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È la sagra del Campanaccio che ogni anno sconvolge la quiete del piccolo paese

Un rumore cupo, fragoroso, assordante ha pervaso le strade e i vicoli, arrampicandosi fino alla maestosa Torre Normanna, dilagando tra i secolari ulivi della vicina campagna, per andare poi a morire lontano. È la sagra del Campanaccio, che, ogni anno, il 16 gennaio sconvolge la quiete di San Mauro Forte. Lo stato epidemiologico in atto e le regole da rispettare hanno però impedito quest’anno la tradizionale rievocazione del rito magico. E’ la prima volta che succede dopo molti anni. Neppure la guerra è riuscita ad arrestare il sentimento di liberazione che anima i suonatori di campanacci. Tuttavia la comunità nel suo insieme, amministrazione comunale Pro Loco e associazioni, pur nel rispetto delle regole, ha voluto in modo del tutto innovativo celebrare la ricorrenza. Alle 17.00 di sabato 16 Settembre, giornata che precede la festa di Sant’Antonio Abate, il suono dei campanacci è riecheggiato dai balconi delle case del paese. E’ stato sufficiente un invito attraverso i social per ottenere una grande partecipazione popolare a conferma di quanto la piccola comunità locale sia attaccata a tradizioni e cultura. Anche “compaesani” che vivono a Roma, Milano, Biella hanno raccolto l’invito partecipando attraverso i social.

Alcuni suonando il campanaccio dal balcone di casa e postando su Facebook. L’obiettivo è stato quello di rinnovare il rito e allo stesso tempo con il suono liberatorio delle campane lanciare un segnale di speranza e di prosperità in un momento così difficile per la comunità e l’intero pianeta. Parliamo di un rito antichissimo, legato alla festa di S. Antonio Abate e che introduce anche alle ingenui follie del Carnevale. Secondo la tradizione, gruppi numerosi di uomini di ogni età, girano per le strade del paese, provvisti di enormi campanacci. Il suono da scombinato e casuale, diventa cupo, unico, martellante. Alla discesa delle tenebre l’atmosfera diventa quasi surreale. Il bastone del caposquadra si innalza verso il cielo traslando i presenti in un mondo antico, quasi preistorico. I gruppi iniziano il loro girovagare, intorno alla chiesetta di San Rocco, dov’è custodita e venerata l’effige di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali.

Le campane si posano di tanto in tanto, giusto il tempo per gustare un bicchiere di vino offerto nelle cantine situate a nord del paese. Nessun antropologo è mai riuscito a datare con certezza l’avvio di questo evento. Di certo esso affonda le radici nei riti pagani propiziatori legati al culto della madre terra e della transumanza. Ai campanacci é attribuita una funzione apotropaica e propiziatoria. Ad essi tocca il compito di stornare ogni forma di malanno, come la grandine e di assecondare la fecondità dei campi e l'abbondanza delle messi. Legata al mondo contadino la tradizione si è mantenuta viva fino a quando l’economia rurale è rimasta quella prevalente. A San Mauro si continua a dare storia alla tradizione. A cominciare dall’indizione di un concorso on line che assegnerà un premio alla foto più significativa scattata durante le edizioni precedenti della manifestazione. I ragazzi delle scuole, invece, saranno impegnati a realizzare dei disegni che rimarranno esposti, a cura dell’amministrazione, nel salone consiliare.


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