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Le tesi del libro del giornalista Sanvitale e dell’esperto di crimini Armando Palmegiani

Ventisei anni fa, Elisa Claps veniva vista per l'ultima volta nella chiesa della SS. Trinità di Potenza, quella che sarebbe stata il suo sepolcro per ben 17 anni, fino al misterioso ritrovamento del 17 marzo 2010.Da settembre scorso l’argomento è tornato all’attenzione anche dei lettori, con il libro di Fabio Sanvitale, giornalista investigativo, scrittore e Armando Palmegiani , esperto della scena del crimine, dal titolo “Il caso Elisa Claps, storia di un serial Killer e delle sue vittime”, Armando Editore. Un libro diverso dal solito con una ricostruzione cha appare rigorosa e per certi aspetti puntuale, minuziosa, ragionata attraverso tanti atti giudiziari e verbali dell’epoca. Un bar scelto come rifugio dai due autori per riparlare e scrivere nuovamente di Elisa Claps. Sono pagine scritte con un intento e una visione nuova, una sorta di rielaborazione di ogni singolo episodio di una bruttissima storia che ha intimorito, emozionato e rammaricato gli animi e i cuori di ogni singolo lucano.


Un libro come un lungo viaggio dove i due autori riescono con molta semplicità a guidare il lettore attraverso colpi di scena, depistaggi ma soprattutto evidenze incredibilmente negate. Un lavoro ben fatto, come un giallo d’autore la soluzione sembra a portata di mano eppure rimane sempre sfuggente. Vi sono pagine, dove in alcuni momenti, il confine tra realtà e romanzo appare veramente labile. Una ragazza adolescente, probabilmente ingenua, da un grande sorriso scompare nel giro di pochi minuti, domenica 12 settembre 1993, dopo essere uscita da casa alle 11,00 per incontrarsi con una sua amica una tale Eliana De Cillis. Il pomeriggio dello stesso giorno il fratello Gildo e il padre, Antonio Claps, si recano in questura per denunciare la scomparsa della figlia. Il 14 settembre 1993, cioè 48 ore dopo i fatti, la Polizia riferisce la notizia di reato alla Procura e il Pubblico Ministero Felicia Genovese dispone l’apertura di un procedimento penale per omicidio volontario commesso da ignoti. Venticinque capitoli in 183 pagine per raccontare di un fatto tragico avvenuto in una Potenza spesso distratta. Coinvolgimenti e capovolgimenti continui dove il protagonista resta, per tutta la durata della lettura, il siciliano Danilo Restivo che subirà la giusta pena. Ma il lavoro degli autori è talmente accurato e profondo che lascia spazi aperti e non totalmente chiariti su eventuali persone che sapevano, potevano sapere e non ha detto subito. C’era chi conosceva e non ha detto al momento, chi aveva intuito e si è tenuto il segreto per sé. Probabilmente i resti della Claps potevano venire alla luce già tre anni dopo la scomparsa e non il 17 marzo del 2010 da parte di un operaio rumeno Corneliu Todilca. Un libro da leggere con attenzione, con il solo desiderio di capire fino in fondo una vicenda che non potrà essere dimenticata facilmente.

 

Oreste Roberto Lanza


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