I nostri amici a quattro zampe, si sa, fanno parte della famiglia. Anche durante il periodo delle vacanze non si può lasciare a casa un elemento così importante. Spostarsi, però, significa molto spesso garantire al nostro compagno di viaggio uno spazio davvero limitato, in cui è costretto a vivere per alcune ore. Il nostro beniamino, non vive bene questa esperienza, essendo abituato ad esprimersi liberamente nello spazio e nel gioco libero. Qualunque sia la modalità di viaggio scelta, importantissimo è adottare i giusti accorgimenti, cercando il più possibile di rispettare la sue necessità. 

Accorgimenti durante il viaggio 

Che sia in macchina o in aereo, è necessario assicurarsi che lo spazio dedicato al nostro animale sia capace di garantire una ventilazione in grado di fornire un ricircolo continuo di ossigeno. Per i viaggi in macchina l’aria condizionata non può bastare; l’abitacolo va difatti areato ogni tanto, facendo però attenzione a non concedere all’animale la possibilità di sporgersi dal finestrino. Per quanto educato, la sua giocosità lo spinge a guardare fuori e a cercare la freschezza dello scorrere del vento. Tuttavia, il rischio reale di questo esporsi è di incorrere in un’otite o congiuntivite già ad inizio vacanza. È importante, quindi, concedere qualche minuto di libertà facendo magari qualche sosta in più per sgranchire un po’ le zampe. Garantire un attimo di corsa durante le soste può aiutarlo ad affrontare al meglio il viaggio.

Viaggiare in aereo e all’estero 

Per quando riguarda i viaggi in aereo, imbragature o scomparti dedicati, su misura di ogni taglia, garantiscono un viaggio sicuro e il meno possibile stressante per il nostro amico a quattrozampe. È però molto importante ricorsarsi che il proprio animale abbia tutti i documenti in regola, per non incorrere in sanzioni. Infatti, viaggiare per i paesi dell’UE è possibile solo in possesso di passaporto dell’animale e microchip, fondamentale anche in caso di smarrimento. Per quanto riguarda lo spostamento vero e proprio, affidarsi a degli esperti capaci di offrire servizi dedicati alle nostre necessità, è un’ottima idea per non incorrere in disagi importanti per animali e padroni. Per quanto riguarda i viaggi all’estero, si può ricorrere al servizio di aziende specializzate nel trasporto di animali, come ad esempio Blisspets. Prima del viaggio fare una visita allo studio del veterinario non è una cattiva idea: la salute del nostro animale va preservata in ogni suo aspetto, in particolar modo in quello psichico. Durante le feste, particolare attenzione va prestata al nostro animale, soprattutto se sono previsti rumori forti, come ad esempio i fuochi d’artificio.  

Viaggio di capodanno: attenzione ai botti! 

Non solo il viaggio può essere fonte di stress per il nostro animale. Capodanno è un’occasione speciale da passare con amici e parenti, per molti ancora molto emozionante se si passa in piazza o nel centro storico di grandi città. Attenzione però ai famosi botti e spari, che possono minare la salute del nostro animale, molto sensibile ai suoni ed alla confusione.

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Arriva l’inverno con le sue rigide temperature, e, proprio come noi, anche i nostri amici animali possono soffrire il freddo, ma sarebbe sbagliato generalizzare parlando per l’intera specie  cane:  è ovvio che cani a pelo raso e di piccola taglia (pinscher, chihuahua..)  sono molto più sensibili alle basse temperature, agli sbalzi termici così come alle correnti d’aria; cani con pelo folto e lungo (cani nordici, maremmano abruzzese, San Bernardo...) sono più “attrezzati” per sopportare senza problemi anche temperature polari grazie ad un sottopelo particolarmente morbido e fitto  che funge da strato isolante.  E infatti,  la muta stagionale autunnale che precede questo periodo,  prepara il cane ad affrontare meglio l’inverno infoltendo il sottopelo e rendendolo più “lanoso” per poi  diradarlo prima del  periodo estivo. Pelo e sottopelo dunque, sono essenziali, per cui è consigliabile evitare di spuntare, radere o tagliare i peli del cane durante questo periodo. Piuttosto è  importante prendersene cura  usando un pettine per togliere i nodi e spazzolando bene la pelliccia, anche durante l'inverno, perché i peli infeltriti sono protezioni meno efficienti contro neve e pioggia e non isolano altrettanto bene. Per i cani che vivono all’aperto, è scontato dire che, un riparo adeguato può fare la differenza: il pavimento deve essere ben  isolato e sollevato  dal terreno sottostante,si possono usare  a contatto con l’animale coperte, maglioni o paglia da cambiare regolarmente  e tutte le pareti della cuccia  devono essere impermeabilizzate  per proteggere gli inquilini  da freddo,  vento e pioggia. Naturalmente per mantenere costante  la propria termoregolazione anche a basse temperature,  aumenteranno i  fabbisogni nutrizionali per cui  può essere necessario aumentare l’apporto energetico della razione alimentare. È da ricordare che proprio come avviene per noi umani, le basse temperature possono predisporre anche particolari patologie: in primis a livello respiratorio (tracheiti, bronchiti, polmoniti), o riacutizzare patologie croniche come quelle articolari (artriti, artrosi) . Per evitare ciò,  dopo ogni  passeggiata, assicuriamoci di asciugare bene tutto il corpo del nostro amico soprattutto se di piccola taglia e con le zampe corte. Anche l’uso di cappottini o impermeabili  può essere d’aiuto per proteggere cuccioli, anziani o cani a pelo raso, purchè questa scelta non sia dettata dalla vanità del proprietario ma da una reale esigenza del cane.  Un altro rischio da tenere presente in questa stagione è quello di avvelenamento da liquido antigelo normalmente usato nelle auto : i cani ne trovano particolarmente gradevole  il sapore dolciastro per cui  ne sono  attratti rischiando un’intossicazione potenzialmente fatale. Ultimo consiglio: quando fuori fa veramente tanto freddo non c’è nulla di meglio che aprire le porte al nostro amico e permettergli di godere del caldo domestico: ricordiamo per l’ennesima volta che il cane è un animale sociale che ha bisogno di contatto e di sentirsi parte integrante del gruppo familiare.

Dr.ssa Francesca Tornese

Ambulatorio in via Isabella Morra, 15 San Brancato di Sant’Arcangelo (PZ)

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Ci scrive da Melfi la mamma di un neonato sulla sua esperienza nell'ospedale cittadino. Al di là dei numeri e delle discussioni generali, il vissuto dei pazienti è un aspetto importante per una narrazione della sanità a 360 gradi. Se un reparto è fatto di persone. Nell’ultimo periodo della mia gravidanza, leggendo articoli di giornale sull’argomento, sentendo proclami politici, voci di corridoio e discussioni da bar, avevo dolcemente minacciato mio figlio in pancia di non venire al mondo prima dell’apertura (che si presupponeva essere imminente) del nuovo reparto di ginecologia e ostetricia dell’ospedale di Melfi. Mi terrorizzava, infatti, l’idea di vivere l’esperienza più incredibile della mia vita in un reparto angusto, piccolo e adattato. Le minacce non hanno dato buon esito e, così, il mio bambino ha scelto di nascere e di vivere le sue prime ore di vita proprio in quel reparto. E’ vero, ci vorrebbero strutture migliori, letti più comodi, arredi più funzionali, spazi più ampi, ma quel reparto ha un gran cuore, un cuore che pulsa e che è fatto delle persone che ci lavorano e che ogni giorno si prodigano per assistere, accudire, coccolare mamme e bambini. La sala parto che, invece, è nuova ed efficiente ha accolto mio figlio come nei migliori ospedali: un parto sostenuto da una ostetrica bravissima e supervisionato da un’equipe medica attenta ed accogliente che non ha nulla da invidiare a quella degli ospedali delle città limitrofe dove molte donne di Melfi, spaventate dalla realtà provvisoria del reparto, scelgono di far nascere i propri figli. In quella sala parto ho potuto vivere con il mio piccolo Luca l’emozione del primo contatto pelle a pelle e del taglio ritardato del cordone ombelicale, un nuovo modo di assistere il parto fortemente voluto dal nuovo primario del reparto di pediatria che avevo avuto modo di conoscere durante un corso di accompagnamento alla nascita. Luca ha scelto di nascere dove la sua mamma, probabilmente, non avrebbe voluto. Lo ha fatto insegnandomi che gli ospedali sono fatti di persone prima ancora che di strutture, e questo reparto può vantarsi di persone eccellenti, professionisti apprezzabili. Nell’attesa del nuovo reparto, quando alle persone si affiancheranno le strutture, io e mio figlio continueremo a pensare e sostenere che tutte le madri e i bimbi nati nell’ospedale di Melfi siano fortunate, rinnovo quindi il mio grazie per avermi sostenuto all’inizio di questa nuova avventura che è la maternità.

Alessandra mamma di Luca  

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Usare gli animali a nostro piacimento, per tutto quanto ci pare "utile" o "divertente" non è la cosa più gradevole di questo mondo. Tenerli prigionieri in gabbie nei circhi e negli zoo, comprarli nei negozi, usarli nei laboratori, mangiarli, usare la loro pelle e pelliccia, è ormai così abituale che non ce ne accorgiamo nemmeno. Purtroppo non ci rendiamo conto della sofferenza che, alcune volte senza farlo apposta, la nostra vita di tutti i giorni causa a milioni di animali. Di seguito alcune riflessioni su quello che l’uomo è capace di fare nei confronti degli animali, usando tutti gli stratagemmi possibili pur di provocarsi piacere provocando dolore.

“Chi non vive serenamente la propria vita, è destinato a disturbare quella degli altri”. Gli altri sono esseri umani o animali, la cronaca riporta sempre più spesso episodi di  crudeltà esercitata in modo gratuito sugli animali. La rabbia e l'aggressività che ne consegue, viene agita sugli animali ancor prima che sulle persone. Gli amanti degli animali e non solo, ma tutte le persone dotate di sensibilità ed empatia si chiedono perché accade questo?. Le motivazioni che spingono ad agire in tal senso sono diverse ed articolate. La crudeltà, è tale per cui la persona che la esercita può farlo in maniera inconsapevole sino a quando parliamo di “Maltrattamenti” che possono nascere da una mancanza di consapevolezza del proprio comportamento attraverso il quale si sta nuocendo all'animale. Ne è un esempio il tenere il cane in un cortile isolato ed esposto male, con una cuccia precaria e legato ad una catena corta ed inadatta al bisogno di movimento, il punire in modo indiscriminato, l'incuria nei suoi confronti tralasciando i bisogni di cibo ed acqua, il non prestare attenzione affettiva trattandolo alla stregua di un oggetto metallico ecc. Questo genere di comportamenti trova spiegazione in contesti culturali in cui si cresce, dove la sensibilità verso chi ci circonda, uomo compreso,  è assolutamente assente. La crudeltà verso gli animali può essere anche intenzionale ma occasionale. Ad esempio un gruppo di ragazzi può ferire un cane o gatto randagio nel suo quartiere, o lanciare pietre verso un nido di uccellini. Lo spirito di gruppo, l'emulazione ed altre motivazioni disfunzionali spingono all'azione; tale comportamento già è segnale di una mancanza di controllo sulle proprie emozioni, tuttavia preso in tempo ha possibilità di cambiamento. La crudeltà intenzionale è esercitata da persone che traggono piacere o senso di onnipotenza  nel vedere soffrire o nel mutilare l'animale. Il bisogno di potere e di controllo sugli esseri viventi indifesi motiva il loro agire, questi individui possono arrivare a fare del male all'animale amato dal partner o da altre persone a loro vicine, a scopo ritorsivo o intimidatorio o ancora dimostrativo. Altri ancora godono nell'infliggere dolore e nell'esercitare violenza e guardano con ilarità la reazione del povero mal capitato. La possibilità di filmare tutto, rendono questa tipologia molto più frequente tra i giovani. Modalità alquanto crudele, con scopi dolosi e ritorsivi è l'avvelenamento dell'animale. E'un modo “criminologicamente” indiretto per esercitare controllo e potere ed allo stesso tempo crudeltà e sadismo, giacché il cane o il gatto avvelenato spesso muore tra sofferenze atroci, alimentando al contempo il sospetto su chi può aver agito con tanta malvagità. Alcuni studi scientifici mostrano la stretta relazione esistente tra abusi e maltrattamenti subiti nella prima infanzia all'interno della famiglia di origine, compreso la violenza sul loro amato animale  e il comportamento crudele esercitato in seguito da loro stessi. Uno studio americano fatto su 81.000 giovani criminali le cui esperienze infantili negative erano note, ha evidenziato come 466 di loro hanno ammesso di avere agito violenza sugli animali. I giovani violenti con gli animali sono già problematici, , tuttavia fino a quando questo comportamento non esordisce in modo eclatante non si rende oggetto di denuncia ed attenzione clinica. Bisognerebbe ricordare che la violenza e la crudeltà sugli animali, sono l'anticamera di quella esercitata sull'uomo. In Criminologia si parla, a proposito di comportamenti predittivi di serialità omicida, della Triade di Mac Donald , secondo la quale moltissimi serial killer hanno mostrato tre comportamenti tipici nella prima infanzia: Piromania, Enuresi notturna prolungata, Crudeltà verso gli animali!!. Forse dovremmo riflettere su questi aspetti anche quando ascoltiamo fatti di cronaca che riguardano crimini sull'uomo, essi non vengono dal nulla ma si costruiscono lentamente in un clima di tolleranza sociale e collusione indiretta. In contesti culturali dove non si collude su queste situazioni, i giovani dovrebbero essere  segnalati ai servizi sociali, alle forze dell'ordine senza alcun timore, la vulnerabilità che presentano accolta nei giusti contesti fornisce una opportunità di interventi precoci prima che le violenze continuino e vengano agite anche sull'uomo. Chi deve segnalare? Tutti abbiamo il dovere di farlo, Medici Veterinari, Medici umani, Insegnanti Educatori ed ogni cittadino. Dall'altra parte chi è preposto ad accogliere le denunce dovrebbe spogliarsi da preguidizi che portano a minimizzare gli accaduti, e costruire in un clima di ascolto e discrezione verso chi denuncia poiché talvolta il cittadino si astenie dal farlo “per non avere problemi”. La cultura della legalità è insita in quella del rispetto verso gli esseri viventi, non denunciare le violenze ci rende complici.

Dr. Carlo Stipo - Psicologo Clinico Psicoterapeuta - Medico Veterinario

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Spesso quando si programma un intervento chirurgico su un animale, ciò che spaventa maggiormente il proprietario è l’anestesia al di là della procedura chirurgica stessa... Attraverso questo breve articolo speriamo di dissolvere alcuni dubbi, visto che spesso la paura è alimentata dalla non conoscenza delle cose.  In medicina veterinaria, anestesia e sedazione sono procedure routinarie ove la prima è riservata a procedure chirurgiche e richiede un certo grado di profondità oltre che di analgesia per il controllo del dolore; la sedazione, invece, si ottiene inducendo il sonno ed è spesso utile per eseguire manualità mediche altrimenti difficoltose o impossibili da praticare su pazienti non sempre collaborativi come i nostri cani e gatti. L’anestesia è caratterizzata da tre elementi: perdita della coscienza, miorilassamento ed analgesia; se uno solo di questi criteri non viene rispettato, non possiamo parlare di anestesia! La sedazione, invece, induce solo sonno e, al più, rilassamento muscolare, per cui non è sufficiente per procedure dolorose altrimenti il soggetto pur avvertendo dolore  non può manifestarlo, il che è ancora peggio. L’induzione all’anestesia è sempre preceduta da una visita pre-anestesiologica effettuata da un Medico Veterinario al fine di escludere o appurare condizioni mediche che possano in qualche modo interferire con l’anestesia stessa: si valuterà il sistema cardio-circolatorio, quello respiratorio compresa la pervietà delle prime vie respiratorie ed eventualmente il tutto sarà corredato da esami ematici, elettrocardiogramma, rx del torace o altri ausili diagnostici a seconda del caso. Naturalmente è fondamentale un’accurata anamnesi da parte del proprietario in modo da scegliere il protocollo più adatto alle condizioni attuali e alla storia clinica del soggetto. Sebbene anestesia e sedazione facciano parte della pratica clinica quotidiana, comportano sempre un certo rischio per il paziente, rischio  di cui il proprietario dev’essere informato e per cui sottoscrive il consenso informato prima della induzione.  Infatti anche per  un soggetto sanissimo il “rischio zero” in anestesiologia non esiste, e come per la medicina umana, anche in veterinaria è stata messa a punto una classificazione “ASA”che permette di individuare la classe di rischio in cui ricade il nostro animale, partendo da 1 (rischio minimo)  ed arrivando al grado massimo 5 nel caso di un paziente in condizioni gravissime. Nel momento in cui arriva il trepidante momento, sembra che il cane o il gatto colgano lo stato di ansia del proprietario, la cui presenza, tuttavia, è preferibile durante l’induzione poiché rassicura il pet che così scivola dolcemente nel sonno. L’anestesia generale può essere indotta e mantenuta attraverso la somministrazione di farmaci per via endo-venosa “TIVA”, o ancora è possibile l’induzione con farmaci iniettivi e il mantenimento in anestesia gassosa  somministrando al paziente una miscela di ossigeno e gas anestetici attraverso un tubo endotracheale. Durante tutta la durata dell’anestesia ovviamente le condizioni del soggetto saranno attentamente monitorate attraverso la valutazione costante  delle attività cardiaca e respiratoria. Il risveglio è, poi, un momento particolarmente delicato, in cui si possono verificare fenomeni di apnea o aritmia, ed in cui si assiste gradualmente al ritorno della coscienza segnalato dalla ricomparsa del riflesso di deglutizione. Il paziente rimane sottoposto a monitoraggio, riscaldato  e trattato con farmaci per la terapia del dolore post-chirurgico. Il controllo del dolore, infatti,  è essenziale in ogni singola fase poiché una sua scorretta gestione potrebbe vanificare gli sforzi di anestesista e chirurgo determinando, oltre che un problema etico, anche una ritardata convalescenza. Tutte le procedure sono ben codificate per rendere questa pratica sempre più sicura, tuttavia rimane sempre fondamentale la genialità del medico che dovrà fronteggiare eventuali imprevisti o complicanze nel migliore dei modi, ed in questo non può che rientrare esperienza, abilità e conoscenza della fisiologia. Ogni anestesista si affida a farmaci che manipola con destrezza e il buon esito viene espresso dal paziente che si addormenta dolcemente, si sveglia altrettanto bene e durante il mantenimento non mostra segni di dolore o sofferenza e che, dopo poche ore dall’intervento è in piedi pronto a zampettare scodinzolando: tutto ciò riempie di gioia e soddisfazione l’anestesista veterinario!

Dr. Carlo Stipo, Dr.ssa Francesca Tornese

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