Un tempo girando per le campagne, dinanzi ai nostri occhi, apparivano paesaggi ordinati con campi coltivati, buoi che tiravano gli aratri, bestiame al pascolo, allevamenti di galline, vigneti ed uliveti pronti per la nuova stagione e il contadino che, sotto l’albero, si riposava al fresco delle fronde. Tutto un grande, bellissimo ricordo! Già, perché tutto questo non esiste più. Un grande danno perdere un settore così importante della nostra economia; settore che permetteva di vivere serenamente a tante famiglie che laboriosamente producevano per sé e per altri ottenendo un discreto profitto. Negli anni si è dato spazio ad un concetto assai strano quanto incerto, ovvero il posto fisso. Con questo miraggio effimero si sono spopolati interi territori ed è iniziata la deportazione di milioni di persone verso le metropoli e verso le fabbriche . Milioni di persone hanno abbandonato le loro vigne, le campagne, gli uliveti per sigillarsi tra le  mura di fabbriche rincorrendo i turni notturni e diurni ed abbandonando nei depositi agricoli tutti gli attrezzi che, quotidianamente, li accompagnavano nei lavori dei campi. Sono trascorsi anni, tanti anni in cui ognuno riteneva di aver raggiunto il benessere familiare convinti di aver fatto la scelta giusta ad abbandonare i campi che i loro antenati avevano lasciato in accudimento. Oggi, come per incanto, tutto l’effimero benessere raggiunto, sembra essersi dileguato sotto colpi di cattivi investimenti e orribili manovre finanziarie effettuate dal politico di turno e…all’improvviso appare lo spettro della povertà, la paura di non poter affrontare il domani. Per il contadino di un tempo era facile affrontare il domani; era il primo pensiero quando c’era da conservare il raccolto dell’annata. Ebbene oggi, Fare Ambiente Basilicata ritiene che sia più che mai necessario tornare a vivere da contadini, arare i campi, curare il vigneto ed allevare animali . E’ questa la scelta che salverà milioni di cittadini che, rifacendo un percorso a ritroso, dovranno ritornare alla terra degli antenati e recuperare le attività di un tempo. Aiutati da una tecnologia moderna e meno faticosa, un giovane potrà pensare al suo futuro con qualche certezza in più, portando sulla sua tavola materie prime genuine . Insomma è tempo di una contro rivoluzione sociale, di un ritorno al passato, di recuperare il tempo e l’esperienza degli antenati. Solo l’agricoltura può garantire il futuro a milioni di famiglie e serenità a tanti giovani in cerca di occupazione. Utilizzando i nuovi straordinari metodi di coltivazione con attrezzature moderne ognuno avrà del suo su cui contare riscoprendo il piacere di produrre e di essere utile a se stesso, alla famiglia e alla comunità. Fare Ambiente Basilicata ritiene che questa semplicissima ricetta potrebbe essere un’ottima soluzione anche per la Basilicata dove, terreni incolti, dormono abbandonati da ormai troppo tempo.
Patrizia Baccari
Coordinatrice Regionale Fare Ambiente Basilicata

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di Vincenzo Giuliano
Cosa dovrebbero dire e fare quei partiti e associazioni che si richiamano alla Dottrina Sociale della Chiesa in  una campagna elettorale ricca  di contraddizioni? Per prima cosa, prendere atto che i cattolici non possano  far parte di partiti-contenitore che sui problemi etici hanno scelto la indifferenza della politica,  spacciandola per rispetto dell’obiezione di coscienza, e costruire, dopo il 25 febbraio, una federazione di  partiti e associazioni  in cui la presenza politica  dei cattolici sia posta su basi chiare e valori condivisi, come condizione per poter affrontare cambiamenti e innovazioni.
La confusione più grande che regna in questi  contenitori  politici,  che in qualche modo si rifanno al cattolicesimo,  è data dal fatto che sono pronti ad allearsi con chiunque, anche con quelli che prevedono esplicitamente l’ampliamento della legge 40, il divorzio veloce, il riconoscimento delle coppie omosessuali. E su questo non hanno fatto mistero tante prestigiose figure del mondo cattolico ad entrare in  qualunque lista, anche con quelle  che alimentano il  moderno nichilismo. Come se la coscienza del cattolico in politica entra in gioco solo dopo aver scelto un partito mentre la scelta di un partito deve essere subordinata  ai presupposti del  rispetto della verità dell’uomo, di cui sono espressione i principi non negoziabili.
Su questi principi i cattolici sanno che non esiste compromesso o mediazione, perché la difesa della vita, della famiglia, della libertà di educazione sono  imprescindibili nell’impegno dei cristiani in politica.
La politica non è un compromesso tra interessi o opinioni: «quando si giunge di fronte alla grande porta dei fondamentali dell’umano, non è possibile il silenzio da parte di alcuno, persone e istituzioni»  bisogna contrastare ogni  radicalismo culturale e ideologico.
La seconda cosa è affrontare con determinazione il problema del lavoro e dell’occupazione.  E’ sotto gli occhi di tutti la gravità  che ha raggiunto nella nostra Regione il lavoro che manca, i posti di lavoro che vanno in fumo e  una nuova occupazione sempre più difficile da creare. La soglia della disperazione   è insostenibile  nei giovani, che riprendono ad emigrare,  e nelle famiglie   tragicamente chiuse nella loro condizione di impotenza.
Non vi è famiglia   che non abbia in casa un disoccupato! E quel che è peggio  è che  il problema del lavoro  non diventa l’ elemento centrale, unificante e  qualificante di tutta la politica regionale, nonostante le risorse umane, materiali ed istituzionali che la Regione dispone, neanche in questa campagna. 
Tutta la politica lucana non può sottrarsi al compito di chiedersi come mai a fronte di  tante risorse che si continuano a spendere,  i risultati siano ancora così negativi!
Una domanda che anche le forze di opposizione  devono porsi coltivando  e rilanciando, già da questa competizione elettorale, un progetto comune che partendo dalle specificità dei nostri territori si orienti verso il potenziamento dell’imprenditoria locale, la rivalutazione della micro e della piccola impresa, il recupero dell’artigianato, dell’agricoltura, lo sviluppo della cooperazione;  un progetto che miri ad utilizzare le opportunità materiali ed umane esistenti sul territorio, privilegiando in  tutti i suoi interventi, le attività ad alta intensità di manodopera.
Sarebbe questa la novità più grande di questa campagna elettorale che il maggior partito d’opposizione in questa regione  dovrebbe lanciare:  una proposta culturale, politica e sociale, alternativa  a questa sinistra-centro,   che partendo dai valori  della sacralità della vita umana contro ogni forma di relativismo etico,  promuova e pratichi  nuove idee di sviluppo che  combattano culture e pratiche di tipo assistenziale,   fonte di marginalità e subalternità politica ed economica della nostra regione.   
La Basilicata ha  urgente bisogno di un partito  attento e disponibile alla costruzione del Bene Comune,  che sappia far emergere una  classe dirigente,  matura politicamente, consapevole culturalmente,  attrezzata sul piano delle competenze delle professionalità politiche. 
 
* Presidente dell'Associazione Liberi e Forti                 

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Ennesimo caso di femminicidio in Italia. Un anno iniziato con un triste primato e a quanto pare terminerà cosi proprio come aveva avuto inizio. Il 2012 è stato segnato da una scia inarrestabile di donne martoriate per mano dei propri uomini. Ancora due donne uccise. Perchè? Non c'è un perchè, non ci sarà e non ci si deve neppure provare a trovare giustificazione alla mano criminale che infierisce contro una donna. Non trova comprensione il gesto cosi vile di un uomo che si accanisce sulla propria donna, sulla madre dei propri figli.

Ancora nel nostro Paese, succede a San Felice a Cancello, in provincia di Caserta, un uomo, Giovanni V., ha ucciso l'ex compagna a coltellate. Dopo un periodo caratterizzato da violente e continue liti.  I due, da qualche giorno, si erano lasciati e lei, Giovanna De Lucia, nata nel 1985 originaria di Maddaloni, con tre figli, era tornata a vivere con la madre. Alle 15 di ieri la tragedia.  Dopo l'ennesima lite, l'uomo ha colpito Giovanna ripetutamente alla schiena, al petto e alla gola con un coltello artigianale lungo 20 centimetri. I soccorsi del 118 sono intervenuti poco dopo e hanno trasportato la donna all'ospedale di Maddaloni. Invano, perchè alle 18 la signora è deceduta. L'assalitore, aveva cercato di togliersi la vita utilizzando lo stesso coltello con il quale poco prima aveva inferto i colpi mortali all'ex compagna. A pochi chilometri un altro caso di femminicidio nel giro di qualche ora. Nel primo pomeriggio di ieri, infatti, un'altra donna, sempre di 27 anni, è stata accoltellata dall'ex compagno all'addome, a Civitanova Marche. Mentre sangue di vittime innocenti viene versato, la ex ministro Carfagna e l'Avv Bongiorno provano a far passare la legge sull'inasprimento della pena per chi si macchia di questo orrendo crimine. La proposta prevede la pena dell'ergastolo per chi commette un femminicidio. A mio  parere, potrebbe esserci finalmente una svolta per la concreta lotta verso chi commette crimini efferati. Purtroppo il femminicidio è solo l'ultimo atto di violenza che la donna è costretta a subire, il quale inevitabilmente è l'epilogo triste di una vita di umiliazioni, dolori, soprusi, violenza. Mi sento come donna, ma soprattutto come criminologa, di appoggiare in pieno questa proposta e di schierarmi a fianco delle associazioni che lottano giornalmente per l'affermazione dei diritti delle donne. È divenuta una priorità difendere  il diritto alla vita. E' assurdo anche solo pensarlo, ma purtroppo è una realtà: dobbiamo difendere il diritto alla vita, perchè qualcuno può negarcelo in un momento che moltI chiamano: “raptus”, in un momento di follia. Difendiamo il diritto alla vita, e imponiamoci perchè non ci siano  giustificazioni a crimini efferati, sarebbe una ulteriore offesa alla donna un voler ad ogni costo sottovalutare il problema trovando scriminanti a quello che definiamo raptus. Purtroppo non esiste nessun raptus, le donne vittime dei propri mariti, conviventi, fidanzati, provengono da anni ed anni di violenza verbale, psicologica, fisica, da anni di umiliazioni e soprusi, da anni di dolore e che ormai, è noto, culminano con la morte. Quella stessa morte, mette fine ad anni di angoscia. Non possiamo far finta di nulla, non possiamo non parlare di emergenza, non possiamo sottovalutare il problema non possiamo paragonare il femminicidio ad un “semplice” omicidio. Sebbene hanno lo stesso triste ed ingiustificabile finale, hanno un iter completamente diverso. Una donna uccisa ha un passato comune a tutte le altre donne massacrate, una vita di inferno. Per chi si macchia di questo crimine orrendo, la giusta pena non può che essere l'ergastolo. L'inasprimento di pena affiancato da un impianto normativo ben strutturato che preveda  maggiore attenzione ai casi di violenza domestica e/o familiare su donne e minori è il giusto modo per contrastare e prevenire ogni forma di abuso e violenza. L'uomo che uccide la donna, cosiddetto uomo “normale” perchè ha condotto fino ad allora una vita senza aver commesso altri reati, non deve essere giustificato, perdonato, compreso. L'amore non è violenza, non è sofferenza. Fino allo sfinimento non ripeterò altro, l'uomo che picchia, umilia, offende la propria donna, la madre dei propri figli, non prova per questa amore ma solo possesso. Il possesso appartiene agli oggetti. Una donna non è un nostro trofeo non è il nostro oggetto da esibire.

 

 La redazione di Basilicata Notizie, è vicina a tutte le famiglie delle donne uccise nel corso di questo lungo e sanguinoso anno, il nostro conforto, la nostra solidarietà va a tutte le donne sole con il proprio dolore. Da qualche mese curo personalmente questa rubrica di criminologia, ampio spazio darò alla lotta contro la violenza sulle donne, mi soffermerò sempre su casi di abuso e violenza. Qualora qualcuno avesse bisogno di informazioni sui centri antiviolenza, o su come gestire situazioni di disagio, trovate la mia mail sui contatti della redazione, potete scrivere alla mia mail o a quella di qualsiasi collaboratore anche in forma anonima, vi forniremo tutte le informazioni utili. Denunciare è sempre la strada migliore ma sicuramente non la più semplice, anche per questo abbiamo creato questa rubrica. Auguro buone Feste a tutti. Il mio abbraccio alle persone sole, malate, alle donne che hanno perso il sorriso...a tutti gli auguri di un 2013 diverso.

 

Filomena Latronico

Esperta in scienze criminologiche ed investigative

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Il Criminal-Profiling comincia ad affermarsi  con lo studio degli omicidi seriali e dei serial-killer nel tentativo di comprenderne le dinamiche psicologiche e comportamentali. Il criminal profiling traccia  un profilo psicologico-psichiatrico del possibile reo, analizzando le informazioni raccolte sulla scena del crimine, gli elementi di acquisizione autoptica, la rigorosa ricostruzione delle modalità di accadimento del delitto, per fornire un aiuto investigativo senza alcuna pretesa di prova. La premessa fondamentale del profiling è che, sostanzialmente, il comportamento di un individuo riflette quella che è la sua personalità, quindi il comportamento di un criminale durante l’esecuzione di un reato riflette le sue caratteristiche personali e psicologiche. Il profiling ad oggi non è una “professione”. Si sono interfacciate diverse figure professionali per il ruolo di profiler, quali psicologi, psichiatri, criminologi, sensitivi e gli stessi appartenenti alle forze dell’ordine, ma nessuna di queste può garantire una conoscenza esaustiva in materia. L'attività di criminal-profiling ha una importanza rilevante nei crimini violenti, gratuiti o connotati sessualmente, quali l’omicidio, omicidio seriale, lo stupro, incendio doloso, attentati. John Douglas, agente dell'F.B.I., afferma che  il modo di agire di un serial killer si comprende dalla manipolazione, dominio, controllo. Il serial killer trae piacere dal terribile rito che a volte arriva a protrarsi per anni. Il modus operandi, ossia le modalità e i mezzi utilizzati dall'assassino seriale per uccidere, è tanto atroce quanto efficace. Per Douglas è necessario analizzare attentamente il comportamento del serial killer. L'autore distingue il modus operandi dalla "firma". Il modus operandi è il "comportamento acquisito", quello che l'assassino seriale fa nell'esecuzione del crimine, è dinamico e può evolversi nel tempo. La "firma", invece, rappresenta ciò che il soggetto deve fare per raggiungere "l'appagamento”, resta costante in ogni delitto e non varia negli anni. Gli investigatori devono lavorare sulla ricerca della "firma", non lasciandosi depistare dalle variazioni del comportamento messo in atto di volta in volta dall'assassino. Nell'ambito del modus operandi sono rimarcati l’efferatezza e crudeltà.
In assenza di un movente chiaro, l'unico indizio da sfruttare sono le vittime da questa osservazione si ricostruisce la storia dell'assassino, la sua vita e la sua identità. Il serial killer segue il suo “schema”, si muove sempre in ambiti ben precisi, in quelli, sceglie la vittima, l'aggredisce e la uccide. Colpisce, di solito, lo stesso genere di persone, quelle che rispecchiano certe sue fantasie. Le vittime, nella maggior parte dei casi, sono persone sconosciute, incontrate per caso, o se sono conoscenti, si tratta di una conoscenza superficiale. Le vittime dei seriali, sono  spesso persone deboli o emarginate, per lo più giovani donne o bambini. Il serial killer  crea un incontro con la vittima , creare un clima di confidenzialità e di intimità; può essere sorridente, gentile, molte volte ha un volto familiare e la sua futura vittima ha fiducia in lui, non può immaginare che dietro si nasconda un piano atroce. Solo dopo,  cerca il contatto fisico con la vittima, con un repentino mutamento dell'atteggiamento: strangolamento, strozzamento, soffocamento, uso di armi bianche. Questi  sono i modo più frequenti per infliggere sofferenza e morte. La vittima viene spesso occultata, nascosta, gettata in acqua, carbonizzata, il seriale non è pervaso da sentimenti di pietà e di compassione per le vittime, è sempre molto oculato a non lasciare tracce sul luogo del delitto, se accade è perchè ha raggiunto un tale livello di sicurezza e di impunità da diventare temerario, fino a sfidare apertamene gli investigatori.

Per eventuali approfondimenti rimando alla lettura della numerosa letteratura in materia, Una esaustiva lettura potrebbe essere : “Profilo criminale”, romanzo di Fabio Delicato, edito da Melagrana

Il criminal profiling non potrà mai prendere il posto di un’approfondita e ben pianificata investigazione, non potrà mai sostenere l’esperienza, la competenza e l’addestramento professionale del detective, ma costituisce un’arma in più nell’arsenale di coloro i quali devono combattere con il crimine violento.

H. Paul Jeffers

Approfondimento: http://www.edizionimelagrana.it/profilocriminale.html

Filomena Latronico

Esperta in scienze criminologiche ed investigative

 

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Le fictions tv ci hanno abituato ad una nuova terminologia: criminologia e criminalistica? Ma davvero sappiamo cosa sono e di cosa si occupano?

Preme sottolineare che ancora oggi la criminologia è alla ricerca della sua precisa identità, ma volendola definire in “pillole” la criminologia è quella scienza autonoma, multidisciplinare che studia il fatto-reato, il suo autore, le vittime, i vari tipi di condotta criminale, da cui consegue, poi, la reazione sociale, e le possibili forme per prevenire e contrastare i fenomeni delittuosi.

La criminalistica è l'insieme delle tecniche utili al procedimento penale. Si avvale della medicina, della balistica, della biologia, della chimica, tossicologia, ed altro. I criminalisti sono gli scienziati che, sulla scena criminis, effettuano tutti gli esami sui reperti di un caso. Merita precisare che questi non sono investigatori. Il criminologo, studia il fenomeno criminoso nella sua complessità, attraverso l'utilizzo di analisi criminali basate su comprovate metodologie scientifiche e statistiche.

Diciamo subito che questa figura in Italia comincia ad affermarsi solo negli ultimi anni, anche se siamo ancora ben lontani dall'immagine istituzionalizzata del detective americano o dell'agente di Scotland Yard . Questo dipende dal diverso sistema giudiziario che nel nostro caso, privilegia il momento inquisitorio a quello investigativo. Questo è rafforzato dal fatto che nel nostro Paese manca del tutto un albo professionale per il criminologo, spesso si tratta di una figura professionale, quale lo psichiatra, lo psicologo, il tossicologo,  che si occupano di applicazioni in ambito criminale. Il “criminologo”, però, può effettuare accertamenti peritali, che vanno  dal  riconoscimento degli stati mentali pre-delittuali, fino alla comprensione della volontà presente nella persona al momento in cui ha commesso il fatto. Inoltre ricerca i fattori predisponenti alla criminalità nell’ambiente sociale del reo, nelle circostanze che hanno condotto al reato, nella personalità dell’autore, nel suo bisogno di affermazione o nel suo bisogno di predominanza.

 

 

Filomena Latronico

Esperta in scienze criminologiche ed investigative

 

 

 

 

 

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