Stiamo per raccontarvi una storia che ci rattrista molto. Non molti giorni fa, veniamo contattati da una ragazza, vuole l’assoluto anonimato. Ci racconta la sua storia, che riguarda la perdita della madre per un male incurabile. Mi reco da lei, ci incontriamo in un bar, ma è molto a disagio, visto che da quando ha perso la madre non fa più vita sociale. Ci sediamo ad un tavolino, prendiamo un caffè ed inizia a raccontare la sua storia, però dopo pochi minuti mi chiede di mettere via il mio taccuino degli appunti, perché si sente osservata dai clienti del locale, ma le dico che devo prendere nota, mi serve farlo. Allora mi invita a fare una passeggiata e parlare, per non dare nell’occhio. Usciamo dal locale ed iniziamo a camminare, iniziando la nostra chiacchierata. «Pochi mesi fa è accaduto quello che per circa due anni e mezzo ho sempre sperato con tutta me stessa non accadesse mai. E’ venuta a mancare mia madre a causa di un tumore, era ancora molto giovane aveva soltanto 59 anni, ed era una persona speciale, buona di animo disponibile con tutti, ha sofferto così tanto, non meritava tutto questo. Non mi sembra ancora vero che sia accaduto, a volte, per un istante, mi sembra di vivere un brutto sogno, dove aspetto con ansia il risveglio per dimenticare molto velocemente il tutto. Invece purtroppo è la realtà ed è impossibile da accettare. Soffro terribilmente, non riesco a dimenticare il suo sguardo all’interno del letto di ospedale negli ultimi giorni di vita, quasi volesse farmi capire qualcosa, dirmi qualcosa con lo sguardo. Mi sento vuota, senza una ragione di vita, una parte di me quella notte è andata via con lei. Non potrò mai farmene una ragione».  Dopo una lunga passeggiata, ci accomodiamo su di una panchina per proseguire il racconto, ha gli occhi lucidi, vedo in lei tanta tristezza, ma soprattutto tanta rabbia per non aver potuto far nulla per evitare la morte della madre. Però purtroppo contro questi mali, è impossibile fare qualcosa. «Soffro terribilmente, mi manca tanto, il tempo non aiuta per niente, anzi va sempre peggio sento la sua mancanza ogni giorno di più, non riesco a sopportare la sua assenza, non ce la faccio proprio. Nonostante abbia mio padre e un fratello, mi sento sola. Senza di lei sono persa. Come se un pezzo di me sia andato via, senza che possa farci nulla per rimediare. Adesso dovrò cercare di farmi forza e ripartire». Al termine della nostra lunga chiacchierata, ci salutiamo, lei mi raccomanda di non far uscire il suo nome, vuole assolutamente mantenere l’anonimato per evitare che la gente possa fare altre domande.

Claudio Sole

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Fuggire per esorcizzare il problema, sembra essere questo il sistema più rapido per trovare soluzioni a chi soluzioni le ha a portata di mano, vivendo in un felice contesto territoriale ricco di risorse e di talenti, a volte svenduti per pochi quattrini a chi poco appello fa alla coscienza e ne trae profitto. Questo è ciò che accade nella nostra straordinaria Regione, ma non solo. Cosa spinge le nuove generazioni a far fagotto e fuggire alla conquista di nuovi territori, quale repulsione fomenta gli animi ribelli di chi avrebbe più di un motivo a rimanere?. Alla base c’è senza dubbio  un’evoluzione sociale molto più ramificata e problematica di quanto lo fosse un secolo fa; l’uomo si è evoluto e ha smania di confrontarsi con il mondo esterno a discapito di quei sacrosanti valori inculcati geneticamente. Un riscatto socio culturale  che annulla precedenti generazioni, pronte a far fagotto per necessità ma con la smania di ritornare,  per ritrovare le radici. Quali di questi due modelli va perseguito è questione di indole, sensibilità e ricchezza interiore; alla luce dei nostri tempi ciascuno potrà scegliere l’una o l’altra strada. Il contraddittorio sta nel cercare di realizzare al meglio le necessità umane, se da un lato c’e’ chi fugge alla conquista dell’eldorado, dall’altro c’e’ chi esalta le nostre risorse e scopre che vangare la terra può diventare una fonte di guadagno sano, capace di dare frutti cospicui. Abbiamo la fortuna di essere nati in una terra ricchissima, tra cultura,storia e tradizioni; a volte addossiamo  ai politici di turno colpe  e responsabilita’, dimentichi del fatto che siamo spesso schiavi e vittime per comodità. In realtà, siamo ancora immaturi per i cambiamenti e forse molta strada ancora dobbiamo percorrere per responsabilizzarci.

Marina Riviello

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Le malattie infettive che predominavano nel 1888 e nel 1909, le prime registrate dal Ministero degli Interni Direzione Generale della Sanità (non esisteva ancora il Ministero della Salute), vengono riportate nei due grafici allegati. E’ un reperto storico importante, poichè illustra la incidenza della mortalità per malattie infettive nelle varie regioni d’Italia e sono in assoluto (a parte di una smentita) i primi dati ufficiali pubblicati .I problemi igienici, che occupavano al tempo la mente dei nostri maggiori scienziati, e la loro risoluzione parziale permisero di porre una valida difesa contro le malattie ed una protezione della salute. La divulgazione anche a stampa delle nozioni igieniche applicate nella vita quotidiana determinarono a lungo andare enormi benefici all’umanità. I risultati furono evidenti, in quanto le nozioni applicate alla costruzione delle case, delle strade, all’approvvigionamento idrico e allo smaltimento dei liquami portarono enormi benefici all’ambiente, che si trasferirono anche sulla situazione sanitaria della popolazione. Infatti la mortalità generale passò dal 27,5%ₒ del 1888al 20,9%ₒ del 1904. Le malattie infettive interessate erano le seguenti: morbillo, scarlattina, difterite e laringiti crupali, febbre tifoide, febbre puerperale, pustola maligna, tifo pecchiale, rabbia, malattie tubercolari, malaria, sifilide. Alcune di queste sono venute alla ribalta di recente per le numerose notizie di cronaca che sono state pubblicate e che hanno acceso grande dibattito anche sui quotidiani. La mortalità per malattie nell’anno 1888 e nel 1909 si riferisce a 10mila abitanti; la loro incidenza nelle varie regioni viene rappresentata con dei segni, la cui legenda è poi riportata ai 

piedi di ogni tavola. Nel 1888 la incidenza variava da 30 a 35 (dato minimo della scala) e da 117a129 (dato massimo)e questi segni distribuiti fra le regioni danno un’idea della loro consistenza sul territorio.Ad una  prima osservazione si evidenzia che esse mostrano una minore percentuale nel centro Italia (Umbria e parte della Toscana) e nel nord Italia ad eccezione del territorio dalle provincie di Cremona e Sondrio in Lombardia, un’incidenza media nelle regioni costiere tirrene, mentre nel sud questa si eleva, come in Sardegna ed in Sicilia, dove si raggiunge l’acme(provincia di Enna, Agrigento e Caltanissetta). La incidenza della mortalità nell’anno 1909 varia da 16 a 20 (dato minimo della scala)) e da 34 a 40(dato massimo). Ad una prima osservazione si evidenzia come le regioni adriatiche, Romagna, Abruzzo, Molise, parte della Toscana (da Ancona a Prato) e Puglia, mostrino la più bassa percentuale di mortalità, così come la punta della Calabria, le provincie di Messina e di Ragusa. Al nord Italia, ad eccezione del Piemonte, tutto il centro ed il nord est mostrano una incidenza che varia da 26 a 30 morti per 10 mila abitanti. Nel centro Italia la incidenza è la medesima, ad eccezione del Lazio e parte dell’Abruzzo. In Campania, Basilicata e Calabria la incidenza è contenuta, non così in Sicilia, dove nella punta (provincie di Catania e Siracusa) è la più elevata. Volendo avanzare una ipotesi sulla mortalità che varia di regione in regione, possiamo ipotizzare che dove l’assembramento dei bambini era elevato, come nelle scuole, la frequenza delle malattie aumentava, così la mortalità, dove le condizioni igieniche erano carenti, specie riguardo l’approvvigionamento idrico, si elevava per queste cause ed infine dove l’assistenza sanitaria era migliore si evidenziavano i segni della operosità dei medici sul territorio. Il problema dovrebbe essere approfondito per scoprire le cause, che hanno fatto variare in modo determinante la mortalità. E’ questo un primo studio e mi auguro che ne seguiranno altri, anche perché di recente il problema è venuto alla ribalta su tutti i giornali per le vaccinazioni non praticate o praticate male.

Antonio Molfese - Medico Giornalista

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Rientra nelle iniziative promosse dal CROB l’incontro con l’equipe dell’IRCCS di Rionero in Vulture che si terrà il 9 giugno alle 18,00 presso l’Auditorium Comunale di via Marconi a Bernalda. Il convegno dal titolo “Tumore della mammella – Cosa bisogna conoscere oggi” è stato promosso dall’Amministrazione Comunale e vedrà la partecipazione di diversi ospiti. Dopo i saluti del Presidente dell’Ordine dei Medici di Matera, dott. R. Tataranno, e l’introduzione della dr.ssa M.A. Vitti, interverranno la Dr.ssa G. Dinardo, Responsabile senologia, il Dr. R. Ardito, Responsabile Day Hospital oncologico, il Dr. Cammarota, Direttore dell’UOC di Radiologia, tutti del CROB di Rionero. Concluderà il sindaco, dr. Domenico Tataranno. Auspichiamo una cospicua partecipazione, considerata l’importanza e l’interesse delle tematiche che saranno affrontate.

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“Non esistono esseri umani perfetti, ma esistono esseri umani in continua evoluzione, capaci di migliorarsi e cambiare il mondo, non solo se stessi” Maurizio Mastronardi. L’essere umano, per raggiungere uno sviluppo psicologico completo, ha bisogno fondamentalmente d’amore, seppur sotto diverse forme. Quando i genitori, anche facendo del loro meglio, non riescono per vari motivi a fornirlo in modo completo, a livello emotivo, si crea un vuoto proprio a causa di quelle mancate manifestazioni davvero indispensabili per una crescita equilibrata, questo poiché l’infanzia è un periodo fondamentale per lo sviluppo della nostra vita da adulti. Le principali necessità emotive di base, per un essere umano, sono dodici: accettazione, cura, fiducia, comprensione, incoraggiamento, ammirazione, riconoscimento, apprezzamento, conferma, approvazione, rassicurazione e rispetto; mentre le più comuni ferite emozionali che possono derivarne e che possono avere importanti ripercussioni in età adulta sono: la paura dell’abbandono, l’umiliazione, la paura del rifiuto, il timore di subire ingiustizie o la difficoltà a fidarsi. Le succitate necessità emotive, acquistano nel tempo un’importanza diversa, in sintonia con la nostra crescita affettiva e psichica e devono essere soddisfatte secondo i bisogni propri delle varie fasce d’età. Laddove queste necessità di base non saranno soddisfatte, verranno a formarsi le così definite ferite emozionali. Le mancanze sono decisive nei primi anni e poi costantemente richiamate nel corso della vita, poiché, se pur inconsciamente, inizia una vera e propria ricerca di qualcosa che possa colmare quel vuoto che si percepisce dentro e il rischio spesso è di sfociare in vizi e scappatoie, capaci di influenzare negativamente il proprio talento, potenziale, oltre che la propria natura positiva. Quando l’insieme dei bisogni di base è soddisfatto, il senso della vita, così come le nostre esigenze, non possono che essere più chiare, al contrario, la mancata soddisfazione dei bisogni emotivi e le relative conseguenze, possono sicuramente influenzare negativamente molti aspetti della vita così come, ad esempio, il rapporto di coppia. Concentrandoci sul rapporto di coppia, statisticamente, una relazione si interrompe il più delle volte, per due motivi: perché non ci si sente realmente accettati, oppure perché non si riesce ad accettare l’altro. Prima di prendere però scelte drastiche è importante tenere a mente che si hanno due possibilità di reazione per provare a rispondere diversamente a determinati impulsi e, ove possibile, sanare la coppia: curare l’altro facendoci carico dei suoi bisogni, ascoltandoli, ma prima ancora, prenderci cura del proprio sé più profondo, ritrovando un contatto reale con le mancanze e le necessità che ci caratterizzano, riconoscendole, quindi accettandole e mostrando senza filtri anche a chi si ha accanto ciò di cui si ha bisogno. Immaginandoci come una cipolla a strati, ci sono nel nostro inconscio ferite superficiali che sono più semplici da affrontare e sanare, ma anche di più profonde e dolorose, da cui spesso si tende a fuggire, con infinite giustificazioni o delegando istintivamente all’altro responsabilità, che in realtà non sempre ha. Consideriamo inoltre che la comunicazione è per il 93% non verbale e solo il 7% di tipo verbale quindi è principalmente il nostro comportamento ed atteggiamento che viene percepito da chiunque ci circonda. Esistono diversi avvenimenti che possono condizionare il nostro futuro anche se consciamente dimenticati e per poter superare questa silente ma logorante barriera del dolore e quindi, trovare un equilibrio anche con chi ci è accanto, è importante essere più consapevoli di chi siamo anche a livello emotivo. È importante comprendere le dinamiche di ciò che si agisce e di ciò che muove realmente le nostre scelte, affinché, nel bene o nel male, queste siano quanto più autentiche e in linea con ciò che davvero può procurarci benessere. E’ essenziale che le nostre paure siano affrontate, poiché il rischio è che influenzino l’intero corso della nostra vita, facendoci assumere atteggiamenti controproducenti, rispetto ai nostri obiettivi, desideri o aspirazioni personali e familiari. Le ferite emozionali non comprese e non elaborate che siano antiche o più recenti, ci incatenano ad una frequenza più bassa del nostro reale potenziale, conferendoci una posizione indotta che non sempre ci appartiene. Sanarle è assolutamente possibile e a volte, avere la possibilità di usufruire di uno specchio neutrale è un’occasione irrinunciabile, un aiuto concreto. Scoprirci è un viaggio senza fine e scoprire la natura delle nostre reazioni non può che darci sicurezza oltre che un potere esclusivo sulla nostra vita.

Dott.ssa Silvia Silvestri

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