La giornalista lucana Marianna Trotta racconta della rinascita di Maratea

“Ci fermiamo qui”. Era il 23 marzo 1953 quando il Conte Stefano Rivetti con grande emozione, folgorato dalla vista di questa meravigliosa città esclamò quelle parole rimaste, probabilmente, segnate anche sulle pietre della perla del tirreno, Maratea. Un Conte, Stefano Rivetti,un Sindaco, Biagio Vitolo,simboli di una desiderata rinascita per una città che versava in condizioni precarie dal punto di vista economico ma anche sociale appena dopo la fine della guerra. A raccontare della rinascita di Maratea è proprio una marateota, Marianna Trotta, nel suo pamphlet“. Il Conte Stefano Rivetti- l’imprenditore gentiluomo” edito da Zaccara di Lagonegro. Giovane giornalista lucana, Marianna Trotta, da sempre impegnata nel raccontare i fermenti culturali e sociali della propria terra simbolo di bellezza di una Lucania che quando vuole, può. Era una giornata piovosa, quella del 23 marzo 1953, quando, da Biella, città produttiva del Piemonte, a un grande imprenditore di filati apparve dall’alto il sole, l’azzurro di questa magnifica località. L’autrice lo definisce un imprenditore gentiluomo per il suo stile, i modi e la capacità di saper ascoltare. Proporre con garbo e riservatezza, con volontà forte e decisa uno sviluppo possibile per questa comunità per anni vissuta nell’incertezza del proprio futuro. La scintilla fu appunto il Conte Stefano Rivetti a cui si aggiunse nel cammino Biagio Vitolo, prima podestà e poi primo cittadino per ben tre mandati. Un cambiamento culturale, sociale, soprattutto economico progettato e realizzato con l’ingegno e acume da questo conte venuto da lontano per portare un respiro nuovo. In ben 124 pagine c’è una prosa così unica, sicura, fresca, vitale, toccante e agile, quasi come se la stessa autrice volesse portare il lettore indietro nel tempo per fargli auscultare le voci di dentro di un passato rimasto indelebile. Un tempo in cui la volontà del fare, del crederci a tutti i costi trasformò un territorio rendendolo appetibile, attraente ai tanti avventori che per un attimo si fermano per godere il fascino di Maratea. Ci sono vicende, dettagli, voci, silenzi,emozioni, ci sono personaggi secondari ma non meno importanti che insieme con i protagonisti hanno dato luce a questo territorio, che comprendeva l’area montana lagonegrese. C’è dell’inchiostro buono che colora e rende visibile circostanze, storie, c’è anche il racconto della costruzione del Cristo sul Monte Biagio immaginato appunto dal Conte Stefano Rivetti che ne aveva prodotto uno schizzo; il completamento dell’opera portuale con l’individuazione di nuove zone portuali; l’idea di una funicolare su rotaia che collegasse la zona costiera alla parte montana; un collegamento tra la frazione Fiumicello al monte san Biagio,la costituzione del Consorzio per il Nucleo di Sviluppo Industriale del Golfo di Policastro, una strategia turistica pensata da Rivetti tutta da leggere. Un impegno senza respiro per una infrastrutturazione stradale che permettesse facili collegamenti con Maratea. Un impegno, quello di Rivetti, esteso tra Maratea, Praia a Mare e Scalea dove si impegnò per la costruzione di un aeroporto che dopo tanti anni pare stiano per nascere almeno i cantieri. C’è quel biglietto di auguri di Natale 1958 inviato alle proprie maestranze: “il reale miglioramento del tenore di vita, in cui Vi state avviando, rimarrà però frustrato se non unirete alla buona volontà di produrre un serio impegno di economia e di risparmio: state molto attenti agli sprechi ed alle spese voluttuarie”. A questo pensiero vale la pena aggiungere quello del suo amico di tante battaglie, Biagio Vitolo, nel suo messaggio del 2 luglio 1961, all’indomani delle dimissioni da sindaco. In consiglio comunale dice: “Le lotte devono consistere nello scegliere il meglio, per dare al nostro paese un’amministrazione operante,fattiva, volenterosa che abbia il coraggio di sacrificare il personalismo, e il proprio interesse per il bene collettivo”. Come si dice nei piccoli vasi si trova il meglio. È proprio cosi in poche pagine c’è un animo gentile che non riesce a dimenticare le proprie origini, quelle feroci identità che tengono il nostro essere lucano fino all’ultimo in vita. Ricordare fa bene, Marianna Trotta ha dato alle stampe una grande testimonianza di come potrebbe tornare ad essere la nostra terra se soltanto ne fossimo un tantino orgogliosi e appassionati. Del resto nella vita i ricordi più belli non sono quelli del bene goduto,ma del bene compiuto, di questo Stefano Rivetti ne andrà sempre fiero per la sua Maratea.

Oreste Roberto Lanza


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