L'acqua è un bene che va narrato nelle sue molte fasi di nascita e di cammino

Il pensiero di tanti, di molti, è che l’acqua è un bene prezioso per il mondo intero e per ogni essere vivente. Khalil Gibran, poeta, pittore e aforista libanese naturalizzato statunitense, a proposito diceva: “in una goccia d’acqua si trovano tutti i segreti degli oceani”. Si potrebbe aggiungere che all’interno di una goccia si può trovare anche la storia di un popolo, di una comunità, delle genti che utilizzandola per dissetarsi, hanno lasciato in dono la propria storia, la propria vita. L’acqua porta le storie, sull’acqua si sono fondate le civiltà, “Le vie dell’acqua”, piccolo pamphlet della serie “Civiltà Appenino” a cura della fondazione Appennino, ha come obiettivo narrare la nascita di un cammino, quello dell’uomo che ferma l’acqua per migliorare la condizione umana per far avanzare il progresso e per tutelare la natura stessa.

Insomma l'acqua è un bene che va narrato nelle sue molte fasi di nascita e di cammino. Ogni regione d'Italia ha le sue fonti, ha i suoi torrenti e i suoi fiumi. Non c'è paese che non debba la sua esistenza a un fiume o a una sorgente. In oltre cento ottanta pagine, sette scrittori, raccontano la storia di sette fiumi e una battaglia: restituire all'Appennino il ruolo di dorsale simbolica del nostro paese, raccontandone la storia attraverso i corsi d'acqua che sgorgano dalle sue montagne. Ogni borgo deve la sua esistenza a un corso d’acqua o a una sorgente che disseta l’uomo gli animali o che irrighi le campagne. L’acqua è vita, storia e identità, racconto prelibato di un passato e di un presente vero.

Ci sono i racconti di Laura Bosio, Guido Conti, Donatella Di Pietrantonio, di Carlo Grande, dello scrittore lucano, di Atella, Giuseppe Lupo(bella la frase: “la storia sceglie i corsi d’acqua lungo i quali transitare, lasciando intatte le sue infinite contraddizioni e i suoi perché”), Laura Pariani e quello del giornalista melfitano Raffaele Nigro con il racconto “il fiume e la storia”: “il fiume è la storia. È metafora della storia. Sempre in viaggio dai luoghi dove nasce e dove approda, nel delta e negli estuari del mare. Mentre cammina incanta la flora, la costringe a colorarsi di fiori, a rinfrescarsi di erba e di nuovi virgulti”. Sono pagine di emozione e di passione per un lavoro ben fatto che, nel piccolo, riesce a raccontare un tempo essenziale di vita vera dove l’acqua è stata ed è ancora il riassunto della propria quotidianità, del proprio passato e della speranza per un buon futuro.

 

Oreste Roberto Lanza