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sentinelle del mattino

 

La morte e la speranza per meglio conoscere Gesù e la destinazione della vita

Il suo piccolo impegno letterario è dedicato “a conoscere meglio Gesù Cristo e la destinazione della vita”. Il titolo è “Sentinelle del Mattino”, un pamphlet di appena 100 pagine, scritto da don Giuseppe Calabrese, nato a Bari, attualmente vicario parrocchiale a Bernalda, centro in provincia di Matera. Il suo, è un lungo cammino verso lo studio della religione, pura e semplice. La teologia, come i rituali, gli esseri divini, la storia delle religioni ed il concetto di verità religiosa. Pagine fluide, semplici con un pregiato obiettivo: presentare la vera chiesa, quella che sa commuoversi, piangere, coinvolgere. Una comunità che sa interrogarsi e rispondere ai grandi temi della nostra vita terrena. In particolare, la morte, la paura, il dolore, la tristezza dell’angoscia del trapasso e di quelli che vengono provati dal lutto.
Una Chiesa, quella del giovane autore, che non rinuncia a credere e ad annuncia¬re che chi muore “esce dal tempo ed en¬tra nel presente dell’ultimo giorno”.

Il “don Pietro” così viene identificato, è colui che non esita a sacrificare attorno al fuoco le ore del riposo per condividere le domande dei suoi scout e il loro bisogno di “co¬noscere di più”. Un libro come fonte dove potersi dissetare dai tanti dubbi che il nostro oscuro e scapigliato tempo propone quotidianamente all’uomo in genere. Infinite le domande che si odono dal respiro forte e deciso da questi giovani scout: “La morte è una domanda a cui ognu¬no deve dare una risposta”; “Io vorrei sapere cosa mi aspetta per¬ché quando verrà non mi trovi imprepa¬rato”. “La morte è la fine di tutto” - dice Francesca - non credo che essa abbia un senso e che esista qualcosa dopo la morte. Penso che la vita sia tutta qua, su questa terra”. La morte bussa continuamente alla porta della nostra vita quotidiana. Oggi più che mai è un tema reso presen¬te per i mezzi di comunicazione e d’infor¬mazione del mondo. Molto spesso ridotta ad uno spettacolo.
Un dibattito tra fede e scienza, tra teologia e filosofia, scienza del dubbio, che tante volte più che allontanare riesce, alla fine ad avvicinare. Belle le parole di “Don Pietro” rivolte ai ragazzi: “Non c’è né lotta, né opposizione né conflitto tra la scienza e la fede, come non è vero che una cosa che non si può vedere non significa che non esista, esiste una certezza meravigliosa, la fede e la ra-gione sono come le due ali con le quali lo spi¬rito umano s’innalza verso la contemplazione”. Sono pagine di grande effetto, al cospetto di una nuova generazione che sente il bisogno di parlare di cose serie, vere, essenziali di una vita come origine e come fine donata da Dio per generare e rigenerare la bellezza composta da pace e amore. Le pagine finali posseggono un’emozione in più. Nel capitolo “cara chiesa ti scrivo”, si chiede: cos’è la speranza? Dice Don Pietro: “Se dovessi spiegare ad un bambino cosa sia la spe¬ranza, su due piedi rimarrei spiazzata, ma riflettendoci bene arriverei ad una conclusione: quella che ti fa rialzare nonostante le ossa rot¬te; è quella forza nascosta che non sai di avere e che riscopri solo quando sei con¬vinta di non avere più niente”. Un libro da portare sempre con noi per aprirlo quando il cielo si fa scuro e quando il nostro cuore si è fatto rigido per il tanto freddo accumulato.

 

Oreste Roberto Lanza


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