Sebbene le cause di questo problema possano essere diverse, e alle volte molto distanti fra loro, la forfora oggi rappresenta una delle condizioni più frequenti in Italia: la desquamazione del cuoio capelluto, nota soprattutto per quella fastidiosa sensazione di prurito e per le sue conseguenze a livello estetico e psicologico, non a caso è anche una delle parole chiave più ricercate su Google. Questo testimonia la sua diffusione capillare in Italia (e non solo), e il fatto che gli italiani sono costantemente a caccia di una o più soluzioni per porvi rimedio il prima possibile. È per questo che oggi vedremo come liberarci della forfora: un problema comune, ma che può essere sconfitto.

Forfora: cos’è e come si manifesta?

La forfora è una condizione che porta alla formazione di squame di pelle morta sul cuoio capelluto e alla successiva desquamazione, dunque al distacco di tali scaglie dalla pelle della testa. In realtà la forfora non è sempre uguale, dato che può essere distinta in forfora secca e forfora grassa: nel primo caso si tratta di una patologia dovuta spesso all’utilizzo di detergenti non idonei, in quanto agiscono sul cuoio capelluto stressandolo, disidratandolo e provocando irritazioni a più livelli. Questo causa la formazione delle scaglie, che poi si distaccano dalla cute. Nel caso della forfora grassa, invece, ci troviamo di fronte ad una condizione scaturita dalla dermatite seborroica, dovuta a una produzione eccessiva di sebo. In entrambi i casi, la forfora si manifesta con l’arrossamento della cute e con il distacco di scaglie biancastre.

Come eliminare del tutto la forfora?

La forfora può essere eliminata del tutto utilizzando prodotti appositamente realizzati per questa mission così delicata. Parliamo ad esempio del trattamento antiforfora di Bioscalin, che si dimostra particolarmente efficace in entrambe le fasi che contano: da un lato lenisce il prurito e il fastidio causati dall’infiammazione del cuoio capelluto, che di solito spinge a grattarsi favorendo il distacco delle scaglie della forfora. In secondo luogo, cura l’infiammazione e dunque normalizza la produzione di cellule cutanee, regolarizzando anche la produzione di sebo.

Rimedi naturali per curare la forfora

Nel computo dei rimedi per eliminare la forfora, troviamo anche diverse soluzioni biologiche e naturali: ad esempio, l’aloe vera può dare un validissimo contributo alla lotta alla forfora, per via delle sue proprietà lenitive che intervengono dirette sull’infiammazione del cuoio capelluto. Anche le maschere per capelli a base di argilla sono un toccasana per combattere la forfora, in quanto ripristinano la produzione del sebo e dunque sono particolarmente consigliate nel caso di forfora grassa. Infine, l’aceto di mele ma anche quello bianco: in questi casi perfetto per combattere il problema della forfora secca.

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Molti proprietari di cani e/o gatti vivono il momento della muta del pelo del proprio animale come un vero e proprio dramma, in realtà è, nella maggior parte dei casi, un processo fisiologico assolutamente normale. In teoria, la muta dovrebbe avvenire circa un paio di volte durante l’anno ed è regolata da meccanismi ben precisi : alcune ghiandole che regolano il metabolismo, si attivano anche in presenza di cambiamenti climatici innescando dei segnali  che porteranno alla graduale perdita  e successiva sostituzione di pelo e sottopelo. Durante questi periodi i singoli peli cadono dal proprio follicolo pilifero e vengono sostituiti molto più rapidamente del solito  lasciando il posto a un nuovo mantello che avrà crescita altrettanto rapida. Per gli animali selvatici questa sostituzione è di vitale importanza poiché il nuovo pelo sarà più lungo e caldo per la muta in vista della stagione fredda, e più corto e leggero avvicinandosi al periodo estivo. In realtà per i nostri animali domestici, soprattutto per quelli che vivono in appartamento,  questa distinzione fra le varie stagioni non è così netta,  per cui la muta avviene in maniera più costante nel tempo e meno massiccia. Generalmente la perdita abbondante di pelo, o semplicemente se ne rimane molto in mano dopo una carezza, crea preoccupazione per il proprietario; in realtà è un processo naturale che avviene in modo spontaneo e non va considerato patologico a meno che non sia accompagnato da lesioni sulla cute, croste, arrossamenti o aree alopeciche ( ovvero perdita di pelo localizzata in chiazze). La quantità di pelo persa dipende comunque dalle condizioni generali del soggetto e  dalla razza: è ovvio che gli animali a pelo lungo e con sottopelo più abbondante  ne perderanno in quantità piu visibile rispetto a quelli a pelo corto. Un’attenzione particolare va prestata ai gatti: chiunque li conosca  sa quanto abitudinari siano nella loro “auto-toeletta” quotidiana, grazie alle minuscole spine rigide sulla lingua che permettono di trattenere il pelo. Ciò può diventare un rischio nel momento in cui questo pelo “catturato” dalla lingua in quantità consistente venga  deglutito, provocando vomito o stipsi fino a fecalomi. Per aiutare i nostri amici a vivere il più serenamente possibile questo momento, possiamo intervenire allontanando il pelo morto quotidianamente  con apposite spazzole e pettini in modo da evitarne l’ingestione e la disseminazione nell’ambiente; l’ideale sarebbe abituare il nostro amico sin da cucciolo a queste manovre. Anche l’alimentazione equilibrata è importante ed il medico veterinario saprà consigliarvi eventuali integrazioni a base di acidi grassi essenziali (omega 3-6). 

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Il rapporto che si instaura tra animali domestici e bambini è da sempre stato al centro di studi volti ad evidenziare se effettivamente questa interazione possa apportare benefici al piccolo. Chiunque abbia avuto l’esperienza di crescere insieme ad un cane o un gatto, può ricordarla come una prima bella amicizia ma non solo: ciò comporta innanzitutto relazionarsi con un altro essere vivente. In questo senso il bambino è stimolato a rapportarsi e a comunicare con qualcuno di “diverso”, sviluppando così la propria intelligenza emotiva ed il senso di responsabilità. Se, poi,  anche l’animale è un cucciolo o un animale giovane, il rapporto sarà di tipo paritario, diventeranno presto compagni di gioco inseparabili: la comunicazione che si instaura tra i due si svolge su un piano paritario,  il bambino gattonando assume una posizione simile a quella del cane o del gatto e, per comunicare, il linguaggio spesso non è quello verbale come avviene per gli adulti. È ormai cosa certa che la vicinanza con un animale apporta anche dei benefici in termini di salute, questa  convivenza infatti  costituisce uno stimolo per il sistema immunitario del bambino che quindi diventerà più “forte” verso molti patogeni. Se correttamente gestito con periodiche visite dal Medico Veterinario, la vicinanza  con un animale non dà adito a preoccupazioni su eventuali  patogeni; al contrario, proprio la continua stimolazione del sistema immunitario,  aumenta le resistenze alle malattie e anche le allergie sono meno frequenti. La vicinanza all’animale domestico può aiutare anche in altre circostanze: vederlo mangiare può stimolare il bambino a fare altrettanto, così come le fusa del gatto accoccolato vicino al bimbo può aiutare a rilassarsi in  caso di insonnia  (internet è pieno di video molto teneri in cui cani o gatti si rannicchiano vicino al bimbo per farlo rilassare). La scienza ha inoltre confermato che gli animali hanno un vero e proprio effetto terapeutico, basti pensare ai benefici che si ottengono con la pet-therapy  in casi di ansia, stress, gestione di rabbia o aggressività fino al ruolo ormai assodato nella gestione dell’ autismo. Ovviamente il buon senso deve far sempre da padrone: non lasciare mai i bambini da soli con cane o gatto , se non sotto la supervisione di un adulto poiché l’animale giocando,  potrebbe involontariamente far del male al bambino graffiandolo o facendolo cadere. Cosi come anche il bimbo potrebbe dar fastidio al nostro peloso senza rendersene conto: è importante insegnargli a trattarlo con delicatezza, a non usarlo come peluche e soprattutto gestire bene il momento della somministrazione del cibo. Ma i  vantaggi non riguardano solo i più piccoli:  uno studio pubblicato su “Journal of Personality and Social Psychology” ha dimostrato come i proprietari di animali d’affezione stanno  meglio, rispetto ai non proprietari, per quanto riguarda autostima, forma fisica e socialità essendo più estroversi e meno timorosi. Ancora una volta quindi l’animale diventa effetto benefico per le vite dei proprietari , piccoli o adulti, sia psicologicamente che fisicamente, oltre a rappresentare un’importante fonte di supporto sociale.

Dr.ssa Francesca Tornese

Ambulatorio in via Isabella Morra, 15 San Brancato di Sant’Arcangelo (PZ)

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Secondo una rilevazione di Confartigianato, la quota di obesi nel nostro Paese è pari al 9,8% della popolazione adulta, una percentuale che ci assegna il record dei più snelli tra i 7 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e il terzo posto tra gli Stati dell’Ocse (dopo Giappone e Corea del Sud) dove il tasso medio di obesità è del 19,5%. Se gli italiani sono tra i più in forma al mondo il merito è anche di un’alimentazione in cui prevalgono qualità e genuinità dei prodotti artigiani. Caratteristiche molto apprezzate dai nostri connazionali anche nei consumi tipici dell’estate. Tra gelati, birre, streetfood, pizza, olio d’oliva, le famiglie italiane spendono 9,7 miliardi di euro l’anno. “La genuinità delle specialità artigiane – sostiene Rosa Gentile, dell’esecutivo nazionale Confartigianato - fa bene alla salute, mantiene in forma, fa muovere l’economia e contribuisce a mantenere alta la bandiera del food made in Italy nel mondo. La ‘ricetta’ dei prodotti artigiani è il rispetto delle materie prime e delle tecniche di lavorazione tradizionali, e un’attenzione sempre più diffusa a soddisfare particolari esigenze dietetiche o legate a intolleranze alimentari della clientela”. Di qui la “ricetta” Confartigianato: dare risalto e a premiare la capacità dell’artigianato italiano di rinnovare le sue tradizioni, di lavorare con tecnologie e materiali innovativi, di offrire un’alternativa di qualità e di varietà alle proposte standardizzate e seriali della grande industria, coniugando manualità e innovazione, creatività ed esperienza. E in questo scenario ci sono prodotti che, soprattutto al Sud, richiedono particolare attenzione alla qualità, alla tradizione, al confezionamento, alla presentazione, all’etica produttiva, per ribadire il ‘valore artigiano’ nei suoi requisiti di eccellenza, personalizzazione, identità e tracciabilità. Eccellenza intesa come qualità riconosciuta e certificata delle materie prime e delle lavorazioni; personalizzazione come espressione dello stile unico dell’artigiano; identità quale insieme delle caratteristiche che rendono il prodotto riconoscibile; tracciabilità intesa come possibilità di riconoscere la filiera produttiva, fondamentale indicatore di sostenibilità ambientale e di eco-compatibilità. Secondo i dati dell’Ufficio studi di Confartigianato le imprese artigiane del settore alimentare sono 90.788 (pari al 61,4% del totale delle imprese italiane del settore) e danno lavoro a 158.368 addetti (pari al 36,9% del totale degli addetti del settore). Nell’ultimo anno l’export dei prodotti alimentari italiani si è attestato a 28,4 miliardi, con una crescita del 3,2% rispetto all’anno precedente. A certificare l’alta qualità del cibo made in Italy è anche il numero di specialità alimentari italiane riconosciute e tutelate dall’Unione Europea con i marchi DOP (Denominazione di Origine Protetta), IGP (Indicazione Geografica Protetta) e STG (Specialità Tradizionale Garantita). L’Italia è leader nell’Ue per quantità di prodotti difesi da questi marchi di qualità: ben 261 (pari ad un quinto del totale dei prodotti di qualità europei censiti) realizzati da 7.090 imprese di trasformazione. Quanto alla Basilicata sono ben 77 i prodotti agroalimentari Dop e Igp, per un migliaio di aziende artigiane del comparto, a riprova che il Made in Italy agroalimentare e con esso il made in Basilicata hanno un grande potenziale. Tradizione ed innovazione possono rappresentare la chiave di svolta per il rilancio del comparto agroalimentare lucano (di cui il comparto artigiano è essenziale) che per l’export continua a dare segnali incoraggianti. Un potenziale enorme, tenuto conto che la quota dell’export alimentare del “made in Basilicata” è appena dello 0,1 per cento dell’ammontare complessivo delle Regioni del Sud. Per Gentile, inoltre, “l’estensione delle indicazioni geografiche alle eccellenze artigiane e quindi non solo  ai prodotti agricoli, dopo il via libera dell'Europarlamento alla proposta per ampliare l'utilizzo  dell'igp a prodotti artigianali dei settori agrifood, moda, design, arte, meccanica, diventati simbolo di tanti territori specie al Sud, è un elemento positivo per aumentare la tutela della qualità, valorizzando quelle produzioni maggiormente legate a cultura e identità e  offrire ai nostri artigiani un'ulteriore opportunità. Quelle dell’artigianato e delle piccole imprese - sottolinea Gentile - sono potenzialità che vanno aiutate ad emergere con azioni di sostegno coerenti con le peculiarità del patrimonio imprenditoriale del Mezzogiorno. La programmazione della prossima stagione dei Fondi europei 2014-2020 è un'occasione da non perdere per valorizzare il ‘tesoro’ imprenditoriale del Mezzogiorno a partire dai due driver fondamentali: turismo e alimentare”. 

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Le zecche sono parassiti pericolosi sia nell’ambito della medicina veterinaria che in sanità pubblica in quanto potenziali vettori di numerosi  agenti patogeni verso animali ed uomo. A questo rischio si aggiungono gli effetti patogeni diretti dovuti all’azione traumatica sulla cute ed alla sottrazione di grandi quantità di sangue (soprattutto in caso di infestazioni massive su cuccioli). Si tratta infatti di ectoparassiti  (rimangono all’esterno del loro ospite) ematofagi in quanto si nutrono di sangue per compiere il proprio ciclo biologico. Ne esistono due tipi principali: le zecche “dure” ovvero rivestite da uno scudo dorsale rigido che protegge il loro corpo  e che preferiscono  colpire animali domestici, e quelle “molli” che invece  riguardano preferibilmente gli uccelli; anche l’uomo può essere colpito  ma, fortunatamente,  in maniera occasionale. Come per le pulci, anche nel caso delle zecche, la trasmissione avviene attraverso l’ambiente esterno e la maggior parte del ciclo avviene al di fuori dell’animale dove il parassita  sopravvive a digiuno anche  per lunghi periodi. Una volta raggiunta la cute di un ospite, viene fatto penetrare l’apparato buccale “rostro” e vengono rilasciate sostanze anticoagulanti, antinfiammatorie, anestetiche e cementanti in modo da poter compiere pasti di sangue anche lunghi in modo  assolutamente indisturbato. Inoltre anche il loro passaggio sulla cute è impercettibile grazie a dei  “cuscinetti” posti all’estremità degli arti che non inducono prurito. Se dovessimo accorgerci della presenza di una zecca sul nostro animale, sarebbe  importante rimuoverla in maniera tempestiva perché col tempo aumenta il rischio di trasmissione di infezioni. In passato si consigliava di cospargere la zecca con olio, alcool o ammoniaca per “soffocarla” e favorirne il distacco; in realtà questa pratica va evitata poiché il contatto con queste sostanze può indurre nella zecca un rigurgito che incrementa il passaggio di possibili microrganismi nell’ospite. Il metodo migliore è, invece, quello di afferrare saldamente il corpo del parassita nel punto più vicino alla cute,  magari con l’uso di una pinzetta, ed effettuare  un movimento prima di delicata rotazione e poi trazione per rimuovere anche le parti più profonde. Soprattutto nel caso in cui ci si accorge in ritardo della presenza di zecche, sarebbe bene effettuare una visita veterinaria per valutare l’opportunità di eseguire test volti a mettere in evidenza la trasmissione di malattie infettive.  Come sempre prevenire è meglio che curare, ed attualmente sono in commercio molti prodotti efficaci ad evitare che le zecche approfittino del nostro cane per il loro pasti. Sono estremamente facili da applicane (spot-on, collari, compresse) ed hanno spesso azione repellente anche per altri ospiti indesiderati (es. pappataci vettori di leishmaniosi), per cui ancora una volta, il Medico Veterinario saprà consigliarvi il prodotto più adatto in base alle condizioni ambientali ed epidemiologiche del luogo in cui si vive. L’eventuale fallimento del trattamento antiparassitario, spesso è dovuto ad errata somministrazione, a grosse contaminazioni ambientali o alla convivenza con altri animali non trattati o trattati in tempi diversi.  Naturalmente , nonostante il trattamento, si dovrà aver cura di esaminare attentamente il mantello dell’animale al ritorno da ogni passeggiata, soprattutto nell’area intorno alle orecchie, ascelle o tra gli spazi interdigitali. Non sottovalutare la pericolosità di questi parassiti permette di evitare molte malattie potenzialmente fatali per i nostri amici.  

Dr.ssa Francesca Tornese

Ambulatorio in via Isabella Morra, 15 San Brancato di Sant'Arcangelo (PZ)

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