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Al secondo posto per coltivazione vite biologica. Le tendenze all’Industry Book 2019

La Basilicata è al secondo posto in Italia per superficie coltivata a vite biologica. In Lucania, quasi due terzi della produzione è di vini di qualità. Un dato che colloca la regione al secondo posto in Italia tra le regioni per l'espansione della coltivazione biologica della vite. Questa è, in estrema sintesi, la fotografia del mondo del vino italiano e di quello della Basilicata resa dall’Industry Book 2019, lo studio che UniCredit conduce annualmente su tendenze, dinamiche competitive e prospettive di sviluppo e crescita del variegato comparto vitivinicolo nazionale.

L’Industry Book 2019 di UniCredit evidenzia che sul fronte della qualità i vini della Basilicata sono in forte sviluppo: nel 2018 quasi 2 bottiglie su 3, il 64% della produzione regionale, sono vini DOP o IGP, per un totale di quasi 60 mila ettolitri di prodotto. Un report che mostra come, in linea con la crescente domanda di vini biologici, anche in Basilicata è proseguita l'espansione della coltivazione biologica della vite. Nella Regione la superficie di vigne a coltivazione biologica ha sfiorato i mille ettari. La Basilicata, in particolare, è la seconda regione in Italia, che si distingue con una crescita del 49% della superficie coltivata a vite che è dedicato al biologico, occupando quasi la metà dell’intero territorio coltivato. Dati che collocano la regione lucana, in Italia dietro solo alla Calabria che registra il 51% della superficie coltivata a vite biologica.

Il 2018 ha visto la Basilicata portare a casa un risultato prestigioso ponendosi al 18esimo posto quanto livelli di produzione vinicola, con oltre 93 mila ettolitri, corrispondenti allo 0,2% della produzione nazionale. Il vino, insieme ai prodotti tipici e tradizionali della Basilicata, è parte integrante e distintiva del patrimonio culturale complessivo della nostra terra e delle nostre genti. Ricordiamo, infatti, che a dominare a lungo sull’intero panorama vitivinicolo regionale è stato l’Aglianico del Vulture, unica DOC lucana dal 1971 al 2003, anno in cui ottiene la certificazione a DOC anche il Terre dell’Alta Val d’Agri. Segue il Matera nel 2005 e il Grottino di Roccanova nel 2009. un prodotto enologico di pregio, rimane l’IGT Basilicata. Posizionato ai massimi livelli qualitativi è, invece, il recente riconoscimento a DOCG, denominazione di origine controllata e garantita, per l’Aglianico del Vulture Superiore e Riserva, un traguardo prestigioso che sancisce una svolta di mercato e che permetterà di veicolare ancora di più l’immagine della Basilicata enogastronomica a quella turistica.

Oreste Roberto Lanza


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