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Nel libro del lucano Labanca si può ritrovare tutta l’essenza e il profumo della vita della nostra terra

Si potrebbe definire la poesia, come un attimo, un momento che vola via. Un soffio, un respiro, un qualche cosa che bussa al cuore e all’animo e a volte ne dissipa l’attimo struggente e buio di una brutta giornata. La poesia fa eco nel cuore della gioventù, in cui l’amore deve ancora nascere. Può essere il presagio di tutte le passioni, all’occorrenza fa piangere giovani, vecchi, piccoli, grandi uomini e donne. La poesia con il trasparente inchiostro riesce a raccontare il silenzio della montagna, la solitudine dei paesi arroccati sui monti, l’amenità dei boschi, la bellezza delle vallate, la vita a contatto con la natura. Riesce a raccontare la storia, la quotidianità di una comunità lasciandole impressa sul proprio cammino la memoria che diventa indelebile per chi verrà. Su questi temi si sono ispirati i poeti lucani, inclini alla nostalgia del borgo natio, specie se costretti a vivere altrove; alla previsione negativa del futuro o alla parabola che da una condizione subalterna assurge a protagonista del proprio riscatto.

Se per un attimo sfogliamo le oltre duecento pagine del libro del lucano Vincenzo Labanca “Antologia di Poeti Lucani” possiamo ritrovare tutta l’essenza e il profumo della vita della nostra terra. Una vera silloge divisa tra poeti defunti e poeti viventi, in totale all’incirca 100 di questi lucani, che non rappresentano i tanti, ma una obbligata selezione. Poeti del medioevo, del cinquecento, del seicento, del settecento, ottocento, novecento fino ad arrivare a quelli contemporanei ancora in vita. La premessa è dedicata come dovuto al nostro Quinto Orazio Flacco da Venosa con la menzione di scritti e versi che hanno ancora una forte attualità. Isabella Morra da Valsinni, nel cinquecento; del materano Tommaso Stigliani, nel seicento; del castelluccese Gaetano Arcieri, nel settecento; il senisese Nicola Sole nell’ottocento; Leonardo Sinisgalli, il tursitano Albino Pierro, il tricaricese Rocco Scotellaro, il potentino Vito Riviello, nel novecento. Poi quelli contemporanei a cui fa da capofila Mario Trufelli con i suoi versi emozionanti “Lucania”.

Solo per citarne alcuni dei tanti di questa antologia di versi, pieni di emozione, dove i protagonisti cantano il sogno, la speranza, il dolore, finanche la povertà di giornate perdute. Si dice sempre che la poesia sia l’arte povera dell’uomo, ma non si dice che nella povertà c’è vita vera ed essenziale, mista di orgoglio, sudore, creatività e immaginazione. La poesia può fare tante cose risvegliare un paese addormentato ma può aiutare l’uomo a ricordargli i propri limiti quando il potere lo spinge verso l’arroganza. Alla fine possono morire i poeti ma non la poesia perché essa probabilmente è infinita come la vita. Per questo vale la pena comprare questo libro, in fondo la poesia aiuta a non invecchiare.

 

Oreste Roberto Lanza


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