L’autore lucano dà vita ad una storia di fiducia, affetto e amicizia ritrovata

“Il tempo di un soffio”, edito da Les Flâneurs Edizioni è il nuovo romanzo dello scrittore lucano, di Pietragalla, Donato Di Capua. Sulla copertina del romanzo, il dipinto di Ilaria Moscardi, pittrice e grafica, vincitrice, alla seconda edizione della Biennale Internazionale di Bari e area metropolitana, del primo premio nella sezione “Arte Figurativa”. È il quinto romanzo dato alle stampe in poco meno di sei anni. Il libro mi è pervenuto con una dedica: “l’accoglienza è un messaggio di insegnamento di Dio, è l’unica forma di gentilezza che ci eleva al di sopra di ogni pregiudizio e permette di vivere una vita gentile”. Un romanzo gentile che racconta come il termine accoglienza, questo sostantivo femminile, può diventare un farmaco gentile per dare un senso diverso al nostro futuro di uomini e donne gentili. Un romanzo che racconta una storia di fiducia riconquistata, di affetto ritrovato e dell’amicizia con Giusy e Marco; sentimenti profondi in grado di superare ogni barriera. Una vicenda che parla di leggi universali e non di razze; di sentimenti e linguaggi che vanno oltre la lingua, la cultura, il colore della pelle, che si spingono ben al di là dei confini territoriali entro i quali tentiamo a rinchiuderci per paura del diverso. Un viaggio della speranza dall’Egitto verso l’Italia verso una vita nuova, dove la musica diventa un soffio per un nuovo tempo di crescita e formazione del protagonista. Una storia di immigrazione con il lieto fine quasi come una speranza che si possa realizzare concretamente nei nostri cuori. Duecentosessantasei pagine divise in quarantatre brevi capitoli scritti con armonia e linguaggio semplice, con particolari, momenti e circostanze di crescita di Khalil pungolato dove la scoperta di un pianoforte lo porterà a diventare un direttore d'orchestra amato e rispettato. Un uomo che riuscirà governare musicisti e strumenti in una sinfonia in grado di commuovere e incantare. Una musica non soltanto fatta di suono ma anche di parole ricche di emozione e di senso alto. Pagine di ottimismo, fiducia, di non arrendersi mai allo sconforto, alle difficoltà di questa vita terrena. Tanti pensieri profondi e belle parole. Quel pensiero di Khalil da leggere nell’ultimo capitolo probabilmente fa da sfondo per gli altri: “la vita mi ha buttato in acqua e avevo imparato a nuotare, poi aveva cercato di tenermi giù la testa, e io avevo imparato a trattenere il fiato, adesso ero diventato parte di quell’essenza, ero corrente, mulinello, ero vento che gonfiava le vele, ero blu intenso, ero abisso”. Penna e colore con cui Di Capua riesce a creare un’istantanea nitida in cui la musica stringe forte l’anima e azzera qualsiasi pregiudizio. Dopo averlo letto il lettore penserà che scrivere romanzi significhi prendersi cura degli altri raccontando storie importanti. L’obiettivo di Donato Di Capua, probabilmente è proprio questo: un libro può cambiare la vita e il modo di pensare il proprio tempo.

Oreste Roberto Lanza


0
0
0
s2sdefault