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Nella galleria “Delle Armi” ci fu un gravissimo incidente ferroviario con più di 500 morti

La sciagura del treno 8017 quest’anno compie 77 anni. Nelle primissime ore del mattino di venerdì 3 marzo del 1944, nei pressi della stazione di Balvano-Ricigliano, in provincia di Potenza, nella galleria “Delle Armi” ci fu un gravissimo incidente ferroviario. Più di 500 persone, secondo i dati forniti dal Consiglio dei Ministri tra le 517 e le 600 persone, perirono nel grave incidente ferroviario, il più grave della storia. Il disastro di Balvano è il più grave incidente ferroviario per numero di vittime accaduto in Italia, uno dei più gravi disastri ferroviari della storia. Le indagini furono fatte in maniera sbrigativa e ragion di Stato congiurarono per una quasi completa rimozione dell'accaduto. Ad alcune tra le famiglie delle vittime, dopo lunghe vicende giudiziali, fu riconosciuta una modesta indennità, ma il loro desiderio è sempre stato quello di un'adeguata conoscenza e di un doveroso ricordo del dramma vissuto. Una strage, come ancora succede nella nostra attualità italica, con molti responsabili e nessun colpevole, con l'aggravante di essere ignota ai più. Alle 19:00, il treno 8015 partito da Napoli per poi diventare 8017, ripartì dalla stazione di Battipaglia, in direzione di Potenza, trainato dalle due locomotive a vapore FS 476.058 e 480.016 assegnate al deposito di Salerno. Era composto da 47 carri merce e aveva la ragguardevole massa di 520 tonnellate, molte di più di quelle previste in 350. Pochi gli scritti al seguito della vicenda che hanno cercato di approfondire fino alla radice l’evento.

 

Gianluca Barneschi, romano, avvocato nel settore della radio diffusioni e telecomunicazioni, è stato tra gli unici a lavorare alacremente sulla vicenda partorendo alla fine un libro da leggere attentamente: “Balvano 1944, indagine su un disastro rimosso”. Un testo di ben 308 pagine, escluse quelle dove vengono annotate nomi e cognomi identificati. Quelli rimasti anonimi fino all’ultimo finirono in una fossa comune. Il punto di non ritorno della galleria delle Armi fu identificato con la numerazione 127. In quel punto molti trovarono una morte dolce, altri tentarono una inutile fuga, altri, probabilmente i più, ebbero fiducia e con un fazzoletto al naso sperarono nei soccorsi, che arrivarono a tempo enormemente scaduto. Gli accertamenti del momento successivo, le relazioni degli alleati hanno in ogni caso evidenziato una circostanza netta: l’evento non si generò per colpe umane, ma di molto peggio: di negligenza.

 

A questo si addizionarono altri elementi pur importanti. L’utilizzo di un tipo di carbone molto inquinante fornito dagli alleati. Un peso distribuito su 476 metri di lunghezza del treno non a norma e con l’omissione del controllo alla stazione di Battipaglia. Il monossido di carbonio avvelenò oltre 427 uomini, tra i quali anche bambini, oltre 74 donne. Molti Campani ma anche molti lucani: il professore Vincenzo Jura, nato a Baragiano, in provincia di Potenza, una grande carriera professionale e universitaria sviluppatasi tra Roma, Sassari e Vienna. Nel lontano 2004 un parlamentare lucano, Peppino Molinari presentò una proposta di legge per istituire il 3 marzo giorno della memoria. Nell’attualità qualche consigliere regionale ha pensato di riprendere quella proposta trasformandola in legge regionale. Ma sembra ancora pochissimo.

 

Oreste Roberto Lanza

 


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