Costruire il futuro dei propri figli autistici è ormai uno dei compiti connaturati all’essere genitori per chi questa realtà la vive ogni giorno e sulla propria pelle. E il più delle volte sono proprio i genitori a spremersi le meningi per inventarsi una strada possibile per il futuro di quei figli autistici per i quali le istituzioni continuano a immaginare solo centri residenziali e laboratori precostituiti.
È per questo che in varie realtà stanno nascendo progetti innovativi e originali sui quali si scommette per mettere a valore i talenti delle persone con autismo, troppo spesso e a torto giudicate lontane dalla realtà e addirittura prive di un progetto di vita su se stessi.
Tra questi progetti ve n’è uno che non è solo originale per il contesto in cui nasce, ma è anche coraggioso per l’impatto che punta ad avere sul mondo lavorativo a cui si rivolge. Si tratta di “Modelli si nasce”, nato da un’idea di genitori che intendono scommettere sulla abilità dei propri figli, non rassegnandosi alla convinzione diffusa che gli autistici possano svolgere solo lavori legati all’agricoltura o alla manualità, ma che sono in grado, come tutti, di perseguire i propri desideri e i propri sogni.
Nasce così l’idea di tentare l’inserimento nel mondo della moda preparandoli a posare da veri e propri fotomodelli per realizzare un book fotografico tutto dedicato a loro. Chi l’ha detto che il mondo della moda è solo frivolezza e vanità? Può anche essere un modo per coltivare l’autostima e far sognare ragazzi che inseguono i sogni come tutti gli altri. Solo chi ha la sensibilità di ascoltarli da vicino, di mettersi sulla loro stessa lunghezza d’onda ed entrare con discrezione e amore nel loro mondo può afferrare un tale desiderio e aiutare un ragazzo autistico a realizzarlo.
Fra i promotori dell’iniziativa c’è una coppia lucana trapiantatasi a Roma per offrire al proprio figlio autistico maggiori opportunità di cura e servizi più efficienti.
Le varie fasi del progetto sono seguite da professionisti e operatori esperti di autismo perché alla base di tutto c’è la realizzazione di un percorso di inserimento psicosociale e lavorativo adeguato ai ragazzi. Le professionalità del mondo della moda che vengono coinvolte sono anch’esse molteplici, e tutte sono a servizio di ragazzi che, seppur con qualche difficoltà di apprendimento e con un mondo tutto da esplorare, hanno una inespressa voglia di realizzare la propria personalità e i propri desideri, affiancati da professionisti esperti di autismo che li seguiranno fino a quando li riterranno pronti per realizzare il loro book fotografico.
Il lavoro che ne verrà fuori sarà poi sottoposto ad aziende interessate che valuteranno la possibilità di inserire i ragazzi in esperienze lavorative vere e proprie, associando il proprio brand a un social label di grande valore che porta un nome emblematico come quello di “Modelli si nasce”. Il nome del progetto, infatti, rivela un significato che va al di là della professione di fotomodello, e che è quello del modello di vita delle persone autistiche, che viene proposto alla società come esempio positivo e propositivo, riluttante alla compassione e al pietismo sociale e desideroso di mettere i propri talenti a servizio della società, come tutti gli altri.
Nel progetto che i genitori hanno pensato per i propri figli autistici c’è un grande desiderio di normalità e di futuro, che si propone oggi come inclusione sociale e lavorativa e che punta per domani a un ‘dopo di noi’ che non è l’orizzonte del centro residenziale inteso come parcheggio, ma quello di una qualità della vita fatta di autonomia e soddisfazioni. Proprio come qualunque altra persona. Un modello di vita fra tanti modelli di vita, diverso ma non inferiore, che non propone un mondo diverso, ma soltanto un modo diverso di vedere lo stesso mondo nel quale tutti viviamo.


Francesco Addolorato
 

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L’Asm di Matera punta ad alleviare una delle situazioni più dolorose e controverse che riguardano le famiglie di persone con autismo: la cura e la presa in carico degli autistici in età giovanile e adulta.
Si tratta di un problema molto sentito e finora irrisolto che nasce dalla assurda condizione delle persone autistiche che, superato il diciottesimo anno di età, diventano invisibili al sistema sanitario e vengono assimilati, per ciò riguarda la patologia, a generici disturbi del comportamento. In pratica è come se, varcata la soglia della maggiore età, gli autistici non fossero più autistici.
Questa circostanza assolutamente illogica e ingiusta, è portata all’attenzione delle istituzioni ormai da anni e, finalmente, sembra che qualcosa si muova. E soprattutto che si muova anche in Basilicata. Grazie alla presenza operosa della Fondazione Stella Maris Mediterraneo, il centro per l’autismo di Matera e quello di Chiaromonte stanno divenendo ormai punto di riferimento per l’itero Mezzogiorno. Ma un altro tassello importante nel complesso mosaico degli interventi sulle persone affette dallo spettro autistico è quello che è stato posto lo scorso 25 giugno nell’incontro che si è tenuto presso la Direzione Generale dell’Asm con il dottor Roberto Keller, specialista in psichiatria e neuropsichiatria infantile, e responsabile del Centro pilota della Regione Piemonte per i disturbi dello spettro autistico in età adulta. Si tratta di un ambulatorio in cui opera un team multidisciplinare formato da psichiatri, psicologi, educatori e specialisti di Salute mentale che accompagnano i pazienti lungo un percorso che va dalla diagnosi fino a programmi di formazione e inserimento lavorativo, sul cui modello la Fondazione Stella Maris Mediterraneo, di intesa con l’Asl di Matera, intende realizzare un polo in Basilicata.  Un ambulatorio territoriale che sia un centro di consulenza specialistica per valutazione, diagnosi e orientamento di intervento nei confronti dei soggetti adulti affetti dai disturbi dello spettro autistico. L’incontro con il dottor Keller è stato fortemente voluto dal commissario della Asl di Matera Pierino Quinto e dal presidente della Fondazione Stella Maris Mediterraneo Mario Marra, e vi hanno preso parte commissario dell’Asl Potenza Giovanni Chiarelli, il primario di neuropsichiatria infantile di Matera Andrea Gemma, e le associazioni che si occupano di autismo.
Da queste ultime sono arrivate diverse sollecitazioni, legate alla mancanza di continuità diagnostica e di presa in carico, e in alcuni casi addirittura di assenza totale della possibilità di diagnosi, che lascia la persona autistica e la sua famiglia nel più assoluto abbandono. Dalle associazioni è venuta così la richiesta di dotare gli ambulatori e le strutture di psichiatria di personale e ambienti specifici per la presa in carico degli autistici, possibilmente diffusi sul territorio e legati alle strutture sanitarie territoriali.

Il dottor Keller nel suo intervento ha presentato, dopo un’accurata relazione sugli aspetti clinici e comportamentali dell’autismo, il modello di intervento del centro pilota che dirige. I pazienti attualmente in carico presso la struttura piemontese sono 500 (dai 16/17 anni agli 82) e seguono un percorso che va dalla diagnosi (il 20% dei pazienti tra i 18 e i 64 anni attualmente non ha una diagnosi) fino a programmi di formazione e inserimento lavorativo. Il lavoro si basa su interventi di un’equipe in cui tutti gli operatori, pur nella diversità delle loro funzioni, sono formati sull’autismo. Ogni intervento si articola in modo gerarchico: si inizia a lavorare necessariamente prima sulla comunità e sulle autonomie e poi sul resto, e cioè su occupazione-lavoro-ruolo sociale, benessere psicologico, benessere fisico, relazioni sociali, gestione del patrimonio, rispetto di leggi e norme, sessualità e affettività.
La posizione espressa da Keller, supportata da esempi pratici ed esperienze vissute, è che si può pensare e lavorare sull'inserimento occupazionale anche nei casi più gravi, purché si ponga in essere un progetto individuale che coinvolga la famiglia.
Uno dei problemi più urgenti posti dalle famiglie di genitori è quello legato ai cosiddetti comportamenti-problema degli autistici, che sono quelli che creano maggiori difficoltà e spesso dei veri e propri drammi familiari. A tali emergenze la soluzione prospettata dal commissario Quinto, di intesa con il direttore Gemma, è stata immediata, con la possibilità di predisporre ricovero d’urgenza in psichiatria e presa in carico da parte della neuropsichiatria. Una soluzione provvisoria ma efficace, fino a quando non sarà pronto l’ambulatorio per adulti dedicato solo agli autistici.
È bene spiegare che ad oggi i dipartimenti di psichiatria non hanno le competenze per poter affrontare emergenze legate ai comportamenti problematici degli autistici, perché tali competenze sono ancora prerogativa della neuropsichiatria infantile. La soluzione prospettata nel corso di questo incontro, condivisa anche da Keller, offre però alle famiglie una via di uscita tempestiva, sollevandole dalle difficolta e spesso dalla disperazione di questi momenti, nell’attesa di questo salto epocale nel trattamento dell’autismo in età adulta, nel quale la Basilicata andrà a posizionarsi ancora una volta in una posizione di avanguardia.


Francesco Addolorato

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“Al cuore non si comanda”, dice un vecchio e sempre vero adagio! È sempre il cuore che comanda, in realtà. Anche se a guidare è la mente, la direzione la indica sempre lui, quel sentire profondo, quella voce ancestrale e lontana che nei momenti importanti irrompe impetuosa e ti dice da che parte andare.
Funziona così anche con l’autismo che, come per ogni rapporto umano, si sente col cuore prima di essere affrontato con la mente, e si cura con l’amore che guida e indirizza i cosiddetti interventi psicoeducativi, anch’essi indispensabili, sia chiaro!
Sono loro stessi, gli autistici, a dircelo, a patto, si capisce, che riusciamo a imparare ad ascoltarli. Ma se questo ci riesce difficile basta leggere le parole di Federico, autistico non verbale diventato scrittore di se stesso e del suo autismo. “Oggi i medici si stupiscono dei miei progressi, ma io so che l’amore risana e soprattutto apre alla speranza”. Così scrive Federico De Rosa in uno dei suoi bellissimi libri, “Quello che non ho mai detto” (Edizioni San Paolo), e non si riferisce a un miracolo, pur essendo lui profondamente credente, ma si riferisce all’amore con cui chi lo circonda e si prende cura del suo autismo agisce quotidianamente.
Questo abbraccio benefico lo hanno avvertito anche i nostri ragazzi autistici, lo scorso 14 aprile a Senise, nel corso della “Partita con il cuore” nella quale la Nazionale Italiana Attori ha affrontato Gli amici de Il filo della luna. Una partita di calcio che non è stata solo un partita di calcio, come sempre accade quando scendono in campo artisti bravi e generosi che hanno il coraggio di lasciare le pagine patinate delle riviste e piegarsi sui bisogni di chi soffre.
L’emozione e l’empatia è cominciata già la sera che ha preceduto l’evento quando alcuni di loro, seppur stanchi del viaggio, hanno visitato la nostra Casa delle abilità, dove si lavorerà su ragazzi e bambini con autismo, hanno parlato con noi genitori di ragazzi autistici, e ascoltato i nostri racconti di vita, condividendo con noi la speranza che riponiamo in questo progetto.

Lo stadio poi ha fatto il resto. La partita è stata una vera e propria festa della solidarietà e dell’empatia, con i nostri ragazzi autistici che hanno fatto l’ingresso in campo insieme ai giocatori e salutato il pubblico, come protagonisti della giornata. Palla al centro e calcio d’inizio! Altra emozione, con il piccolo Christian che attende come un vero giocatore il fischio dell’arbitro per avviare il match tra gli applausi di tutti, e la profonda commozione della mamma e di chi conosce la sua passione per il calcio. Per lui, bambino autistico di 8 anni, è l’avverarsi di un sogno. Per noi, genitori e familiari di autistici, quel calcio al pallone tirato da un piccolo, speciale campione segna l’inizio di una nuova storia.
Il calcio di Christian è un calcio alla diversità e all’esclusione, è un pallone scaraventato nella convenzionalità di ogni giorno e destinato a creare scompiglio nell’indifferenza e nella distrazione della quotidianità. In questo la complicità degli attori della nazionale italiana è stata commovente, perché quando si passa dal set alla vita le storie vere ti toccano il cuore, e ti riempiono gli occhi di emozione.
Anche il destino della partita passa in second’ordine, perché la vittoria è già nell’evento che accomuna tutti intorno alla stessa causa. Centinaia di studenti delle scuole di Senise, che quando si tratta di solidarietà non tradiscono mai, le famiglie, i volontari e gli organizzatori. Tutti sentono fin da subito di aver fatto qualcosa di importante, di partecipare a un evento speciale.
È la seconda volta che la CoolEvents di Pasquale Guidi sostiene i progetti a favore dei nostri ragazzi autistici e, come tutti gli altri che ci stanno vicini, è ormai uno di famiglia. I sindaci di Senise Rossella Spagnuolo, di Fardella Domenica Orofino, di Latronico Fausto De Maria, e Salvatore Cosma, primo cittadino di Tursi che ha indossato la maglia de Gli amici de Il filo della Luna ed è sceso in campo a tirare calci al pallone, come tutti i calciatori della squadra di casa, hanno segnato un goal che per noi vale un mondiale: quello della solidarietà e dell’inclusione.
E da oggi la nostra associazione ha più filo per tessere le proprie storie di autismo, di autonomie, di abilità, perché la nostra Casa comincia a prendere vita!


Francesco Addolorato

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La Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo edizione 2018 ha avuto un significato particolare per Senise e per le famiglie che tradizionalmente la animano. Innanzitutto perché il progetto della Casa delle abilità sta riscuotendo l’interesse di molti, sia tra i sostenitori che tra le famiglie con persone autistiche. E poi perché è stato presentato il testo dal titolo "Inserimento Sociale e lavorativo di persone con autismi", nato in seguito a un master intitolato “Esperto in abilitazione professionale per persone con autismo”, realizzato a Policoro presso l'ente di formazione ENFOR, al quale hanno partecipato anche alcune delle animatrici dei progetti che l’associazione Lucanicom sta mettendo in campo.
Cresce, così, la consapevolezza nella società, ma nel contempo cresce anche la professionalità e la preparazione di giovani professioniste che spendono la propria esperienza e la propria preparazione a servizio dell’autismo.
Nell’incontro tenutosi lo scorso 4 aprile nella ex sala consiliare del complesso monumentale San Francesco a Senise, il testo è stato presentato da Rocco Di Santo, sociologo di Enfor, docente del master e curatore dello stesso, e da tre delle autrici. Rosanna Cirigliano, Giusy Palermo e Laura Ierone, hanno parlato dei contenuti delle sezioni che hanno curato. Il sindaco di Senise, Rossella Spagnuolo, ha portato i saluti dell’amministrazione comunale, sottolineando che il comune sosterrà il progetto “Il filo della luna”, di cui fa parte la Casa delle abilità. La collaborazione da tempo intrapresa tra l’associazione Lucanicom, presieduta da Paola Cirigliano, madre di un ragazzo autistico, e le scuole del territorio, ha portato al coinvolgimento di alunni del comprensivo “Nicola Sole”, che hanno letto una poesia sull’autismo, e di studenti dell’ISIS “L. Sinisgalli”, che hanno letto alcuni brani del testo “L’isola di Noi” di Federico De Rosa, giovane scrittore autistico. Le letture sono state seguite dall’intervento della preside del “Sinisgalli” Rosa Schettini che ha tratto le conclusioni dell’incontro. Subito dopo, la facciata dell’abside della chiesa di San Francesco si è illuminata di blu, mentre un gruppo di bambini, autistici e non, hanno liberato i tradizionali palloncini blu.
Quanto alla presentazione del testo, stampato dalla casa editrice LEM, gestita da ragazzi autistici, è emersa la necessità di ragionare in termini di abilità e talenti invece di focalizzarsi sulla disabilità. Questo metodo è fondamentale, è stato spiegato, soprattutto per l’inserimento lavorativo di persone con autismo, la cui preparazione deve avvenire fin dal terzo anno della scuola, come accade per tutti, con l’alternanza scuola-lavoro e con altre attività. Il modello base è quello del progetto START Autismo, della Regione Abruzzo, che punta alla formazione della figura del Job Coach, che deve valutare le abilità e gli interessi del ragazzo, preparare e attuare un programma individualizzato di avvio al lavoro sulla base di queste valutazioni e poi occuparsi dell'inserimento lavorativo effettivo, in modo da rendere il ragazzo autonomo nelle sue mansioni. Esperienze di inserimento lavorativo di successo in Italia, è stato detto, sono state di diverso tipo. Si va dalle fattorie-aziende di comunità, all'agricoltura sociale, alla ristorazione, biblioteche, attività di catalogazione e inserimento dati. Dall’approfondimento di questo tema nasce il progetto “PepronAut”, promosso da Lucanicom, che mira all’inserimento lavorativo di ragazzi autistici nel settore della coltivazione, trasformazione e commercializzazione del famoso Peperone IGP di Senise.
In tutto questo la scuola assume un ruolo fondamentale, tanto che il testo presentato dedica un’ampia sezione proprio al lavoro scolastico. Le autrici hanno spiegato come, partendo da un excursus delle normative che si sono susseguiti dagli anni 60, che erano gli anni dell'esclusione e della medicalizzazione degli autistici, si giunge agli anni 90 che invece rappresentano gli anni dell'inclusione. Emerge così l'importanza della figura dell'insegnante di sostegno che, oltre al suo ruolo tradizionale, deve farsi promotore di vere e proprie strategie psicoeducative, da elaborare con gli altri caregiver, da utilizzare in ambito scolastico per il raggiungimento delle autonomie.

Francesco Addolorato

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SENISE – Per il 2 aprile, giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, anche Senise, come accade ormai da qualche anno, si è colorato di blu. Ad accendersi del tradizionale colore del Light it up Blue è stato l’abside della chiesa di San Francesco, che affaccia sulla suggestiva piazza retrostante. La chiesa rimarrà illuminata fino a domani, mercoledì 4 aprile, giorno in cui si terrà un evento legato alla settimana della consapevolezza sull’autismo. Nella ex sala consiliare del complesso San Francesco, a partire dalle ore 18.00, l’associazione Lucanicom organizza un incontro durante il quale sarà presentato il testo “Inserimento sociale e lavorativo di persone con autismi”, nato da un master su questo tema, tenuto da Enfor, al quale hanno preso parte anche alcune giovani professioniste dell’associazione. Saranno proprio loro a parlare del contenuto del testo nel quale sono confluite le loro tesi curate da Rocco Di santo e Cosimo Minonni di Enfor.
Al centro dell’incontro ci sarà anche la presentazione del progetto “Il filo della Luna”, promosso dall’associazione Lucanicom, che punta alla realizzazione della Casa delle abilità, un luogo in cui si potrà lavorare sulle abilità e sulle autonomie di bambini e ragazzi con autismo. La Casa delle abilità è un progetto ambizioso che si pone in continuità con i processi di diagnosi e quelli di riabilitazione dei soggetti autistici, in modo da dare continuità agli interventi che puntano allo sviluppo e all’accrescimento delle loro autonomie e al sostegno all’inclusione sociale, grazie a percorsi specifici elaborati per ogni singolo utente, in collaborazione con la famiglia e in armonia con i percorsi psicoeducativi che essi seguono.
Oltre alla proiezione di video sul tema dell’autismo, ci sarà anche la lettura di alcuni brani tratti dal libro “L’isola di noi” di Federico De Rosa, ragazzo autistico non verbale che nei suoi libri parla di se stesso a del suo autismo, aiutando così gli altri ad entrare nel suo mondo misterioso e ricco, che poi è il mondo di tutte le persone autistiche. I brani saranno letti dagli alunni dell’istituto comprensivo “Nicola Sole” e dagli studenti dell’ISIS “L. Sinisgalli” di Senise.
Interverrà anche il sindaco di Senise Rossella Spagnuolo, il parroco don Pino Marino e la dirigente dell’ISIS Sinisgalli Rosa Schettini. Al termine, durante l’accensione di blu della chiesa di San Francesco, ci si trasferirà nella piazzetta dove sarà effettuato un lancio di palloncini.


Francesco Addolorato

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“C’è un luogo in cui si narrano storie di piccoli eroi e grandi guerrieri, che ogni giorno cercano in un filo di luce la trama per scrivere la propria storia sulla tela del mondo. Qui la diversità è solo un diverso modo di stare nel mondo. E l’autismo è solo un modo di essere. Uno dei tanti possibili.”
È così che i volontari spiegano cos’è la “Casa delle abilità” che sarà presentata domenica 11 febbraio a Senise. Un luogo in cui bambini e ragazzi con disabilità intellettiva, in particolare quelle legate allo spettro autistico, possono trovare il calore di una casa vera e propria e al tempo stesso l’intervento di persone specializzate che li aiutano a migliorare le proprie abilità e a sviluppare le autonomie.
Lo scopo è quello di ricreare l’ambiente domestico, in cui i bambini vivono tutti i giorni, e aiutare chi si prende cura di loro, genitori e operatori, ad adottare le strategie più adatte a potenziare le loro capacità di svolgere le attività quotidiane, dalle più semplici a quelle un po’ più complesse.
La casa delle abilità è un supporto ai caregiver, spesso lasciati soli a svolgere un lavoro per il quale a volte mancano le competenze. Per questo i soci di ALA Onlus (Associazione Lucana Autismo) e Lucanicom, associazione che si occupa di diffondere la cultura dell’inclusione e della solidarietà, hanno promosso un progetto nel quale mettono a disposizione delle famiglie che ne hanno bisogno le proprie competenze. Per alcuni si tratta di competenze professionali, ampliate grazie alla partecipazione alle iniziative di formazione messe in campo da ALA Onlus, per altri, che pure a queste occasioni formative hanno preso parte, si tratta di competenze maturate nell’esperienza quotidiana di genitori di ragazzi e bambini autistici.
Il nome scelto per il progetto è emblematico e significativo. “Il filo della luna” rappresenta il raggio di luce che irrompe in questa casa speciale, illuminando il buio della solitudine e della incomunicabilità in cui i bambini autistici, o affetti da disabilità intellettiva, sono relegati.
Il progetto ha già ottenuto la solidarietà della CooEvents di Pasquale Guidi che, in occasione della manifestazione di moda “La notte veste Senise”, ha destinato proprio ad ALA Onlus, e alla sede di Senise, il ricavato della campagna sociale che realizza ad ogni edizione dell’evento, gesto che la stessa agenzia di Guidi ripeterà in occasione de “La partita col cuore”, il cui ricavato andrà in parte al progetto della Casa delle abilità.
Anche il comune di Senise guarda con interesse al progetto, tanto che nei giorni scorsi, il sindaco Rossella Spagnuolo, ha firmato con Lucanicom un protocollo di intesa che coinvolgerà i volontari del Servizio Civile Nazionale, e ha annunciato che in futuro destinerà un contributo comunale all’iniziativa, permettendo così che il servizio possa coinvolgere più bambini con disabilità.
Domenica prossima, dunque, la festa di Carnevale sarà l’occasione per presentare il progetto. Si partirà nel pomeriggio con un laboratorio delle maschere, momento di inclusione per tutti i bambini, per proseguire con la presentazione delle attività che si svolgeranno nella casa e concludersi con un momento di festa comune.

Francesco Addolorato
 

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Il 27 gennaio si è svolta presso la sede di ENFOR - Ente di formazione e ricerca - di Policoro, la cerimonia di consegna del titolo post-lauream della seconda edizione del Master in “Management per l'Inserimento Lavorativo di persone con Autismo”, organizzato da ENFOR in collaborazione con IRCCS “Stella Maris” di Pisa, Fondazione Stella Maris Mediterraneo ONLUS, Associazione Lucana Autismo e CulturAutismo onlus.
Un percorso di studio di 900 ore che ha permesso di formare figure in possesso di competenze interdisciplinari per progettare, sviluppare e gestire percorsi d’inserimento sociale e lavorativo di persone con autismo. Tale esperto, definibile come Job Coach, è in grado di creare una rete tra la famiglia, la scuola, le istituzioni e le aziende (pubbliche e private) del territorio. La formazione, mediante un approccio multidisciplinare e attraverso la collaborazione con esperti del settore, ha fornito competenze specifiche sul tema dell'autismo e un supporto concreto alla transizione dall'età adolescenziale a quella adulta.
Le lezioni d’aula hanno consentito di sviluppare competenze trasversali: dalle caratteristiche dell’autismo alla valutazione clinica, dalla legislazione sui contratti di lavoro per persone disabili ai modelli di inserimento lavorativo e sociale in Europa. Tra gli esperti di spicco che hanno tenuto le lezioni sono stati: Carlo Calzone (Direttore  UOC NPI ASL di Matera), Flavia Caretto e Giovanni Magoni (CulturAutismo, Roma); Filippo Muratori (Università di Pisa), Guido Giarelli (Università di Catanzaro), Francesco Bianco (Ass. Ipertesto, Napoli).
Inoltre, i corsisti hanno svolto stage presso realtà psicoeducative, riabilitative e ludico-sportive del territorio.
«Anche quest'anno – ha spiegato Rocco Di Santo, il coordinatore del Master per ENFOR - si sono susseguiti esperti dei servizi lucani ed esperti a livello nazionale (accademici e professionali) che hanno contribuito ad un percorso formativo di alta qualità. Stiamo offrendo al territorio una nuova figura professionale in grado di supportare l'adolescente con autismo dal mondo della scuola a quello del lavoro. La novità di quest'anno è quella di aver potuto sperimentare un nuovo modo di supportare il ruolo genitoriale: il parent-to-parent, grazie anche alla collaborazione dell'Associazione Lucana Autismo».
«L’autismo sta diventando una delle problematiche più importanti in Neuropsichiatria infantile – ha dichiarato il dott. Carlo Calzone - e soprattutto è delicato il passaggio all’età adulta. Quindi avere delle persone formate per gestire questo momento è molto importante e credo che questo Master sia fondamentale anche per permettere a questi ragazzi un inserimento sociale».
«Io credo – ha detto Francesco Addolorato dell'Associazione Lucana Autismo e padre di Vincenzo, ragazzo autistico di 19 anni - che la sfida dell’inclusione lavorativa per i ragazzi con autismo sia la vera sfida di inclusione perché il valore di una società si vede nel modo in cui riesce ad includere persone nei processi produttivi e a dare loro dignità di uomini che producono e provvedono a se stessi».
«Ho molto apprezzato l’iniziativa di ENFOR – ha invece dichiarato Mario Marra (Presidente Fondazione Stella Maris Mediterraneo di Chiaromonte) relativa a questo Master perché questa è una tematica che ad oggi non è stata ancora affrontata dal legislatore che non ha pensato al problema dei ragazzi che escono dall’età scolare e che oggi sono invisibili».
Infine molto soddisfatto per il successo dell’iniziativa il presidente di ENFOR Cosimo Minonni. «Esprimo grande soddisfazione per la riuscita del Master e ringrazio tutti i partners che hanno partecipato e l’intero staff di ENFOR che ha dato un supporto dalla progettazione del programma alla presentazione delle domande. Un ringraziamento speciale al Dott. Di Santo, il coordinatore del Master e Domenico Viola, referente del controllo di gestione».
 

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Si chiama @ut Camp 2016, ed è un campus per ragazzi e bambini dello spettro autistico, condotto dagli operatori di dell’associazione Filippide Potentina, e organizzato da ALA (Associazione Lucana Autismo), che lo ha finanziato grazie ai fondi rivenienti dal 5 per mille.
È cominciato ieri 1 agosto e terminerà il prossimo 6 agosto, nell’incantevole scenario del Parco Nazionale del Pollino, a San Severino Lucano, dove i ragazzi potranno usufruire delle strutture del Parco Avventura “Pollino Village”, muovendosi tra sentieri, boschi, ruscelli e percorsi naturali, con puntate nel caratteristico borgo di San Severino Lucano.
Molte le attività previste che si svolgeranno nel corso delle giornate. Si va dal trekking, al river treck, all’escursione a Piano Ruggio per ammirare i magnifici Pini Loricati, alla pesca nel fiume, e alla visita alla giostra panoramica. Il tutto scandito da giornate in cui saranno programmate attività di autonomia, guidate dagli operatori di Filippide Potentina che accompagneranno i ragazzi nello svolgimento delle attività di autogestione.
Fare la spesa, preparare da mangiare, rifare il letto, provvedere all’igiene personale e curare i propri spazi di vita quotidiana non sono sempre gesti scontati per le persone con autismo, per cui il lavoro che si svolgerà sui quindici ragazzi che prendono parte al campo servirà anche a sviluppare le loro abilità di base per incrementarne l’autonomia.
Il contatto diretto con la natura farà il resto, rendendo loro la serenità e la tranquillità di cui hanno bisogno per continuare a cercare quella inclusione sociale a volte troppo faticosa da raggiungere. Lavorare sulle autonomie e sulla socialità è, infatti, una delle priorità di questa esperienza, che non serve solo a far trascorrere a giovani e bambini autistici una piacevole vacanza, ma anche e soprattutto a migliorare le loro attitudini all’affettività e all’empatia con gli altri. Un percorso certamente favorito dalle condizioni di contatto con la natura e di diversivo rispetto alla routine quotidiana nella quale essi vivono per il resto dell’anno, che non aiuta a cercare forme di contatto e di interazione che possano portarli fuori dal mondo di isolamento nel quale li costringe a vivere la sindrome autistica.
In questo lavoro diventa fondamentale l’intervento degli operatori, che nel campo di San Severino si svolge nel rapporto uno a uno, a cui si aggiunge la presenza di guide naturalistiche esperte dell’associazione Pollino Village, che sanno rispondere alle esigenze speciali di questi speciali utenti.
Ai ragazzi più grandi che hanno già iniziato l’esperienza del @ut Camp 2016 si aggiungeranno mercoledì anche i più piccoli, che faranno tre giorni di campus. L’arco di età dei partecipanti va dai 6 ai 22 anni, ma notevole è l’inserimento di ragazzi maggiorenni ai quali, purtroppo, ancora oggi è precluso l’accesso a interventi socio-educativi o riabilitativi specifici dell’autismo.
L’investimento in queste attività da parte di ALA vuole essere, infatti, anche l’esempio di una sperimentazione di interventi che siano da esempio e modello per le istituzioni, chiamate oggi più che mai a progettare un modello di intervento sull’autismo che non sia fatto solo di centri residenziali e percorsi riabilitativi standard, ma che tenga conto delle esigenze reali dei ragazzi e soprattutto del fatto che ognuno di essi, ogni ragazzo o bambino autistico, è un soggetto unico, portatore di esigenze e bisogni individuali non riconducibili a un modello universale buono per tutti e per tutte le età.

Francesco Addolorato
 

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La strada dell’inclusione e dell’accoglienza passa “Per di qua”, per il centro parrocchiale Don Egidio Guerriero di Senise dove si è svolto il Grest 2016 con 170 partecipanti tra ragazzi e animatori. Dieci giorni di attività e divertimento, ma anche di preghiera e condivisione che hanno avuto quest’anno un sapore particolare, dal momento che tra i partecipanti c’erano anche tre ragazzi autistici, coinvolti grazie ad uno specifico progetto realizzato con la partecipazione di operatrici specializzate e adeguatamente formate.
Coordinate da Eleonora Micele, la psicologa che ha curato la realizzazione del progetto, tre giovani professioniste, due psicologhe e un’educatrice, hanno lavorato all’inclusione di due ragazzi e un bambino, tutti e tre dello spettro autistico, che hanno preso parte alle attività svolte da tutti gli altri ragazzi.
La parrocchia di Senise ha, così, aperto le porte all’autismo, grazie alla disponibilità del parroco don Pino Marino, alla grande apertura di don Nicola Caino, il diacono che ha creduto fin dal primo momento all’operazione inclusione, all’ALA (Associazione Lucana Autismo), e all’Enfor, che ha scelto di far svolgere le ore di tirocinio delle operatrici, valide per la realizzazione di un master sull’autismo, a servizio di questo progetto. 
Le attività di intervento sui ragazzi con autismo sono state, quindi, precedute da attività formative, alcune delle quali rivolte anche ai volontari parrocchiali grazie ad un apposito corso di formazione organizzato da ALA.
Ragazzi speciali, con bisogni speciali, hanno avuto la possibilità di trascorrere con i loro coetanei, cosiddetti normodotati, dieci giorni di festa e divertimento, nel corso dei quali si sono alternati momenti educativi in cui i temi del Grest sono stati teatralizzati, a momenti ludici e a momenti di attività pratico-manuali atte a facilitare la comunicazione e comprensione del messaggio trasmesso. A queste si sono aggiunti tornei di calcio, volley, ping-pong, attività pratico-ricreative organizzate in laboratori di arte, cucina, musica, teatro e ballo, presentate poi durante la festa finale. Nel corso delle giornate le operatrici specializzate hanno affiancato i ragazzi autistici in un rapporto di uno a uno, comportandosi da facilitatori dell’inclusione che, per la verità, è stata corale e condivisa da tutti.
Gli scopi di questo progetto erano ambiziosi. Sensibilizzare i ragazzi e i bambini autistici alla relazione sociale anche in contesti caotici, favorire il potenziamento delle abilità valorizzando l’operato per migliorare la loro autostima e far comprendere agli altri che un ragazzo con autismo è una particolare risorsa preziosa; creare una rete sociale di inclusione, superando i pregiudizi, facendo comprendere ai giovani partecipanti che la diversità non è da intendere come limite ma come un vantaggio che potenzia, accresce e rafforza i legami affettivi; sensibilizzare l’intera comunità al processo di inserimento, integrazione ed inclusione che non deve ridursi alla scuola e alla parrocchia ma estendersi all’intera comunità sociale.
Operazione riuscita, si può dire, con profonda soddisfazione di organizzatori e famiglie. Grazie al Grest della parrocchia due adolescenti e un bambino con autismo hanno avuto modo di trascorrere uno scorcio d’estate meno in solitudine. Mentre tanti altri bambini, giovani e animatori adulti hanno sperimentato con mano che l’autismo non fa paura se lo conosci da vicino, anzi arricchisce e insegna a vedere la realtà con occhi diversi.

Francesco Addolorato

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