, con tesori da scoprire e approfondire viaggiando attraversando questi luoghi sfiorati dal vento del silenzio, dove la gente con la sua discreta riservatezza accoglie il viandante e lo trascina nei propri cuori facendolo diventare uno di loro. L’idea della Grande Lucania, approfondita da quasi un decennio pare sia venuta all'ex sindaco di Potenza Gaetano Fierro. Un progetto che vuole andare oltre i confini e i territori; uno scatto di responsabilità politica guardando con lungimiranza a concrete opportunità, che preservino la nostra regione dall’inevitabile sorte di divenire una riserva geriatrica.
“Noi dobbiamo andare oltre gli Alburni – chiarisce subito Gaetano Fierro – raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione – dobbiamo andare oltre Eboli, oltre le gravine, i calanchi perché la condizione demografica su di noi lucani incombe come la spada di Damocle. Ormai la popolazione lucana si sta esaurendo. Da qui a venti anni saremo ridotti ad una popolazione di appena trecento mila persone. Dove può andare una regione come la nostra con appena trecentomila abitanti. Se poi aggiungi l’idea della riduzione dei parlamentari da tredici a sette la dimensione visibile è quella di una regione con grandi ricchezze non sfruttate dalla classe politica, destinata ad una eutanasia naturale. Stiamo morendo e la gente lucana si lascia scivolare tutto con molta naturalezza”. Allora la Grande Lucania può diventare una svolta per il futuro di questa terra. “Tutto nacque nel 1806 quando un ministro francese, André François Miot, al seguito di Francesco Napoleone, aggregò gli 80 comuni, di questa bellissima zona, al salernitano. Di qui nacque la questione meridionale con una Lucania rintanata nelle montagne senza oltre centotrenta chilometri di costa che non hanno permesso a questa terra di respirare. Messi in gabbia senza consentire di guardarci intorno e di pensare alla costruzione di infrastrutture che proprio oggi appaiono necessarie. Oggi la Lucania è attraversata da due rette parallele. Sul tirreno dalla Salerno – Reggio Calabria e sulla parte jonica la Taranto – Reggio Calabria. Senza la Basentana, saremo completamente fuori dai grandi circuiti economici e umani del paese. La basentana, poi, è sprovvista di servizi; qualche presidio come la zona industriale di Potenza e Pisticci composta da piccole aziende che non assorbono neanche più manodopera. La disoccupazione giovanile intorno al quaranta percento e considerato che dalla Lucania scappano annualmente, per studio e lavoro, tremila cinquecento persone all’anno cosa resterà da qui a trent’anni in Lucania? Ecco che andare oltre con un progetto di una grande Lucania è necessario e vitale”.
Uscire dall’angolo, dai monti in cui è stata rintanata la Lucania appare necessario. “Dobbiamo riappropriarci del Cilento che si sente lucano– continua Gaetano Fierro – e dobbiamo guardare a Taranto perché dal mare arriva la civiltà, sul mare si costruiscono i porti, e le relazioni economiche e di sviluppo”. Magna Grecia al seguito della Grande Lucania. “Noi abbiamo bisogno di servizi – aggiunge Gaetano Fierro – si tenga presente che tutto il petrolio della Lucania finisce a Taranto, tutta l’acqua del Pertusillo arriva a Taranto, dove distribuiamo milioni di metri cubi di acqua per far funzionare l’Ilva e abbeverare tutta la provincia tarantina. A Taranto finisce la ferrovia e la Basentana; la logistica del metapontino e l’agricoltura utilizza il porto di Taranto. La grande Lucania si fa con la cultura e con l’economia. Si fa anche con il porto di Taranto sottodimensionato e l’aeroporto di Grottaglie che ha la pista più lunga d’Italia inutilizzata. Non si tratta di numeri fini a sé stessi. Un tale considerevole incremento demografico consentirebbe di superare gap limitativo dei 600.000 mila abitanti che è alla base della ripartizione delle risorse finanziarie statali in settori nevralgici e fondamentali, specie per garantire servizi essenziali alle nostre comunità e per superare le note carenze infrastrutturali”. La “Grande Lucania” pare l'unica arma che la Lucania ha a disposizione per sopravvivere dalla progressiva spoliazione amministrativa con cui da anni la nostra Regione deve fare i conti e non implodere su sé stessa e su errate logiche campanilistiche. Probabilmente Gaetano Fierro ha ragione; ma la politica locale cosa fa?

Oreste Roberto Lanza


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