Il titolo è “Relazione annuale sulle attività svolte dal Procuratore nazionale antimafia e dalla Direzione nazionale antimafia nonché sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso”. Il periodo esaminato va dal 1° luglio 2013 al 30 giugno 2014. Il documento è stata presentato a Roma qualche giorno fa, dall’attuale procuratore antimafia Franco Roberti alla presenza del Presidente della Commissione Bicamerale Antimafia, Rosy Bindi. Ben 727 pagine per raccontare e delineare, approfonditamente, l’attuale situazione malavitosa in Italia. In particolare al Sud, la relazione è precisa e dettagliata. L’analisi su alcuni centri meridionali va da Bari, Lecce, Catanzaro, Campobasso, Cagliari, Caltanissetta, Catania, Messina, Napoli, Palermo, Salerno per finire a Potenza e Matera. In particolare per la Basilicata l’attenzione del Procuratore Roberti appare preventiva. Infatti pur non incisiva la presenza di grosse organizzazioni malavitose, non esclude che potrebbe richiamare l’attenzione di clan delle regioni limitrofe interessate dall’evoluzione economica sempre più fiorente soprattutto nel Metapontino, in settori quali il turismo e l’agricoltura e per le iniziative legate a Matera Città della Cultura 2019. Un risultato che si presenta positivo frutto di una accurata sinergia tra le procure di Potenza e Matera e i vari organi di polizia. Infatti proprio a pagine 148 del documento si legge “il risultato sicuramente più confortante ottenuto nel distretto di Potenza grazie ad una sinergica attività di contrasto condotto dall’Autorità Giudiziaria con le locali forze di Polizia, è stato sicuramente quello di impedire la ricostituzione degli storici clan, decimati da carcerazioni conseguenti a condanne divenute per lo più definitive; nonché dalla collaborazione proprio degli esponenti apicali degli storici clan”. In un territorio, quello Lucano, apparentemente tranquillo e privo di sanguinose emergenze come nei territori confinanti con la Puglia, Campania Roberti annota: ciò richiede un particolare impegno e sensibilità, dovendo contrastare anche una mentalità diffusa in qualche misura nelle istituzioni che tende a sminuire alcune manifestazioni criminali. Questa è una preoccupazione importante che il Procuratore Nazionale Roberti sottolinea, tenuto conto del fatto che negli ultimi anni la Basilicata ha visto una inversione economica importante con un incremento di insediamenti turistici, nuove aziende agricole, opifici manifatturieri che insistono in particolare sul territorio materano. “L’incremento delle attività di sfruttamento della ricchezza energetica del territorio e alle opere di miglioramento -  si legge nel documento -  della viabilità della rimanente parte della Basilicata, non possono che sollecitare l’interesse delle mafie locali”. “In questa ottica, continua, le iniziative turistico – economiche legate all’importante evento che interessa la citta di Matera nell’anno 2019 solleciteranno presumibilmente la vocazione affaristica della criminalità organizzata lucana”. La relazione non manca di annotare “importanti indagini effettuate nelle annualità interessate hanno evidenziato delle forme di stabile infiltrazione nel territorio della ‘ndrangheta calabrese”. Pertanto appare auspicabile da parte di Roberti un attento e continuo monitoraggio che contrasti pericolose infiltrazioni.


Oreste Roberto Lanza
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Ormai è prassi. Forse è una delle tante caratteristiche della nostra estate. Si è cominciato con la solita siccità al Nord e si è finiti con gli incendi al Sud. Brucia il Sud, brucia la Sicilia, brucia la Puglia e tanto per non essere da meno, brucia la nostra Lucania. Brucia Lauria, Maratea, Irsina, Rionero, Melfi. Il fuoco sembra non risparmiare neanche la valle del Sinni.  Un incendio tra le campagne di Senise e Sant’Arcangelo, pare aver interessato la tenuta Donnaperna sul lago di Montecotugno. Una Basilicata color rosso si potrebbe sentenziare frutto di alte temperature, ma probabilmente dove l’uomo ha fatto la parte da protagonista con comportamenti non tanto diligenti e attenti ma sicuramente con una vena di dolosità. Il bollettino della protezione civile conferma che “in Basilicata sono stati all’incirca 36 gli incendi, dei quali 22 sono dichiarati spenti, mentre gli altri 14 hanno bisogno ancora di continuo monitoraggio": tra questi, desta preoccupazione soprattutto quello di Castelluccio Superiore, dal momento che gli aerei non sono in grado di sorvolare la zona oltre le ore 18. L’incendio di grosse dimensioni è quello registrato a Lauria, dove il Sindaco Lamboglia, secondo quanto comunicato dall’ufficio dell’amministrazione, ha dichiarato lo stato di emergenza. Le fiamme oltre a salire verso il Castello Ruggero, hanno circondato il vicino Santuario dell’Assunta. Interi e diversi nuclei famigliari vengono ospitati presso l’Hotel Isola di Lauria. Ma a questo vanno annotati all’incirca 100 Comuni allertati dalla stessa Protezione civile a rischio di incendi. Al lavoro ben 11 squadre di vigili del fuoco, 154 unite impiegate, 2 Canadair che si sono spostati da un evento all’altro in relazione alle esigenze manifestate dai Comuni interessati; insomma una situazione che ogni anno diventa difficile da prevedere e soprattutto da gestire. Un’amministrazione regionale di concerto con gestioni comunali deboli e inefficienti, come sempre mostrano i propri limiti e storiche difficoltà nella gestione dell’ambiente e del proprio territorio. Fra qualche giorno avremo il conteggio preciso dei danni e degli ettari di proprietà agricole che hanno subito notevoli pregiudizi con seri danni all’agriturismo in generale. Come si dice si butta solo acqua sul fuoco. Tanto danaro pubblico nazionale e regionale speso soltanto per spegnere incendi voluti e perpetrati, molto probabilmente dalla lucida volontà dell’uomo che poco ama il suo territorio. Non conosce le vere risorse e le grandi qualità anche economiche del paesaggio in cui vive. Ma due cose vanno sottolineate. Come al solito mancano gli uomini competenti, mancano le persone che controllano il territorio e che vigilano su comportamenti anomali delle persone. Su questo andrebbe fatta una disamina sulla legge di accorpamento della guardia forestale nell’organico dei Carabinieri. Controllare, vigilare ed educare. Sembrano questi i punti fermi da rendere operativi per non trovarci ogni anno a dibattere di un problema che non dovrebbe esistere. E poi, come diceva Giulio Andreotti “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. Dopo aver speso tanto danaro pubblico per spegnere gli incendi, poi si dovranno spendere quelli per rimboschire i boschi incendiati. Quindi altro danaro pubblico e soprattutto assunzioni a tempo per fare il lavoro. Non è questo il progetto finale dei tanti “progettisti” di questa solita estate di color rosso fuoco?

Oreste Roberto Lanza
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Lo Spirito delle Campagne Elettorali è senza dubbio da sempre una battaglia a suon di parole, ma mai come negli ultimi tempi così pesantemente mortificato e sgradevole. Trump e Clinton ne sono stati un esempio durante l’ultimo periodo, ma non certamente un modello da imitare alla lettera. Ed è così che le piazze gremite di gente diventano un palcoscenico all’aperto, alla pari di un teatro ove lo spettatore più che prendere atto di un programma, assiste, con immensa attenzione alle esposizioni dei più deplorevoli pettegolezzi. Non è questo lo spirito delle campagne elettorali, ove il cittadino coscienziosamente e liberamente prende atto e decide, a volte con critica dura, a volte confusamente inibito tra chiacchiere inutili e controproducenti. L’accanimento generato da rabbia repressa e desiderio di conquiste genera una “caduta di stile”, il candidato spesso non lo intuisce, ma l’elettore si e decide. La politica è una cosa seria e chi ci mette la faccia, dovrebbe allo stesso modo assumere l’atteggiamento e la compostezza degna di lodevole considerazione. Un tempo le donne al mercato e al lavatoio si contendevano il posto in questo modo, oggi queste figure sono scomparse. Facciano in modo i candidati di turno ad evolversi alla pari, soprattutto e tenendo conto che si può essere competitivi in modo corretto, senza scivolare così in basso sfiorando il grottesco.

Marina Riviello

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La sensazione forte di molti è che la tornata elettorale amministrativa, che ha interessato alcuni comuni del Potentino e solo alcuni nel Materano, non sia portatore del tanto agognato cambiamento. Le “voci di dentro” lasciano intendere soliti pensieri gattopardeschi “cambiamo per restare come eravamo”. Eppure il desiderio di cambiare è forte ma la politica non riesce a far decollare una Regione dalle molteplici possibilità, che esprime per pochi “intimi” il proprio potenziale, dove si cambia solo il Santo ma usando il solito vecchio percorso. Si ha la sensazione che la politica continui ad essere ingabbiata e ostacolata dalle solite manovre sottobanco da poteri forti e da coloro che avendo molta più ricchezza del popolo, la investono per fini utilitaristici e sempre a danno del territorio e della comunità. Qualcuno in queste ultime ore ha vociferato la solita canzone “niente sotto il sole” per lasciare intendere che i prossimi cinque anni, le nostre comunità faranno fatica a vedere la luce perché lungi ancora dall’uscire dal lungo tunnel. Eppure le risorse della Lucania, in particolar modo di questo fazzoletto di terra su cui si adagiano silenziosi e produttivi paesi, sono tante con possibilità enormi di poter incentivare sviluppo economico da diventare strutturale offrendo una concreta ragione di opportunità per i giovani a restare nel luogo natio. Il cambiamento tanto sventolato pare essere soltanto la solita favola per rubare emozioni, passioni e giuste illusioni a questi giovani, che, dopo lungo studio fatto di sudore e sacrifici dai propri genitori, vogliono veramente mettere le mani sull’innovazione, sul rinnovamento aggiornando e migliorando il modo di essere e agire di questi atavici nostri territori. Ma i poteri forti continuano nell’operazione illusione durante la campagna elettorale, per poi disilludere quando ci si accorge che la situazione poco cambia rispetto a prima. Un dato di fatto che pare essere emerso nei comizi, nelle discussioni e quant’altro è l’assenza complessiva di una visione vera. Nulla si è detto veramente su cosa fare nei prossimi lustri, invece si è attardati sulla semplice ordinarietà quotidiana di una strada da asfaltare o di un segnale stradale da cambiare. Ci sono stati coloro che hanno inventato dei forum dove si è parlato di ambiente, solidarietà e prospettive turistiche, ma i sordi erano in maggioranza e molti di essi poco inclini veramente a capire. Ci sono stati quelli che si sono scontrati su spiccioli di euro, dimenticando che l’unica ragione di esistenza per un piccolo borgo è cercare l’incontro e l’accordo con gli altri paesi, cercando di valorizzare i pochi euro che affluiscono nelle casse comunali soltanto dalle tasse della povera gente. Ci sono beni archeologici e storici che potrebbero essere valorizzati soltanto se il Comune se ne appropriasse con il contributo del ministero dei beni culturali. C’è l’acqua, ci sono le dighe, ci sono i passaggi ferroviari dismessi, c’è una storia culturale religiosa fatta di monumenti e strutture da valorizzare. C’è la storia di questa terra raccontata con vari attrattori non sempre ben pubblicizzati e valorizzati con una cornice di strutture ricettive. C’è la storia della gastronomia che dovrebbe diventare bene economico strutturale invece di finanziare a fondo perduto solite sacre senza senso e per fini elettoralistici. Invece siamo per il petrolio, per i rifiuti, per le pale eoliche che acusticamente inquinano e quanto altro che producono ricchezza non alla comunità ma al singolo già forte economicamente. Restano le domande, le solite domande che continueranno a galleggiare in un angolo della nostra infinita speranza di ricevere giuste risposte sul perché la Basilicata ha ancora margini alti di povertà, una media di reddito la più bassa a livello nazionale. La disoccupazione in quota a 15-64 fa registrare un dato, che oscilla mediamente intorno al 12 per cento nel 2016. Il tasso di disoccupazione giovanile 15-24 anni si aggira, comunque, su percentuali del 47 per cento. Allora ancora una volta diciamo di aspettare 100 giorni per verificare con il desiderio di essere noi una buona volta a sbagliare di aver detto tutto questo.

Oreste Roberto Lanza

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L’attenzione degli ultimi mesi da parte del mondo politico, sociale e civile si è rivolto sul tema se le vaccinazioni obbligatorie fossero necessarie o meno. Probabilmente appare necessario parlarne con verità e urge in ogni caso fornire uno spunto storico della materia. La vaccinazione è considerata una delle più importanti scoperte scientifiche in ambito medico ed una risorsa capace di aumentare la speranza di vita della popolazione umana. Il meccanismo di azione dei vaccini si basa sulla capacità di ogni individuo di attivare processi di difesa nei confronti di agenti patogeni in seguito alla somministrazione di piccole quantità di agente infettivo inattivato. L’innalzamento dei livelli di difesa nei confronti del virus consente una pronta risposta immunitaria al momento del contagio vero e proprio. Detto questo nell’ultimo periodo si sono creati come succede spesso nella nostra malandata Italia due correnti di pensiero. I favorevoli e i contrari. O come vengono definiti meglio i sostenitori o i detrattori. I primi, favorevoli alla vaccinazione, sostengono che, in assenza delle vaccinazioni, malattie ormai debellate potrebbero diffondersi nuovamente, provocando rischi anche gravi, fino alla morte. I secondi, cioè gli oppositori di tale pratica, invece, considerano i rischi associati ai vaccini maggiori dei benefici da essi apportati. Dalla letteratura medica e dalle osservazioni di medici preparati e fedeli al giuramento di Ippocrate, emerge che la vaccinazione è un fondamentale intervento di sanità pubblica, che si prefigge di proteggere da malattie gravi o potenzialmente letali sia l’individuo che la comunità. Le 12 vaccinazioni obbligatorie sono: anti-poliomielite, antidifterica, antitetanica, antiepatite b, antipertosse, anti-haemophilus influenzae b, antimeningococcica b, c, antimorbillo, anti-rosolia, anti-parotite, antivaricella. Da una lettura di pagine di storie e di documenti a tal riguardo emerge che la pratica della vaccinazione viene fatta risalire al 1796 al medico di campagna Edward Jenner, medico e ricercatore ingleseche aveva osservato che i mungitori delle vacche, che avevano superato il vaiolo bovino contratto durante il lavoro, non si ammalavano più di questa malattia o solo in forma lieve. Egli mise a punto una tecnica che consisteva nell’inoculare ai sani il materiale pustoloso di casi di vaiolo lieve, nella persuasione di ottenere una malattia a lieve corso capace di conferire una solida e duratura immunità contro tutte le altre forme di malattia. Con il progresso della ricerca medica tutto questo è avvenuto ed il vaccino è stato in uso fino a quando è scomparso il vaiolo. Anche contro la sifilide fu ipotizzato un vaccino che non ebbe successo.Studi successivi e ricerche approfondite hanno permesso la messa a punto di vaccini che hanno debellato e fatto scomparire alcune malattie come la poliomielite. Il piano vaccinale 2017/2019(dice. “Il nuovo Piano, oltre alle vecchie vaccinazioni, contro difterite, tetano, polio, epatite B, Hib, pertosse, pneumococco, morbillo, parotite, rosolia, meningococco C nei nuovi nati, HPV nelle ragazze undicenni e influenza nei soggetti di età ≥65 anni introduce le vaccinazioni anti-meningococco B, anti-rotavirus e antivaricella nei nuovi nati, estende la vaccinazione anti-HPV ai maschi undicenni, introduce la vaccinazione antimeningococcica tetravalente ACWY135 e il richiamo anti-polio con IPV negli adolescenti; prevede le vaccinazioni anti-pneumococco e anti-Zoster nei sessantacinquenni”.), sostenuto anche dalla Direttrice Generale dell’OMS d’Europa, prevede la eradicazione del morbillo e della rosolia dal nostro Paese. Il piano globale vaccinale, varato dal Ministro della Salute, sostenuto da un piano individuale di programmazione vaccinale, è basato sulla situazione epidemiologica del Paese, come avviene in Austria, Francia e Germania. Gli effetti collaterali con danno alla persona sono rari ed il rapporto rischio- beneficio è molto favorevole, anche se nessun farmaco è sicuro al 100%. Il punto è, oltre ad essere una responsabilità sociale, la vaccinazione consente un grosso risparmio in termini di spesa pubblica. Infatti le cifre dicono che sia più costoso non vaccinare che vaccinare dal momento che le vaccinazioni sono l’unico strumento per impedire la diffusione di malattie infettive gravi.Nel mondo, altri paesi hanno optato per l’obbligo vaccinale, come Francia, Portogallo, Belgio e Grecia. Altre nazioni, come Regno Unito e Finlandia, hanno deciso di rendere volontaria la scelta, seppur accompagnata da una elevata propaganda e offerta. Gli USA, il Canada e parte della Germania, hanno deciso di non sanzionare chi non vuole vaccinarsi ma per l’ammissione scolastica è necessario un certificato di vaccinazione. In Italia in particolare si è registrata una offerta vaccinale piuttosto etereogenea con un crollo delle coperture per quasi tutte le vaccinazioni negli ultimi 10 anni. I dati sono dell’ Adnkronos”, del 19 giugno 2015,“Vaccini: in Italia a 'macchia di leopardo', ma ci si ammala meno, e la rivista Nostrofiglio del 3 febbraio 2015 dal titolo “Crollo delle vaccinazioni obbligatorie ai bambini. L'Oms richiama l'Italia”. In ogni caso vaccinarsi è necessario ma le istituzioni negli ultimi anni qualche errore probabilmente l’hanno commesso. Qualche anno fa anche in Basilicata fu sospesa la somministrazione di vaccini antinfluenzali a causa di un farmaco che aveva provocato addirittura delle morti a livello nazionali. Era il 2014 quando ci fu un crollo verticale di vaccinazioni. Nel 2015 in concomitanza dell’aumento delle popolazioni le coperture vaccinali pediatriche a 24 mesi hanno fatto registrare l’andamento in diminuzione in tutta Italia. Allora qual è il problema? I soliti grandi gruppi, i grandi interessi di centri di potere che vogliono non far vaccinare la popolazione?

Oreste Roberto Lanza

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Mi è sempre piaciuto documentarmi su quello che accade, cercando di farmi un'idea, il più possibile vicina alla realtà, sui fatti che accadono intorno a me. Non è facile, ma basta leggere le notizie e le informazioni che sul web ci sono e l'idea emerge quasi sempre chiara. Per dire che ogni iniziativa che viene messa in cantiere nei nostri paesi, nel nostro territorio, nella nostra Regione, va letta attentamente cercando di capire il senso e soprattutto dove si nasconde la verità. Tutti noi ricordiamo il primo probabile attrattore che nacque in Basilicata. Fu quello del parco della Grancia situato nel territorio di Brindisi di Montagna. Le pagine di storia Lucana raccontano che nel 1999 nasceva questa iniziativa per opera di Giampiero Perri e Oreste Lopomo, ispirati dallo spettacolo Puy de Fou di J.F Touillard in Francia, nella regione della Vandea, decisero di riscattare le vicende del brigantaggio lucano. Una location unica nel suo genere, situata a valle tra i monti di Brindisi di Montagna, attrice essa stessa dello spettacolo assieme a circa 450 interpreti, per lo più non professionisti ma volontari di età compresa tra i 6-75 anni con uno staff e collaborazioni internazionali: Jean Francois Touillard, Officina Rambaldi, Lucio Dalla, Michele Placido. Il territorio si prestava per via proprio di una vicenda di brigantaggio post-unitario avvenuto proprio a Brindisi di Montagna e legata alla figura del capobanda Paolo Serravalle, nativo di Mangone in provincia di Cosenza che frequentava il circondario avendo fatto il vigilante alla Grancia. Ogni anno dal 1999, con una programmazione che copre i mesi estivi, nel parco della Grancia rivive la storia della rivoluzione lucana, vista per molti anni come una storia di banditi, di criminali, idea molto lontana dalla realtà del popolo lucano. Il brigante fu un eroe in questa terra, unico capace di difendere la popolazione. Una grande invenzione che ha fatto conoscere gli ambienti, le costumanze, il territorio di questi luoghi attraverso la storia vera. A questa iniziativa si sono abbinati strutture recettive per poter accogliere il flusso di gente che nei mesi estivi arriva nel parco attratti dal racconto e non solo. Dopo tanti anni qualcuno ha capito che forse è questa la strada e ha pensato di percorrerla però senza un’idea precisa e un programma fattivo. Per questo negli ultimi anni più che attrattori veri e propri si sono create delle forme di attrazione estemporanee che hanno visto flussi di danaro spesi in forma speculativa e per dirla in gergo buttando solo fumo negli occhi della gente. Raccontando pare vicende della storia antica non sempre allineati con i riscontri oggettivi del periodo narrato. È senza strutture di accoglienza. Eppure la Lucania è in sé per sé il vero attrattore che nessuno capisce. Il territorio ha attrattori naturali. Per dirne una la ciclovia Potenza-Laurenzana, il vero macro attrattore meraviglia d’Europa. Un tratto ciclabile spettacolare ed entusiasmante insieme a quello della dismessa ferrovia Potenza-Abriola-Calvello-Laurenzana, trasformata a ciclovia solo nel territorio di Pignola, perché lì un Sindaco ha deciso che quella utilizzazione sarebbe stata utile eredditizia. Passeggiare su questa strada si può ammirare l’incantevole bellezza della Lucania. Le pagine di storia raccontano anche di come 30 anni fa questo tratto ferroviario era linea principale della ferrovia che collegava la città di Potenza con il paese di Laurenzana oltrepassando i centri di Pignola, Abriola, Anzi, Calvello e superando, con un percorso ardito degno di una ferrovia di montagna con numerosi ponti, gallerie e tornanti, le difficoltà morfologiche e orografiche dell’appennino della zona. Un tragitto dove, come raccontano molti, si ha un’essenziale percezione del paesaggio che si attraversa con il movimento del treno stesso.La vicinanza a paesi semplici, umili, fortemente attaccati alle proprie tradizioni che ne fanno quindi cultura grazie anche alle notevoli manifestazioni d'estate con la riscoperta degli usi e costumi legati anche alla gastronomia locale potrebbe diventare un altro vero attrattore utile all’economia stabile di questa regione. Un attrattore naturale senza invenzioni di comodo con l’intendo di sperperare danaro pubblico.

Oreste Roberto Lanza

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“Quid est Veritas?”, cos’è la verità, chiede Pilato a Gesù. Gesù non replica perché la risposta è “Est vir qui adest”, è l’uomo che ti sta di fronte. Questo dovrebbe essere il pensiero essenziale della nostra vita, della nostra quotidianità, del nostro passato, presente e futuro. Ricercare la verità come idea predominante del nostro cammino di vita. Il nostro unico pensiero di una giornata. La verità indica il senso di accordo o di coerenza con un dato o una realtà oggettiva, o la proprietà di ciò che esiste in senso assoluto e non può essere falso. Nel dizionario Treccani, la verità viene considerata come il carattere di ciò che è vero. Per Platone la ricerca della verità necessitava di un impegno serio e severo, di una assoluta attenzione, di un uso assiduo di esercizi, e soprattutto di una giusta disposizione di animo. Proprio così. La ricerca della verità ha bisogno di un impegno serio ma soprattutto di un animo pulito e predisposto a dire la verità. Èda tempo che molti, ancora pochi, stanno riscoprendo chi l’esigenza, chi il desiderio e tanti altri il dovere morale di dare alla verità il fondamento stabile di una vita normale che è e non può non essere. La storia del nostro passato è il punto di partenza per ricercare la verità. Nel 2012 Luis Moreno Ocampo, procuratore capo della Corte penale internazionale dell’Aia accolse la domanda che chiedeva l’apertura di un’inchiesta per la morte di Lodovico Tiramani, milite scelto della Guardia nazionale repubblicana, e di altri quattrocento appartenenti alla Repubblica sociale, trucidati dalle bande partigiane. Ipotesi di reato, genocidio.Prelevato nei pressi della sua abitazione a Rustigazzo, in provincia di Piacenza nel luglio del 1944, da un gruppo partigianodella brigata Stella Rossa, fu processato e condannato a morte senza un giudice, senza un comandante partigiano e senza una sentenza a verbale. Fu fucilato poche ore dopo neipressi del Monte Moria. Segui la profezia malinconica di Piero Buscaroli, uno dei più importanti musicologi del Novecento, che sentenziòche la memoria degli sconfitti del 1945 sarebbe stata per sempre condannata all’oblio. Ma grazie ad Ocampo ciò non si avvererà. Nel suo libro “dalla parte dei vinti”, edito da Mondadori,  propone una lettura alternativa della storia del Novecento, partendo appunto dalla prospettiva dei vinti del Secondo conflitto mondiale.Vengono così rievocati i massacri partigiani dopo la fine della guerra, taciuti dalla storiografia ufficiale prona al volere dei vincitori e una serie di episodi noti a pochissimi per il medesimo motivo. Un volume che non può lasciare indifferenti, per gli argomenti trattati che risultano scottanti per la mentalità perbenista di una certa sinistra ancorata al mito resistenziale. Pagine di verità indispensabile per chi vuol conoscere la Storia del Novecento al di là delle semplificazioni. Per non parlare del libro di Roberto Beretta “Storia dei preti uccisi dai partigiani”. Il giornalista di Avvenire riesce a ricostruire ben 129 omicidi  avvenuti tra il 1944 ed il 1947 prevalentemente in Istria, Emilia e Romagna, da parte di estremisti comunisti a seguito degli eccessi ideologici della Resistenza. Una verità mai detta e mai conosciuta dai tanti. Ma la verità va ricercata anche in un passato ancora più lontano datata 17 marzo 1861. La verità mai detta sulla farsa dell’Unità d’Italia e sul primo campo di concentramento creato nella fortezza di Fenestrelle in provincia di Torino. Il libro di Pino Aprile “Carnefici” ben racconta con carte alla mano le verità non dette di una storia scomoda per i corruttori e i massoni del tempo che letteralmente strapparono la dignità, l’animo e la libertà degli uomini del Sud. E la verità sui Briganti, sulle Brigantesse e le donne dei Briganti. Per non parlare di come la verità continua ad essere nascosta e taciuta nella nostra quotidianità sui tanti documenti, avvenimenti e conflitti a livello mondiali. Diceva Anna Frank “la verità è tanto più difficile da sentire quanto più a lungo la si è taciuta”.Penso invece che nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario. E i rivoluzionari sono quelli che restano in piedi anche dopo la morte.

Oreste Roberto Lanza

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La storia deve essere composta di fatti veri che a torto o a ragione devono dire quello che realmente è avvenuto nel tempo. Per dirla con Giampaolo Pansa anche i vinti devono parlare e testimoniare. In un giusto processo vinti e vincitori devono avere gli stessi spazi di contradditorio. Ecco perché il 17 marzo del 1861 non ci fu l’unità d’Italia.La domanda sorge spontanea.Si trattò di annessione o unificazione?. Il giorno che,secondo l’epopea risorgimentale, la penisola italica, in special modo il Meridione, fu liberata dallo straniero ed oppressore grazie  alle abilità politiche di Camillo Benso conte di Cavour e a quelle militari dell’eroe dei Due Mondi, Giuseppe Garibaldi, l’uomo che a capo di mille uomini e 3 cannoni riuscì a sbarcare in Sicilia e da lì fa capitolare strada facendo, e nel giro di pochi mesi, il Regno delle Due Sicilie con il suo esercito di 30.000 effettivi è un autentica impresa, o forse c’è bisogno di integrare il racconto con qualche altra informazione? Il Regno delle Due Sicilie, lungi dall’essere una nazione arretrata e governata dallo straniero, era uno Stato legittimo, sovrano e indipendente sin dal 1734-35, quando era ancora diviso nelle due corone di Napoli e Sicilia. Con i Borbone, il Sud divenne insieme all’Inghilterra e alla Francia il Paese più florido d’Europa, tanto da far  dire allo scrittore francese Stendhal nel 1817: In Europa ci sono due capitali: Parigi e Napoli”. Il regno delle Due Sicilie vantavavari primati, tra cui la costruzione della prima ferrovia italiana, la prima illuminazione a gas in una città italiana, il primo ponte sospeso in ferro in Italia,il ponte borbonico Real Ferdinando sul Garigliano, il primo museo al mondo (Museo di Capodimonte), la prima fabbrica di locomotive e materiale ferroviario d’Italia, la prima Nazione a effettuare la raccolta differenziata (c’è nella “ collezione delle leggi e dei decreti del Regno delle due Sicilie, il decreto 3 maggio 1832  n°21 del Re Ferdinando II di Borbone che parla di differenziata in particolare per il vetro che veniva recuperato e riciclato dalle numerose vetrerie presenti nel regno) e a costruire edifici antisismici, il primo osservatorio astronomico italiano, il primo telegrafo in Italia, la prima assistenza sanitaria gratuita, la prima assistenza pensionistica. Allora perché invadere il Regno delle Due Sicilie?Il discorso è lungo e complesso, tortuoso perché avrebbe bisogno di guardare al momento politico europeo del tempo. L’Unità d’Italia non arrivò come moto di popolo come sublimato da Giuseppe Mazzini. Si arrivò percorrendo la via militare sostenuta dai governi di Francia e Inghilterra e accettata dalle classi dominanti. Un intrigo internazionale opera del gabinetto inglese, mentre la fase operativa fu affidata all’esercito francese, il quale batté sulla pianura lombarda quello austriaco, la cui sconfitta schiuse le porte dell’Italia intera all’invasione sabauda.Accanto ai militari che prendevano possesso del paese si mosse la cosca degli speculatori di cui Cavour si era circondato nell’infondato convincimento che la speculazione assecondasse la crescita economica. Camillo Benso di Cavour non fu mai un vero italiano, né un patriota. Non girò mai l’Italia. Non fu mai a Palermo e a Napoli, non vide Roma che voleva come capitale d’Italia al solo scopo di non lasciare spazi all’azione di Mazzini e dei repubblicani. Però visitò Londra e anche Edimburgo, capitale della massoneria. Tanto per dirla tutta.Ma per saperne di più basta leggere il libro di Nicola Zitara, giornalista salernitano dal titolo “L’invenzione del mezzogiorno – una storia finanziaria”.Perché invadere il regno delle due Sicilie?Ormai è fatto notorio. Il Regno di Sardegna era gravato da un enorme debito pubblico. I Piemontesi, che avevano scarse risorse economiche, cominciarono a stampare banconote senza la corrispondente riserva monetaria e, perciò, con l’acqua al collo i Savoia pensarono che fosse cosa buona e giusta conquistare un Sud dove circolava soltanto denaro in oro e argento e in cui non vi era debito pubblico. Il Regno delle Due Sicilie possedeva una quantità di oro pari al doppio dell’oro di tutti gli altri stati della penisola italiana messi insieme, 60 volte superiore a quello dei Savoia.Non a caso appena entrato a Napoli il buon Re galantuomo provvide a saccheggiare il Banco di Napoli di tutto il suo oro.Qualcuno ricorderà le parole di un certo Carlo Bombrini, amico di Cavour e direttore generale della Banca Nazionale nel Regno d’Italia, istituto di diritto privato ma con le pubbliche funzioni di Tesoreria dello Stato. Ebbe a dire circa i Meridionali che “Non dovranno mai essere più in grado di intraprendere”, e infatti da proprietario della Ansaldo fece in modo che la concorrente Pietrarsa fallisse. La prima officina ferroviaria delle Due Sicilie e dell’intera penisola, voluta da Ferdinando II appena salito al trono. Tutte le industrie del Sud fossero smantellate e che si potenziasse la rete ferroviaria al Nord ottenendo la maggior parte dei finanziamenti. Fu smantellato il porto di Salerno per essere ricostruito a Genova in modo da far concorrenza ai cantieri di Castellammare di Stabia, la chiusura delle scuole al Sud per ben 15 anni .Un popolo ignorante si domina meglio. Da qui nacque la questione meridionale per risolvere la questione settentrionale.La Storia stravolta e nascosta non termina qui però, perché c’è il capitolo degli stermini.Le stragi più efferate: quelle che furono condotte a Bronte, Montefalcione, Pontelandolfo e Casalduni. Coloro che si opponevano all’esercito sabaudo, come contadini e gli stessi soldati dell’ex esercito siciliano, che oggi sarebbero definiti “partigiani”, furono allora etichettati come “briganti”, fuorilegge da mettere a morte con i cui corpi senza vita e le teste mozzate si fecero fotografare i carabinieri e i bersaglieri. I fautori dei massacri, quali Cialdini e Nino Bixio (conosciuto come “la belva” tra i contadini del Mezzogiorno) furono autori di crimini contro l’umanità che lo Stato Italiano ha eletto a eroi e Padri della Patria. A Fenestrelle,chiamata la “Siberia d’Occidente”, località in provincia di Torino, fu edificato un forte utilizzato come campo di concentramento per “briganti”, ed oggi fa parte della lista dei monumenti nazionali. Su Fenestrelle c’è molto da leggere e studiare. In questa ipocrisia, in questa non verità a farne le spese, come sempre, fu la gente comune, quella gente che cercava libertà e soprattutto dignità: i briganti.Una storia dura, una storia di sangue che merita verità. La riflessione è quella di continuare a studiare, a ricercare e a diffondere consapevolezza e orgoglio e metterci in fila lungo la strada che porterà alla costruzione di un monumento alla memoria ritrovata. Dobbiamo amici miei squarciare questo quadro di storia fatto solo di menzogne.

Oreste Roberto Lanza

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L’8 marzo, festa per le donne e non delle donne. Festa per tutte quelle che soffrono perché sanno amare, perché vogliono un destino diverso per la loro intelligenza, perché sanno dare un tocco diverso alla vita, sanno abbinare ottimamente colori vivaci ad una giornata cupa e spenta e senza un dovuto riconoscimento. La donna per secoli ha vissuto in una situazione di subalternità. Questo ha fatto esplodere nel suo animo una volontà di emancipazione e di uguaglianza con l'uomo. Tutte le dichiarazioni dei diritti dell'uomo proclamano questa parità. Ma nella realtà, è davvero così? Purtroppo no. Non è sufficiente la volontà di emancipazione. Bisogna cambiare le premesse della società in cui si vive. Già nel medioevo la donna era totalmente succube prima del padre poi del marito. Con l'era dell'industrializzazione si ha l'ingresso della donna nel mondo del lavoro. Ciò è stato l'inizio della sua emancipazione. Ma, nonostante il "progresso" della civiltà in tutti i campi, la donna è ancora troppo spesso utilizzata come oggetto. Una risorsa esaltata ma emarginata nei momenti importanti. Considerata ma controllata e abbandonata nei momenti necessari della quotidianità. Ci sono paesi della nostra nazione, soprattutto del nostro Sud, dove l’anacronistico vociferare ancora intona quello sporco pensare la donna serve a fare figli e lavare i piatti. Ci sono angoli delle nostre comunità civili dove lo sguardo verso la donna si posa sempre e con prevalenza verso quelle parti lussuriose del proprio corpo perdendo di vista il valore fondante dell’ascoltare e di guardare negli occhi una passione ed una emozione. E’ la giornata da dedicare alla riflessione, al pensare e anche un po’ al silenzio.Alle mamme, alle figlie, alle lavoratrici o semplicemente alle donne comuni che ogni giorno svolgono piccoli ma grandi gesti. Basta ai grandi titoli di giornale alle grandi manifestazioni, alle gride e alle esaltazioni che in fin dei conti nulla hanno prodotto nei confronti delle stesse donne. Serve normalità e semplicità, un attimo di rispetto, di comprensione e anche il profumo di un solo fiore come gesto e non come apparenza. Serve dire la verità e serve anche scrollarsi di dosso questa inumana competizione frutto di un aberrante conflitto di classe voluto e generato da noi uomini dal 1968. Serve pensare di riconciliarsi. Serve per cercare il tempo per nuove idee, di essere creativi, e di essere soprattutto coraggiose. Non servono le quote rose o altri messaggi subliminali. Serve essere seri e comprendere che anche le donne, come gli uomini, hanno commesso errori. Noi uomini abbiamo commesso l’errore di considerare un angelo di vita un semplice oggetto da addomesticare. L’8 marzo 2017 deve essere per tutte le donne l’inizio di una grande avventura. Una sfida a ritrovarsi nella verità e nell’umiltà. Di volere le cose naturali che il creatore ha messo a loro disposizione. L’uomo in tutto questo può dare una mano, pensando in verità senza di loro non si può vivere.

Oreste Roberto Lanza

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