Per giungere a Taranto ci sono tre strade oltre alla via antichissima e meravigliosa del mare. Da tramontana si giunge a vedere la città dalle colline scendendo rapidamente nella conca che la richiude tra i due mari passando per rigogliosi agrumeti. Da levante si arriva dalla pianura verde e rigogliosa cosparsa di olivi e di vigneti. Da ponente dalle bianche dune della costa ionica contornata da pinete immense mentre dal mezzogiorno si arriva dal mare e si ha la meravigliosa visione di una città come racchiusa tra le valve verdi di un’immensa conchiglia. Da ovunque si arrivi si ha un vero colpo di scena, è il miglior quadro che la natura riesce a dipingere in cui prevale l’azzurro del cielo, il celeste del mare, il verde della lussureggiante vegetazione e il bianco delle case. Da un lato il Mar Piccolo che dà l’idea del movimento del mare e della serenità del lago e abbaglia gli occhi come uno specchio che riflette l’azzurro del cielo. Dal lato opposto, il Mar Grande con il suo scintillio causato dalle leggere increspature dovute alle correnti e ai leggeri venti, chiuso tra Capo San Vito e Punta Campanella e delimitato dalle splendide e luminose isole Chéradi.
La città, le sue basse abitazioni prive delle caratteristiche tegole rosse ma con i tetti a terrazzo posta su una penisola tra i due mari. La parte antica, quella storica su di un’isola collegata a terra tra due ponti: quello in pietra e quello girevole.
Quando vidi la città per la prima volta era un’assolata giornata di luglio, le onde di calore sembravano sorgere da terra ma la torrida giornata era mitigata dalle temperature più miti dei due mari e da una leggera brezza. Taranto è, di fatto, un’oasi meteorologica, una delle poche città italiane ove il clima è sempre mite, quasi primaverile, anche nei peggiori inverni, con il freddo stemperato dai due mari e che nelle più calde estati sono in grado di mantenere l’aria più fresca, aiutati dalla leggera brezza che soffia da Sud-ovest durante il giorno e da Nord-est durante la notte. La città è protetta dalle bufere di acqua e di neve dalle colline delle Murge e dalle montagne Calabro Lucane, solo alcune perturbazioni di forti intensità provenienti dai Balcani riescono raggiungerla e a interessarla. Peculiarità del territorio tarantino è sempre stata la purezza delle sue acque. Senza voler considerare quella ottima dell’acquedotto pugliese. Unico acquedotto quasi completamente coperto che porta un’acqua tra le migliori provenienti dal bacino del fiume Sele. Percorsa da brevi fiumi da torrenti limpidi e cristallini che sgorgavano placidi dalla vicina Murgia rendono fertile la terra, favoriscono la vita degli animali e dei vegetali e che infine sfociavano anche nei due mari sotto forma di citri. Non ci vuole molto a capire perché i primi naviganti greci l’avessero scelta come colonia e perché divenne una delle città più grandi della sua epoca. Così la vidi la prima volta. Imparai ad amarla, sia per la sua naturale bellezza sia per il suo meraviglioso territorio che spaziava dalle coste sabbiose e mari limpidi alle dolci colline cosparse di bianche masserie.
Oggi vivo per mia scelta in questa città, continuo a trovarla bella ma, devo riconoscere che non assomiglia più a quella di una volta. Le vie di accesso sono sempre le stesse, la strada che da tramontana arriva in città passa oggi attraverso numerose fabbriche e capannoni, alcuni in evidente stato di abbandono e degrado, e gli agrumeti sono interrotti da un’enorme discarica sulla quale svolazzano stormi di gabbiani in cerca di cibo. La superstrada che viene da levante passa ancora tra oliveti e vigneti, ma questi sono ora costellati di brutti agglomerati urbani, piccoli borghi che sono diventati grandi ammassi di abitazioni senza alcuna forma deturpando il paesaggio.  La strada che arrivava dalle dolci bianche dune da ponente è irriconoscibile, è diventata una superstrada che attraversa un territorio privato di tutto e martirizzato da grandi industrie inquinanti. La bellissima costa e stata cementificata per creare banchine, dove giacciono arrugginite enormi balle d’acciaio, cumuli di container e depuratori d’acqua con le sue vasche maleodoranti, odore coperto solo dai fumi della raffineria o da quelli ancora più maleodoranti dell’acciaieria.
Le bianche dune, la strada, il poco verde che la contorna ancora ha il colore della ruggine, tutto è ocra, rugginoso. Niente è rimasto da questo lato dell’antica bellezza, solo un piccolo ciuffo di pini rinsecchiti indicato Punta Rondinella dove una rigogliosa e salubre pineta era stata scelta come sanatorio per la purezza della sua aria. Venendo dal lato mare la visione è cambiata, non più spiagge bianche e sabbiose interrotte, quelle salentine, da piccole scogliere con bellissime calette naturali. Ora la linea di costa è quasi completamente coperta da abitazioni poste alla rinfusa, di stili contrastanti, di colori che fanno a pugni. Da quella che era la grande pineta di Lido Silvana, ora sono rimasti solo alcuni tronchi bruciacchiati che puntano verso il cielo, si può perfino vedere una villa stile mediterraneo affiancato a uno stile tirolese con un a parte costruita a trullo. Uno schiaffo al buon gusto.
Quelle che erano le dune sabbiose, vanto della costa, sono state per lo più distrutte, le calette sono diventate porticcioli turistici e la scogliera appiattita per costruirvi sopra abitazione o stabilimenti balneari. Una città, che da una tranquilla e ordinata cittadina, forse un poco provinciale, ora è diventata una falsa città, con brutte strade delimitate da innumerevoli e onnipresenti file di autovetture parcheggiate su entrambi i lati, mentre tra esse scorre un continuo fiume di mezzi in movimento. Mezzi pubblici e poco efficienti, scarsi e introvabili i taxi, inesistenti i ciclisti, pochi anche i pedoni. Tutti si muovono con la propria vettura e l’aria, già compromessa dal cementificio, dalla raffineria e dagli altiforni dell’acciaieria è arricchita d’inquinanti ancor di più dagli scarichi delle autovetture. Il cittadino tarantino? Indifferente, disattento, direi distratto. Ogni tanto qualcuno protesta. Sorgono spontanei comitati e manifestazioni a favore dell’ambiente e della qualità della vita, ma… dura solo qualche momento… presto tutto è dimenticato e tutti continuano come se nulla fosse cambiato.

Gianfranco Bartolacci
Capitano di Fregata

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Il sole può rappresentare una fonte di gravi pericoli per la nostra pelle: fra le varie tipologie di problematiche cutanee dovute ad una eccessiva esposizione ai suoi raggi, infatti, troviamo la cheratosi attinica. Nota anche come cheratosi solare, questa particolare forma di lesione cutanea può infatti provocare la nascita di crosticine purulente, dolorose e dall’aspetto sconfortante. Ciò che la rende estremamente pericolosa, però, è la possibilità di degenerare in forme tumorali quali i carcinomi spinocellulari e basocellulari. Nonostante vi sia anche una importante incidenza a livello genetico, la mancata protezione dai raggi ultravioletti del sole può provocare una lesione che va curata nell’immediato: è stato il Ministero della Salute, infatti, a mettere in guardia i cittadini in merito ai rischi derivanti dalla cheratosi attinica.

Cheratosi attinica: fattori di rischio e manifestazione

Il principale responsabile della comparsa della cheratosi attinica, come già visto, è il sole: i suoi raggi ultravioletti, infatti, possono provocare svariate forme di ustioni e lesioni, compresa la cheratosi. La manifestazione di questa patologia, però, è molto diversa dalle comuni bruciature: non si manifesta nell’immediato ma nel tempo, visto che la pelle tende ad assorbire le radiazioni e a conservarle nella propria “memoria” cellulare. Ecco spiegato perché queste lesioni da cheratosi possono svilupparsi dall’oggi al domani, e non necessariamente d’estate: non è un caso che in tanti lamentino questo problema anche in assenza di una recente esposizione ai raggi solari. Quali sono i sintomi della cheratosi attinica? La comparsa di piccole squame eritematose su viso, braccia, gambe e orecchie: ne sono affette tutte le zone che usualmente vengono esposte per tanto tempo al sole. Queste squame, inizialmente microscopiche, tendono poi a svilupparsi e a diventare molto evidenti.

Quali sono le possibili cure per la cheratosi solare?

È importante intervenire prima che la cheratosi possa degenerare, dunque appena si notano degli arrossamenti e la prima comparsa delle crosticine. I migliori rimedi per le cheratosi leggere sono prodotti come ad esempio dermolichtena Kerà: un trattamento topico anti-cheratosi che aiuta le cellule della pelle a rigenerarsi, proteggendole anche dai raggi ultravioletti. Sono comunque presenti diversi approcci alla cheratosi attinica, come ad esempio la rimozione chirurgica, la fototerapia, la crioterapia e il laser: bisogna però stare attenti, perché i suddetti metodi potrebbero lasciare delle cicatrici sul tessuto cutaneo più o meno evidenti. Come prevenire la cheratosi solare? Come nel caso delle ustioni, bisogna sempre evitare l’esposizione al sole nei suoi momenti di picco. Vanno anche evitate le lampade abbronzanti, molto pericolose per via dei rischi a livello epidermico. Poi, naturalmente, la pelle va sempre protetta dai raggi UV del sole: l’uso della crema solare, dunque, è una voce che non deve mai mancare in questa lista preventiva. Infine, è sempre meglio sottoporsi a una visita dermatologica annuale.

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Negli ultimi decenni, come per noi, anche per i nostri amici animali l’aspettativa di vita è notevolmente aumentata grazie ad un miglioramento dell’alimentazione e ad una maggiore attenzione alle cure veterinarie; ma,  inevitabilmente con essa, ad aumentare sono anche  i problemi legati alla “terza età” sia a livello fisico che comportamentale. Ogni proprietario vorrebbe il suo animale sempre giovane e sano, ma essendo ciò impossibile,  l’invecchiamento non va vissuto come una patologia, ma come un processo fisiologico naturale ed  inevitabile. Lo scopo di questo articolo è quello di aiutarvi a riconoscere i cambiamenti legati al passare del tempo, in modo da saperli affrontare e vivere anche questa fase della vita nel modo più sereno possibile. Innanzitutto vediamo quando considerare un animale anziano: generalmente  i cani di piccola taglia vivono più a lungo di quelli di grossa taglia, per cui per questi ultimi  la terza età inizia intorno ai 6 anni, mentre per un cane di piccola taglia o per un gatto verso gli 8 anni. Ovviamente questi dati generali vengono poi influenzati da fattori genetici, alimentari ed igienico-sanitari. Col passare del tempo il metabolismo inizia irrimediabilmente a rallentare per cui si  assiste  ad  una  graduale diminuzione della massa magra, a vantaggio di quella grassa con conseguente aumento di peso fino ad obesità. Sul muso inizieranno a comparire dei peli bianchi, il mantello diventerà  più ispido, opaco  e meno folto,  con  eventuali cambiamenti di colore. Nonostante l’andatura sarà più lenta e rigida, specialmente dopo il riposo o nel salire/scendere le scale, mantenere un certo grado di attività fisica sarà fondamentale, per cui il consiglio è quello di effettuare piccole passeggiate nell’arco della giornata, evitando le ore più fredde e quelle più calde e, in caso di pioggia, asciugare bene il cane al rientro in casa. Altri problemi tipici dell’invecchiamento sono  la perdita progressiva di vista causata dall’opacità del cristallino (cataratta) ed udito: il cane potrebbe iniziare a non rispondere più ai richiami o il  gatto a  non correre più, ad esempio, al  rumore dei croccantini in scatola, non sentire eventuali segnali di pericolo in quanto  più lenti  anche nei riflessi a stimoli esterni come suoni, richiami, oggetti in movimento; quindi per evitare  pericoli è necessario  usare sempre il guinzaglio nelle passeggiate all’aria aperta e, in casa, avvicinarsi all’animale con calma, facendosi preannunciare dalla voce e da una  carezza per non spaventarlo. Anche l’apparato digestivo subirà un invecchiamento col passare del tempo; molto spesso l’animale anziano mostrerà una certa tendenza alla costipazione per il rallentamento del transito intestinale che, al pari di altre funzioni, diventa più pigro oppure, al contrario, un minore controllo degli sfinteri che giustifica qualche “incidente” in casa o la necessità di una passeggiata in più durante la giornata. Altri problemi  comuni negli animali anziani sono gengiviti da tartaro e placca, che causano dolore, perdita di denti e quindi difficoltà ad alimentarsi; inoltre da una bocca poco curata possono originarsi gravi infezioni anche in altre parti dell’organismo (es. cuore). Il consiglio è quindi assicurarsi che il cibo oltre ad essere sano sia anche abbastanza morbido, dia un adeguato apporto calorico rispetto alle esigenze dell’animale ed eventualmente sia arricchito da sostanze che possono aiutare nella prevenzione di svariate patologie. Il Medico Veterinario saprà prescrivere infatti  eventuali integrazioni quali omega-3 che possono aiutare anche nella prevenzione di disfunzioni cognitive e malattie renali. È consigliabile inoltre frazionare la quantità di cibo quotidiana  in almeno 2-3 pasti al giorno , e stimolare a bere più acqua possibile con ciotole sempre pulite e fresche. Per prendersi cura di cani e di gatti anziani è opportuno effettuare visite di controllo dal Medico Veterinario almeno ogni sei mesi in modo da poter esaminare con eventuali indagini diagnostiche  possibili problemi più precocemente ed avere maggiori possibilità terapeutiche.

Dott.ssa Francesca Tornese – Medico Veterinario

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Febbre alta, mal di gola, raffreddore e problemi gastrointestinali. L’influenza è arrivata e sta costringendo a letto migliaia di persone ma, a quanto pare, il peggio deve ancora venire. Secondo le previsioni dei medici sentinella, il vero picco influenzale è atteso tra la fine dell’anno e l’Epifania. Molti italiani dovranno abbandonare il sogno di una vacanza al mare o in montagna e rassegnarsi a trascorrere le tanto attese festività sotto le coperte. Il Lazio, fanno sapere dall’Istituto Superiore della Sanità, è tra le Regioni più colpite. «In base ai dati che riceviamo dai medici di medicina generale, negli ultimi sette giorni l’influenza ha colpito 6 persone su 1.000 – dice Caterina Rizzo, medico epidemiologo dell’ISS – L’incidenza è maggiore nei bambini tra 0 e 14 anni». A Santo Stefano, al pronto soccorso del Bambino Gesù, sono arrivati oltre 450 bambini. Intanto nella Regione è in corso una incisiva campagna antiinfluenzale che ribadisce come la vaccinazione sia il migliore strumento di prevenzione. La Regione Lazio ha distribuito alle Asl circa un milione di dosi vaccinali. La risposta dei cittadini è stata positiva tanto che si è registrato un considerevole aumento di richieste di vaccinazioni. «Come Roma 1 abbiamo distribuito 181.000 dosi di vaccino antiinfluenzale – dice il direttore Uoc Asl Roma1, Roberto Ieraci – Il dato positivo è che le richieste aumentano anche da parte dei giovani. Sarebbe utile, a mio avviso, vaccinare contro l’influenza anche i bambini dai 6 mesi ai 5 anni». Ed in Basilicata invece?. Nella nostra Regione al momento le chiamate ai medici di base per l’emergenza non ha superato il 20%, dato però che dovrebbe essere in netta salita tra la fine dell’anno e l’Epifania, dove, secondo le previsioni, dovrebbero essere colpiti dal virus tre lucani su dieci. 

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