Parte il 2017, accompagnato dai rituali auspici positivi e dai propositi di fare bene e, se possibile, meglio rispetto all’anno appena passato. Con il nuovo anno, però, parte in sordina una nuova e fondamentale stagione politica che sarà scandita da immancabili appuntamenti elettorali.
Il 2016 si è chiuso con la bocciatura della riforma Boschi e con un nuovo governo nazionale, cose che molti hanno visto come brusche frenate del percorso riformatore del nostro sistema paese o, peggio, come un ritorno al passato o un impantanamento nella palude della irriformabilità dell’Italia.
La politica è per sua natura evolutiva. Per bloccare i processi democratici occorre ricorrere alle dittature, che, come ci insegna la storia, altro non fanno che spingere negli ipogei delle dinamiche sociali e ideologiche, le immancabili e irrinunciabili vicende dei percorsi della storia.
Nessuna palude, dunque, né ritorno al passato, giurassico o mesolitico che sia, ma un continuum sulla linea della storia che guarda inevitabilmente avanti, nel rispetto della natura del tempo, che è diacronico, e la politica è una delle attività umane che più di ogni altra può dirsi diacronica, nella quale nulla accade per caso o per avventura, o peggio, come alcuni sostengono, perché nuovi e diabolici marchingegni, come la tanto decantata “post-verità”, inquinano le acque degli avvenimenti. Gli avvenimenti scorrono, non sono mai acqua stagnante, per cui è difficile inquinarli senza ricorrere a null’altro che alla menzogna e alla falsità.
Per questo non credo alle rivoluzioni e alle palingenesi della democrazia, soprattutto se vengono da movimenti che non hanno nei loro meccanismi vitali la collegialità di organi democraticamente eletti e si appellano a un vago quanto plasmabile tribunale del popolo.
L’anno che abbiamo davanti rappresenta un appuntamento importante per l’esercizio della democrazia, ma un test elettorale alquanto modesto. Si voterà in 990 comuni, tra cui quattro capoluoghi di regione, mentre il rinnovo del parlamentino siciliano sarà la prova politica di livello più alto sulla quale si potrà misurare il termometro del trend nazionale, anche perché in questa regione si voterà anche per le amministrative di Palermo. Per il resto non ci saranno grandi città al voto. In Basilicata si rinnoveranno 24 consigli comunali, di cui 19 in provincia di Potenza e 5 in quella Matera. Anche nella nostra regione, dunque, il test sarà alquanto limitato.
Questo permetterà di sganciare la competizione amministrativa dalle grandi tematiche nazionali, che a volte distorcono e limitano il confronto locale, e di concentrarsi sulle problematiche territoriali, permettendo così di misurarsi sulla conoscenza dei problemi delle comunità, sulla competenza nell’affrontarli e sui programmi che si sottopongono ai cittadini.
Una situazione ideale per fare delle elezioni amministrative altrettanti laboratori di progetti politici e per non finire con lo scimmiottare atteggiamenti e slogan nazionali che spesso nulla hanno a che vedere con le realtà locali.
Una manna dal cielo per una politica che gracida in mezzo al guado di problemi irrisolti, assenza di prospettive, impoverimento delle famiglie e stagnazione dello sviluppo territoriale, il cui confronto è troppo spesso intorbidito da populismi e antipopulismi di maniera, da ipocriti conati di antipolitica, che è sempre di moda, e da rampantismo giacobino che offre a buon mercato illusioni di soluzioni rivoluzionarie via web.
Nel mare di cotanta insufficienza di politica si può ripartire dalle amministrazioni locali, che possono diventare i luoghi reali in cui la politica incrocia i veri problemi della gente e si misura con essi, realizzando l’unico reale obiettivo per cui gli uomini possono continuare a cimentarsi in questa antica e complessa arte: migliorare la società in cui viviamo e renderla più giusta ed equa, senza lasciare indietro nessuno e soprattutto senza seminare odio, spacciandolo per dissenso e facendone nascere null’altro che confusione e inutili guerre.

Francesco Addolorato

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