È stata netta la pronuncia depositata della quinta sezione penale della Cassazione in riferimento all’aggressione dei due cittadini extracomunitari avvenuta in un circolo di Gallarate, in provincia di Varese. Durante l’aggressione, alle vittime era stata rivolta la frase «che venite a fare qua, dovete andare via». Un’espressione che, rileva la Suprema Corte, può assumere addirittura il rilievo di odio razziale. «La circostanza aggravante della finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso -scrivono i giudici - è configurabile in espressioni che rivelino la volontà di discriminare la vittima in ragione della sua appartenenza etnica o religiosa». Questo è quanto enunciato dalla Corte di Cassazione, la quale ha confermato la condanna già inflitta all’uomo imputato per concorso di lesioni a danno di due stranieri. La «discriminazione razziale», sulla base di quanto espresso dai giudici, non si ha solo quando «l’espressione riconduca alla manifestazione in un pregiudizio nel senso di inferiorità di una determinata razza», ma anche quando «la condotta, per le sue intrinseche caratteristiche e per il contesto in cui si colloca, risulta intenzionalmente diretta a rendere percepibile all’esterno e a suscitare in altri analogo sentimento di odio etnico e comunque a dar luogo, in futuro o nell’immediato, al concreto pericolo di comportamenti discriminatori». In questa circostanza, stando a quanto stabilito «le frasi pronunciate erano ritenute chiaramente espressive della volontà che le persone offese, e gli altri cittadini extracomunitari presenti ai fatti, lasciassero il territorio italiano a cagione della loro identità razziale». Fatti simili si susseguono ed è difficile avere una conferma quantitativa del fenomeno anche se dato certo è che nell’arco di pochi mesi le segnalazioni avute sono assolutamente significative rispetto a quelle degli anni scorsi.Il clima politico che si è creato negli ultimi mesi non favorisce situazioni differenti ma fortunatamente la giustizia è immune da qualsivoglia preclusione o pregiudizio razziale.

Silvia Silvestri


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