Dal 9 maggio è permesso alle donne acquistare direttamente in farmacia, senza l'obbligo di prescrizione medica, i contraccettivi d'emergenza Norlevo, Levonelle e EllaOne, farmaci utilizzati come anticoncezionali per le gravidanze indesiderate, così informa il Ministero della Salute. L'unico requisito, peraltro tutto italiano, è quello della  maggiore età.

La notizia  riapre il  dibattito sanitario-morale che coinvolge medici e farmacisti in primis e che vede contrapposti da un lato gli obiettori di coscienza contrari a qualsiasi forma di intervento atto ad interrompere la gravidanza e dall’altro  chi si trincera dietro la denominazione di "farmaco non abortivo" e vorrebbe piuttosto l'adeguamento normativo  rispetto a quello europeo che prevede, invece, la libera vendita anche a soggetti minorenni, senza prescrizione medica né obbligo di comunicazione a chi ne esercita la potestà genitoriale.

Per una donna lucana, però, potrebbe risultare un vero calvario riuscire a trovare un medico o un farmacista favorevole a somministrarle la pillola per l'interruzione della gravidanza. Il Ministero ha reso pubblici i dati raccolti nel febbraio scorso dai quali si evince che nella nostra regione la percentuale di medici obiettori di coscienza si attesta all' 85,2%. La nostra Basilicata è seconda solamente al Molise, che con il suo 85,7% risulta la più importante roccaforte dei medici obiettori d’Europa. E' giusto, ad ogni modo, anche indicare che la percentuale degli obiettori presenti nelle regioni italiane non scende mai al di sotto del 60%. Unica eccezione è la Valle d'Aosta in cui solo un medico su sei dichiara di essere obiettore.

Le radici della questione – si ricorda - vanno ricercate nei primi anni '90, quando viene commercializzata la pillola RU-486, prima in Francia e poi nel resto del mondo, un farmaco che ha come principio attivo il Mifepristone. La RU-486, assumibile nei primi due mesi di gravidanza in concomitanza all'impiego di prostaglandine, inibisce lo sviluppo embrionale agendo sul "progesterone" (l'ormone che assicura il mantenimento della gravidanza) causandone il distacco e la sua espulsione. Il farmaco viene quindi catalogato come "abortivo" poiché agisce su un ovulo correttamente fecondato e già annidato nell'utero.
Bisogna aspettare il 2003 affinché la ricerca farmaceutica riesca a sintetizzare, testare e dunque commercializzare nuovi farmaci aventi invece come principio attivo il “Levonorgestrel” e l' “Uliprostal”:  pillole di nuova generazione che non agiscono a livello dell'endometrio (dove si annida l'ovulo fecondato), ma più a monte, a livello delle ovaie, ritardando o bloccando l'ovulazione.
E' chiaro che la denominazione di “farmaco anti-abortivo” risulti una vera forzatura dell'essenza dei nuovi farmaci. Non si può parlare di aborto qualora l'ovulo non sia stato ancora fecondato. L'OMS qualifica questi nuovi prodotti come “anti-ovulatori” o più popolarmente come anticoncezionali d'emergenza poiché esplicano la loro funzione in tre o cinque giorni al massimo dal rapporto sessuale non protetto. 
Mentre infuria la polemica tra i due fronti sanitari è notizia degli ultimi giorni, che alcune case farmaceutiche, produttrici dei su citati farmaci, abbiano deciso di ribassare i prezzi dei loro prodotti di quasi un terzo. La loro posizione risulta essere più che chiara: nessun dialogo o dibattito può essere accostato all'aspetto economico della faccenda.

Alexander Badamchian

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Sebbene la  primavera  sia sicuramente la stagione più apprezzata ed attesa, essa  molto spesso  trascina con sé un fardello fatto di complicanze nel ritmo sonno-veglia e della respirazione, oltre a una fastidiosa sensazione di malessere generale.
Il prolungarsi delle ore  di luce  influisce, infatti, negativamente sui ritmi circadiani del sonno e questo determina l'aumento di casi di insonnia e di mancato riposo.  E’ frequente, quindi, alzarsi al mattino sentendosi già spossati e portandosi per tutto l'arco della giornata una  sensazione di disturbo a livello fisico e cognitivo. La regola aurea, in  tal caso, è sintetizzabile nella formula: non forzare un sonno che non arriva, perché se non ci si riesce  ad addormentarsi è inutile continuare a rimanere a letto o insistere nel tentativo.
Sarebbe, invece, opportuno alzarsi e passeggiare in casa, leggere un libro stando seduti e non coricati sotto le lenzuola ed  evitare di accendere la tv, il pc o il telefonino, poiché gli schermi, in genere, affaticano la vista e rallentano il processo dell'addormentamento.
Anche le difficoltà respiratorie sono frequenti.  Con le stagionali raffiche ventose, l'aria, nelle zone mediterranee, si riempie di pollini e polveri che una volta inalati diventano agenti eziologici di patologie respiratorie. Secondo la European Federation of Allergy and Airway Disease Patient Association  (studio del 2014) nei prossimi dieci anni un italiano su due soffrirà di queste patologie, e, di conseguenza, tutto ciò  influirà in maniera  seria sia sui costi sociali da affrontare da parte del Sistema Sanitario Nazionale sia che in perdita di produttività.
Ma cos'è realmente un'allergia e come si combatte? L'allergia è una reazione ipersensibile ad agenti esterni ( i cosiddetti allergeni) di per sé innocui, ma che il sistema immunitario umano riconosce come molesti. I pollini inalati, ad esempio, vengono subito aggrediti da linfociti che producono anticorpi nelle alte vie aeree (naso e faringe), questi ultimi  secernendo istamina sono la causa di  sintomi quali la congestione nasale, il prurito e la lacrimazione degli occhi (sintomi della  rinite allergica ) , tosse e infiammazione delle mucose orali fino  a giungere, in rari casi,  allo shock anafilattico.
Sono disponibili tre principali test per la diagnosi di allergie: quello cutaneo ("graffiando" la cute e mettendola a contatto con l'opportuno allergene), quello percutaneo (una iniezione di estratti di diversi tipi di allergeni al di sotto di un lembo di pelle) e infine a quello prettamente laboratoristico, effettuato attraverso indagini del sangue. Tutti questi  metodi garantiscono un risultato attendibile nella quasi totalità dei casi.
Pur essendo la soluzione più scontata, la migliore forma di prevenzione  contro l'insorgere della patologia allergica è evitare il contatto con la sostanza allergenica. Nel caso dei pollini stagionali si consiglia  pertanto di tenersi lontano da luoghi di aperta campagna o boschivi nei periodi di migrazione. In casa, invece, sarebbe opportuno dotarsi di filtri per l'aria e sistemi di condizionamento. Naturalmente i sintomi possono essere  mitigati o tenuti sotto controllo  seguendo due 2 differenti tipologie di possibili approcci terapeutici.
Il primo è quello di munirsi, previa visita del proprio "medico di famiglia", di farmaci decongestionanti, antistaminici e corticosteroidi nasali. Una  terapia di tal tipo è efficace, seppure  non esente da  controindicazioni quali  sonnolenza e  calo di attenzione. Il secondo metodo riguarda quei casi in cui i sintomi perdurano per periodi di tempo molto lunghi  e che, perciò, hanno  maggiori e più gravi effetti sull'apparato respiratorio. Si parla infatti di immunoterapia quando, attraverso iniezioni di soluzione con allergene diluito a concentrazioni crescenti, si fa in modo che l'organismo si abitui alla presenza del patogeno riducendo l’ iper-risposta immunitaria.

Alexander Badamchian

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Alla vigilia dell'8 marzo l’ennesimo caso di femminicidio camuffato dal marito come incidente domestico, Il 2013 segna un incremento dei femminicidi rispetto agli anni precedenti, con 134 donne uccise. In occasione dell'8 marzo, Giornata internazionale delle donne, la Casa delle donne di Bologna, ha reso pubblica l'8/a indagine sul femmicidio in Italia. La media annuale per i 9 anni in cui sono stati condotte le indagini, segna 116 casi per anno. Nel 2013 - in base all'indagine - restano confermati i dati dei femminicidi risultanti dalle indagini degli anni precedenti: i femminicidi riguardano per lo più donne italiane (70%), sono commessi da uomini italiani (70%), interessano tutte le fasce di età pur se si riporta quest'anno una incidenza maggiore nella fascia di età tra i 36 e i 45 anni, mentre l'anno scorso si registrava nella fascia 46-60. «Trovano origine - spiega la Casa delle Donne - nella relazione di genere, posto che nel 58% dei casi l'autore è stato il partner attuale o ex della donna». Intanto in ogni angolo del nostro Paese si susseguono iniziative di ogni genere, si contrappongono iniziative culturali a serate danzanti. La criminologa Latronico- affida alla nostra testata la sua riflessione sulla giornata odierna- «il mio costante impegno volto alla diseducazione alla violenza non può non farmi pensare anche oggi alla "prigionia" della donna dentro la famiglia, nella violenza domestica, nei luoghi comuni, nella discriminazione lavorativa e di carriera, nell'eccessivo tentativo di uniformarsi, nel femminicidio, nello stalking, nelle imposizioni religiose, ecc. Uno sguardo a tutto tondo nella difficoltà della donna di vivere il proprio status in pienezza e autodeterminazione, con l’auspicio di portare tutti  alla consapevolezza di sé e alla reale possibilità di allargare le sbarre della reclusione, di arrivare finalmente a quella libertà interiore che sembra un miraggio per molte donne che quotidianamente vivono da recluse nella propria casa. Donne sempre più sole, non una festa, dunque, ma un giorno per riflettere sulla condizione femminile e per organizzare lotte per migliorare le condizioni di vita della donna: in questo modo la data dell'8 marzo assume un'importanza ed ha un senso, diventando il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli e il punto di partenza per il proprio riscatto. Nel corso degli anni si è però perduto il vero significato la maggioranza delle donne occidentali, approfitta di questa giornata per uscire da sola con le amiche per concedersi una serata diversa, magari all'insegna della "trasgressione", i commercianti ne approfittano per sfruttarne le potenzialità commerciali. Ritengo sia doveroso riappropriarsi di questa giornata, di farla ridiventare un momento di riflessione e di confronto, non per superate lotte tra sessi, ma per rinnovare le alleanze tra tutti coloro che rifiutano la sopraffazione e la violenza».

 

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E' la prima causa di cirrosi epatica ed epatocarcinomi nel mondo (il dato aggiornato indica una percentuale intorno al 26% del totale delle due patologie) e da oltre trent'anni ha costretto medici, scienziati e case farmaceutiche ad occuparsene seriamente. Sebbene l'epatite C (o HCV) abbia da         sempre un ruolo di prim'ordine tra le infezioni più difficili da eradicare nell'uomo, solo negli ultimi mesi gli sforzi profusi dai ricercatori di tutto il mondo in fase di sperimentazione hanno portato alla diffusione (unicamente ospedaliera) di farmaci che riuscirebbero, in prima sede, a impedire al virus di replicarsi e, quindi, infettare sempre più cellule del fegato, per poi eradicarlo in maniera totale.

Contrarre il virus dell'epatite - lo ricordiamo -  è relativamente semplice. La sola via trasmissiva è quella ematica, vale a dire attraverso il contatto con sangue infetto.
Nei paesi occidentali o in via di sviluppo, la diffusione è legata soprattutto all'uso di droghe assunte da più persone contemporaneamente per via endovenosa con la stessa siringa. L'esposizione al sangue infetto aumenta, infatti, in modo esponenziale la possibilità di contagio. Lo stesso si può dire per il contatto con ferite e lacerazioni cutanee.  Altre vie di trasmissione sono rappresentate da trasfusioni di sangue contenuto in  sacche non particolarmente controllate (a tal proposito, è stato istituito un programma di screening che ha fortemente diminuito la possibilità di contagi nosocomiali portando le percentuali a livelli infimi, un caso su dieci milioni), da punture accidentali con aghi infetti e, infine, da piercing effettuati in strutture che non seguono le normali procedure di disinfezione e sterilizzazione. 
Un'ulteriore via infettiva è poi  la  "trasmissione verticale"  che riguarda i bambini partoriti da donne  affette da HCV, i quali sia nel periodo stesso della gestazione sia al momento del parto potrebbero entrare in contatto con il sangue materno.

Secondo l'AIFA (l'Agenzia Italiana del Farmaco), in Basilicata circa nove persone su cento soffrono di  epatite C, una percentuale ben al di sopra delle medie  nazionale  ed europea (che si attestano sul 4-6%); l’AIFA rileva infatti come ci si trovi difronte ad un problema sociale oltre che sanitario. Dal 2013 esiste una rete ospedaliera regionale per la diagnosi, la terapia e l’assistenza ai malati di epatite C  la quale consente di elaborare un Percorso diagnostico terapeutico e assistenziale (PDTA) allo scopo di fissare criteri standard riguardanti i farmaci da somministrare nonché le strutture deputate alla prescrizione e alla distribuzione dei farmaci stessi.  A proposito di questi ultimi, il vecchio protocollo terapeutico prevedeva l'uso della "ribavirina" unitamente   all' "interferone", seppure il trattamento risultasse efficace solo se intrapreso nei primi sei mesi dall'avvenuto contagio.  Invece i nuovi farmaci disponibili quali il Boceprevir e il Telaprevir (per l'HCV di genotipo 1), il Simeprevir (per i genotipi 1 e 4), il Sofosbuvir (per l'HCV di genotipo 1,4,5 e 6) promettono la completa restitutio ad integrum del tessuto epatico e l'eradicazione del virus nel 90% dei casi, sebbene i costi di questo nuovo tipo di trattamento si attestino sui 50-70 mila euro per paziente. Naturalmente   il S.S.N. si impegna ad avviare un programma di intervento terapeutico seguendo un apposito algoritmo volto a sostenere e a curare i malati più gravi nelle varie aziende ospedaliere.

Si riportano le strutture ospedaliere regionali di riferimento che prescrivono ed erogano questi nuovi farmaci per il trattamento dell'HCV.

MATERA: Ospedale Madonna delle Grazie, via Contrada Cattedra Ambulante. Reparto UOC Medicina Interna , UO Malattie Infettive , Gastroenterologia e Endoscopia.
Centralino Tel. 0835253111        

POTENZA: Azienda Ospedaliera San Carlo , via Potito Petrone. Reparto UO Medicina Interna, UO Malattie Infettive.
Centralino Tel 0971611111        

POLICORO (MT) : Ospedale Giovanni Paolo II ,  Viale Salerno. Reparto Medicina Interna
Centralino Tel. 08359861

VENOSA (PZ) : Ospedale di Venosa, Via Appia . Reparto Lungodegenza
Centralino Tel.  097239111

Per informazioni e prenotazioni : CUP Regionale Tel. 848821821

Alexander Badamchian

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Molto silenziosamente, senza troppi clamori  ma con immensa soddisfazione degli addetti ai lavori il decreto anti- femminicdio è legge. L’Aula del Senato ha approvato in via definitiva con 143 sì e tre no il decreto legge con le misure per la sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, la protezione civile e il commissariamento delle Province. Il provvedimento, già approvato dalla Camera dei deputati, diventa così legge. Il premier Enrico Letta:«Il Senato ha convertito in legge il decreto del governo sul femminicidio dopo un intenso e positivo lavoro. È un giorno davvero importante!». Per  le nostre donne che giornalmente sono costrette a vivere nella paura di essere uccise, un piccolo passo avanti. Non sarà certo una legge messa su carta a cambiare repentinamente il corso degli eventi, ma senz’altro è un primo passo, un buon inizio per educare donne, e uomini alla non violenza.  Molte, nei mesi scorsi, le polemiche sull’ impronta punitiva del decreto che non prevede lo stanziamento di fondi per la prevenzione e per il potenziamento dei centri antiviolenza. Non pochi i dubbi sollevati anche sull’irrevocabilità della querela. Una volta che è stata presentata querela infatti questa non può più essere ritirata in modo da sottrarre la vittima al rischio di nuove intimidazioni allo scopo di farla desistere. Altra novità è l’arresto in flagranza obbligatorio in caso di maltrattamenti su famigliari e conviventi. Maggiori tutele per le donne e prevenzione con il braccialetto elettronico anti-stalker. Sarà poi disposto l’allontanamento urgente dalla casa familiare con il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa, nei confronti di chi è colto in flagranza. Nel decreto sono introdotte più tutele per le vittime: le segnalazioni non potranno essere anonime ma i dati delle donne che denunciano saranno coperti almeno nella prima fase del procedimento per evitare ritorsioni. Come misure di prevenzione anti-violenza si potranno indirizzare gli stalker anche ai consultori familiari, ai servizi di salute mentale e ai Sert (i servizi per le dipendenze).
In tema di immigrazione si introduce un permesso di soggiorno speciale per le donne straniere vittime di violenza domestica.
 

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